Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a pratiche di asportazione totale o parziale dei genitali femminili esterni per motivi non medici, ma legati a norme sociali e tradizioni. Benché siano universalmente riconosciute come una violazione dei diritti umani, le mutilazioni genitali femminili continuano ad essere praticate in molti paesi. Le norme che vietano queste pratiche risultano spesso insufficienti a contrastare usanze e tradizioni estremamente radicate. In molte aree, soprattutto del continente africano, permane un forte stigma nei confronti delle donne non sottoposte a MGF. In alcune culture, se un uomo scopre che la futura sposa non è stata sottoposta alla modificazione considerata appropriata nella sua comunità, può accadere che rifiuti di prenderla in moglie o le chieda di porre rimedio a quella che viene percepita come una mancanza.

Mutilazioni genitali femminili: i dati nel mondo e in Europa

Attualmente si stima che 200 milioni di donne e bambine nel mondo siano state vittima di mutilazioni genitali. La stragrande maggioranza di loro vive nell’Africa occidentale e nord-orientale dove, in alcune regioni, oltre il 90 per cento della popolazione femminile è mutilata. Per esempio, in Guinea, con un tasso che si aggira attorno al 95 per cento, quasi l’intera popolazione tra i 15 e i 49 anni ha subìto mutilazioni genitali femminili. La pratica è tuttavia diffusa anche in Medio Oriente e, attraverso i flussi migratori, non risparmia praticamente alcuna area geografica.

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Anche l’Europa non è esente dal problema, nonostante le mutilazioni genitali femminili siano dichiarate illegali in tutti i paesi dell’UE, ed alcuni perseguano queste pratiche anche quando messe in atto al di fuori dei confini nazionali. I dati forniti dal Parlamento europeo stimano che 600mila donne che vivono in Europa siano state vittime di mutilazioni genitali femminili, e che altre 180mila siano a rischio in 13 paesi europei.

Mutilazioni genitali femminili nel mondo

MGF nel mondo
Credits: 2020 Global Response report FGM – WIkimedia Commons

Mutilazioni genitali femminili: 4 tipi di violazione dei diritti umani

Le mutilazioni genitali femminili comprendono tutte le procedure che comportano la rimozione dei genitali femminili esterni o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche. Nella maggior parte dei casi, la MGF viene praticata su ragazze e giovani donne sotto i 18 anni. La MGF non ha benefici per la salute, può invece causare traumi fisici e psicologici permanenti.

Esistono 4 tipi principali di mutilazioni genitali femminili:

  • Tipo I: rimozione parziale o totale del clitoride.
  • Tipo II: rimozione parziale o totale del clitoride e delle piccole labbra.
  • Tipo III: restringimento dell’orifizio vaginale, noto anche come infibulazione.
  • Tipo IV: in questo tipo rientrano tutte le altre pratiche lesive dei genitali femminili e praticate non per scopi medici. Alcune di esse sono puntura, perforamento, incisione, raschiatura e cauterizzazione.
tipi di mutilazione genitale femminile

Tipologie di MGF
Credits: END FGM – European Network

Nella quasi totalità dei casi queste pratiche vengono messe in atto in ambienti rurali, con l’utilizzo di coltelli, lamette, cocci e altri oggetti taglienti, spesso sporchi, sovente senza anestesia. L’igiene insufficiente e la tecnica inadeguata provocano regolarmente emorragie o infezioni spesso letali. Molte ragazze soffrono tutta la vita per le conseguenze di una mutilazione: dolori insopportabili durante i rapporti sessuali e le mestruazioni, sterilità e complicanze durante il parto, senza contare le ferite psicologiche.

Lotta alle MGF: progetti e idee per disincentivarle

Quello delle mutilazione genitali femminili è un problema tutt’ora molto presente a livello mondiale. Nonostante queste pratiche siano ancora oggi estremamente radicate in alcune culture, negli ultimi anni si sta assistendo ad una presa di coscienza in costante crescita. A livello istituzionale, tante sono le iniziative per combattere le MGF. Da anni l’UNICEF è impegnata in questa causa con  l’obiettivo di cambiare la percezione culturale delle mutilazioni genitali femminili. L’UNICEF sostiene i governi nella formulazione di progetti di legge contro le MGF e mette in atto operazioni che ad informare, sensibilizzare e coinvolgere genitori, insegnanti, operatori sanitari, anziani e autorità spirituali delle comunità coinvolte. È inoltre sempre attiva sul sito dell’UNICEF una raccolta fondi in favore della lotta alle mutilazioni genitali femminili.

Ma la lotta alle mutilazioni genitali femminili parte in prima istanza dalle donne. Nel 2019 un gruppo di cinque studentesse keniane ha sviluppato un’applicazione per aiutare le vittime e le potenziali vittime della mutilazione genitale femminile. Tramite questa app le ragazze vittime di MGF possono cercare aiuto, trovare un centro di accoglienza e denunciare il crimine alle autorità. Il progetto è arrivato nella rosa dei finalisti per il Premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero. La loro candidatura segna un passo importante nella lotta alle mutilazioni genitali femminili, e incoraggia i più giovani a svolgere un ruolo attivo nella propria comunità.

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Caterina Poli

Medico Chirurgo con focus sulla salute materno-infantile. Credo in un tipo di informazione chiara e accessibile a tutti, ma sempre rigorosa. Amo parlare di salute, benessere e diritti. Collaboro con Buonenotizie e partecipo al laboratorio di giornalismo costruttivo.

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