La generazione Z e i Millennials hanno riportato un aumento di malattie mentali negli ultimi anni. Secondo il rapporto Unicef “La Condizione dell’infanzia nel mondo – Nella mia mente” più di un ragazzo su 7 tra i 10 e i 19 anni soffre di un disturbo mentale diagnosticato e quasi 46.000 adolescenti ogni anno arrivano al suicidio.

Un’indagine della Società italiana di pediatria (Sip) condotta in 9 regioni italiane mostra come nell’ultimo anno si sia registrato un boom di accessi di minorenni nei pronto soccorso per motivi neuropsichiatrici: sono aumentati del 147% gli accessi per “ideazione suicidaria”, seguiti da depressione (+115%) e disturbi della condotta alimentare (+78.4%). I servizi offerti dalla sanità pubblica non riescono a rispondere a pieno alle effettive esigenze.

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Giusi Sellitto, dottoressa neuropsichiatra infantile a Milano, esprime la sua opinione: “I numeri crescono esponenzialmente, sono tanti, troppi, stiamo lavorando in urgenza, sulle urgenze. Ma lavorare in urgenza non è curare. Si possono contenere i danni, ma la cura è un’altra cosa. La cura ha bisogno di tempo, di personale, di squadra, di gruppi multidisciplinari per “pensare insieme”. E questo oggi sta mancando: non c’è tempo sufficiente per occuparci dei pensieri dei ragazzi, per rianimare le loro menti, rimettere insieme i pezzi.”

Una società incapace di dare la risposta adeguata

Quelli di oggi sono figli di una società che cambia: classi multietniche, famiglie allargate, genitori separati. La stessa società è incapace di accoglierli nelle loro individualità e rispondere adeguatamente alle specificità di quelli che costituiscono gli adulti del futuro. Gli standard imposti rimangono altissimi e per raggiungerli sono richiesti rendimenti eccellenti, in questo modo viene aumentata la competizione tra i giovani invece che la solidarietà e la collaborazione. I ragazzi non sono sicuri del loro futuro e per alcuni la strada per raggiungerlo sembra troppo difficile per riuscire ad affrontarla: studiare non è la garanzia per un guadagno stabile e anche chi lavora non riesce ad affrancarsi dalla famiglia.

I ragazzi di oggi, proprio nel momento in cui diventavano adulti, sono le vittime della situazione globale come la pandemia, la guerra e l’aumento del carovita. Sono nati con il telefono in mano, il web non conosce segreti per loro, ma la tecnologia da risorsa può trasformarsi in un rischio per una mente sensibile come quella di un giovane. La rete non è solo uno strumento ispirazionale e in cui reperire informazioni, bensì una presenza invasiva che dà la possibilità in qualsiasi momento di paragonarsi a chiunque e mostrarsi a tutti contemporaneamente.

Lo psicologo a scuola tra le soluzioni

Tra le soluzioni Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, avanza la proposta di introdurre la figura dello psicologo a scuola: idea che ha avuto generalmente risposte positive, ma lo psichiatra Paolo Crepet è scettico in quanto questo servizio è attivo già da molti anni e se la situazione non migliora significa che non funziona bene.

In passato sono stati attivati progetti di aiuto: come #Withyou (Wellness training for health – La psicologia con te) realizzato dalla collaborazione tra Unicef Italia e Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” Irccs di Roma, un percorso di sostegno psicologico per adolescenti e preadolescenti, oltre a “Non dimentichiamoci degli adolescenti” realizzato dalla Fondazione Soleterre che, in collaborazione con l’Unità di ricerca sul trauma dell’Università Cattolica, ha preso in carico 31 adolescenti tra i 14 e i 18 anni in provincia di Milano, con 212 colloqui con psicologi.

La Gen Z rompe il tabù sulle malattie mentali

Una buona notizia è che grazie al fatto che sia un problema collettivo e non individuale ora si parla di più dell’argomento, c’è meno paura e più accettazione e si apre la strada a una nuova conoscenza, cercando possibili soluzioni. Nel mondo degli adulti esiste ancora uno stigma sulla salute mentale, il malato viene visto come soggetto debole, ma sotto questa ottica un ragazzino all’inizio del suo percorso avrebbe perso in partenza, quindi è una situazione da risolvere subito.

Di salute mentale si parla anche sui social, grazie ad alcune celebrità che hanno affrontato pubblicamente il tema come Matilda De Angelis attrice bolognese classe 1995 protagonista della serie tv di Netflix Lidia Poet e Ultimo, il cantante del 1996 ascoltato da moltissimi ragazzi. Chiara Ferragni, imprenditrice digitale e influencer italiana, ha ribadito più volte di andare dallo psicologo e invita la sua community a fare altrettanto in caso di bisogno. Questo ha ispirato gli altri utenti a dare la loro testimonianza su esperienze personali vissute, sentendosi liberi di commentare con la loro storia.

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Alice Pietrella

Sono una webmaster freelance specializzata nella realizzazione siti web con codice CSS ( webopera.it )e un'aspirante giornalista iscritta al percorso dell'associazione italiana di giornalismo costruttivo. Scrivo di Italia e società nei settori del Made in Italy e dello spettacolo. Visita il mio sito web: alicepietrella.it

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