Problematiche climatiche: la strada dell’economia circolare.

L’economia circolare è una strategia importantissima per la crescita sostenibile a cui aspira l’Unione Europea con il suo green deal. Il green deal è la tabella di marcia per trasformare le problematiche climatiche in opportunità, con una transizione equa e inclusiva per tutti. L’obiettivo principale del green deal europeo è quello di raggiungere la neutralità climatica – cioè il punto in cui le emissioni di gas ad effetto serra non superano la capacità della terra di assorbire tali emissioni – nell’anno 2050.

A marzo 2021 la Commissione europea ha adottato un nuovo piano d’azione per l’economia circolare con misure che riguardano l’intero ciclo di vita dei prodotti, dalla progettazione allo smaltimento, per rendere la nostra economia più adatta a un futuro verde oltre che per rafforzare la competitività, proteggendo l’ambiente e sancendo nuovi diritti per i consumatori.

Il piano prevede molti interventi e su più fronti, che spaziano dal tessile all’elettronica, e finanzierà alcuni studi che serviranno a trovare alternative alle materie tuttora in uso. La plastica sarà uno dei nodi cruciali da sciogliere: l’UE prevede infatti che il suo consumo raddoppierà nei prossimi 20 anni e, pertanto, verranno intensificate le misure per trovare alternative sostenibili e per evitarne la dispersione nell’ambiente.

Il vicepresidente esecutivo per il green deal europeo Franz Timmermans ha dichiarato “Ad oggi l’economia europea è per lo più lineare, con solo il 12% delle materie e delle risorse secondarie reintrodotte nel ciclo economico. Molti prodotti si rompono troppo facilmente, non posso essere riutilizzati, riparati, riciclati o sono semplicemente monouso. Esiste un enorme potenziale da sfruttare sia per le imprese che per i consumatori. Con il nuovo piano d’azione per l’economia circolare intraprendiamo azioni per trasformare il modo in cui vengono realizzati i prodotti e così  consentire ai consumatori di fare scelte sostenibili a proprio vantaggio e a vantaggio dell’ambiente”.

Come è messa l’Italia?

Nel 2020 il Circular Economy Network ha realizzato il “Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia” evidenziando come ci sia già una buona efficienza nell’uso delle risorse da parte del nostro Paese.

Stando ai dati del 2019, la performance dell’economia circolare dell’Italia è risultata, nel complesso, la migliore a confronto con le cinque più importanti europee, superando nell’ordine quella del Regno Unito, della Francia, della Germania e della Spagna.  Rispetto ai vari parametri analizzati, l’Italia risulta sul podio nel grado di produttività delle risorse, nella gestione dei rifiuti, nel tasso di utilizzo circolare della materia.

Il presidente del Circular Economy Network, Edo Ronchi, ha affermato che “Percentualmente le persone che in Italia vengono impiegate nei settori circolari, esempio nel riciclo dei materiali, sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE-28 che è al 1,7%”.

Si tratta di un buon inizio, ma molta è la strada ancora da percorrere e, secondo il rapporto, negli ultimi due anni si è entrati in una situazione di stasi che va sbloccata. Con il sopraggiungere della pandemia da Covid-19 si sono infatti registrati segnali di rallentamento sulle azioni atte a migliorare l’economia circolare, ma ci si augura che il Recovery Fund alimenti la transizione e costruisca nuove opportunità verso quest’economia costruttiva.

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