Altro traguardo per rendere green l’agricoltura italiana: la Coprob-Italia Zuccheri, unico produttore di zucchero 100% italiano, dice no ai neonicotinoidi, pesticidi letali per le api.

I pesticidi sono stati definiti dalla FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, come sostanze destinate a distruggere o tenere sotto controllo qualsiasi organismo nocivo, impedirne o prevenirne i danni, inclusi i vettori di malattie umane e animali, le specie indesiderate di piante o animali che causano danni. Sul loro uso si dibatte da tempo: si discute su come sostituirli, diminuirne le quantità, ma anche bandirli.

L’agricoltura italiana, secondo il report Eurostat, è,  ormai da anni, la più green d’Europa con il taglio record del 20% sull’uso dei pesticidi che, al contrario, aumentano in Germania e Austria. Anche la Francia, Paese che si contende con l’Italia il primato agricolo nell’Unione Europea, registra un aumento del 39% dell’uso dei pesticidi.

Un primato quello italiano che, va detto, contrasta però con il secondo posto nella classifica dei Paesi esportatori di pesticidi. Infatti il 12% delle esportazioni pianificate, circa 9.500 tonnellate, risultano a carico dell’Italia, il totale più alto dei paesi dell’Ue interessati, secondo solo al Regno Unito. Tra i prodotti esportati all’estero alcuni sono stati vietati in Ue per il loro potenziali rischi per la salute umana o per l’ambiente, come ad esempio i neonicotinodi, aboliti nel 2018, perché letali per le api.

I neonicotinoidi in agricoltura

I neonicotinoidi sono insetticidi che vengono inseriti nella concia del seme e utilizzati in agricoltura e per questo fortemente dannosi per alcune specie animali e in particolare per la sopravvivenza delle api. L’uso, in alcuni casi non razionale, dei fitofarmaci in agricoltura e l’aumento dell’inquinamento hanno, infatti, causato una riduzione enorme nel numero di questi insetti nel mondo. La preoccupazione è così elevata che Onu e Greenpeace hanno lanciato l’allarme con una campagna di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica e la creazione di una giornata apposita da dedicare alla salvaguardia di questi insetti.

Nonostante questo, Francia e Belgio hanno approvato per primi una deroga di tre anni all’utilizzo dei neonicotinoidi nella coltivazione della barbabietola da zucchero: i danni fatti dagli afidi alla pianta di barbabietola  hanno portato a un forte calo della produzione che, solo in Francia, si stima sia di 200 milioni di euro. La richiesta di deroghe parte dai produttori francesi – che affermano di aver provato, con ripetuti trattamenti alternativi, ma inefficaci, a lottare contro gli afidi – è stata giustificata dal voler tutelare il comparto dello zucchero francese che conta 25 mila imprese, 45 mila addetti e un miliardo di euro di avanzo commerciale.

Chi dice no al loro uso

Eppure esistono soggetti che hanno messo il benessere dell’ambiente e delle api al primo posto. Uno di questi soggetti è proprio italiano: si tratta della Coprob-Italia Zuccheri, cooperativa accreditata come unico produttore di zucchero 100% italiano, leader del settore bieticolo saccarifero con 4.758 aziende associate, 33.000 ettari tra Emilia Romagna e Veneto e 220.000 tonnellate di zucchero prodotte. La cooperativa ha detto no alla deroga sull’utilizzo di neonicotinoidi per mantenere “fede ai propri valori sul fronte della tutela ambientale in controtendenza rispetto ad altri Stati europei, dove l’utilizzo del fitofarmaco viene invece reintrodotto“. Un’iniziativa che incassa il sostegno di Legambiente. I neonicotinoidi – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – rappresentano un pericolo per le api e dunque per il nostro Pianeta. Partendo da questo presupposto, è assolutamente necessario lavorare affinché dall’Italia giunga un rinnovato impulso allo scopo di raggiungere il divieto di tutti i neonicotinoidi e non solo quelli attualmente previsti dalla norma Ue. Esempi virtuosi come quello di Coprob – Italia Zuccheri sono quindi non solo da raccontare ma da portare a modello”.

Lotta italiana ai pesticidi: alcuni precedenti

Quello della Coprob-Italia Zuccheri non è un caso isolato. Nel 2019 70 sindaci, in occasione del convegno “Liberi dai pesticidi: l’Italia comincia dai Comuni” organizzato da Cambia la Terra, campagna promossa da FederBio con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente e WWF, avanzarono una serie di richieste quali: l’adozione di tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole; l’uso di sistemi di monitoraggio e controllo della dispersione dei pesticidi per garantire la tutela della popolazione, dei corpi idrici e delle produzioni biologiche soggette a rischio di declassamento in caso di contaminazione. E ancora: l’introduzione di distanze minime dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche dai campi convenzionali, l’adeguata informazione ai cittadini residenti nelle aree rurali e il raggiungimento del 40% della superficie agricola coltivata a bio con strumenti idonei di formazione, consulenza e informazione.

Sempre nel 2019 Coop lanciò la sua campagna pesticidi-free nei prodotti di ortofrutta a marchio Coop con l’intento di mettere progressivamente al bando 4 molecole chimiche, tra cui il glifosato, per il loro impatto ambientale in ben 25 filiere ortofrutticole (dalle ciliegie ai meloni, dall’uva alle clementine) che vennero coinvolte in una tipologia di coltivazione alternativa  per ottenere prodotti con -70% di residui di pesticidi rispetto al limite di legge. Anche nel 2020, pur nell’incertezza pandemica, Coop ha continuato nel suo impegno interessando altre filiere tra cui fragole, lattuga, melanzane e recentemente tre tipologie di frutti di bosco (mirtilli lamponi e more).

Green Deal Europeo: l’Italia Paese di riferimento in Europa

Il Green Deal è un insieme di iniziative politiche proposte dalla Commissione europea con l’obiettivo generale di raggiungere la neutralità climatica (emissioni zero) in Europa entro il 2050. Due tra le principali strategie del Green Deal –  il Farm to Fork (Dal Produttore al Consumatore) e Biodiversità – hanno come obiettivo quello di triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e a ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030. Questo perché all’interno dell’Unione europea,  il 20% della produzione alimentare viene sprecato mentre, ogni due giorni, 36 milioni di persone non sono in grado di consumare un pasto di qualità.

In linea con questi obiettivi, l’Italia, come sostenuto da FederBio, è uno dei Paesi di riferimento in Europa per la produzione, la trasformazione e l’esportazione di prodotti biologici. Infatti può contare più di 80.000 imprese certificate e quasi 2 milioni di ettari di superficie agricola bio, che corrisponde a oltre il 15,8% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) totale. Il nostro Paese è nella giusta direzione per farsi promotore di un modello alimentare basato sulla dieta mediterranea, patrimonio dell’UNESCO dal 2010, a base di alimenti biologici con il giusto apporto di carne proveniente da allevamenti sostenibili.

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