Ecco perché è importante trattare la crisi climatica e la perdita di ecosistemi come un unico problema.

Il mese di giugno in Canada si è concluso con picchi di temperatura molto alti. Si è assistito a un caldo pari a 49,6°C nella città di Lytton (Columbia Britannica) che ha causato morti e messo a rischio le persone più fragili. Ad aggravare la situazione, sono intervenuti gli incendi iniziati il 1° luglio nella provincia canadese. Fenomeni che hanno destato la preoccupazione degli scienziati, i quali ritornano sulla questione della crisi climatica. I 174 roghi boschivi tutt’ora in svolgimento sono, secondo la meteorologa Johanna Wagstaffe, un «effetto fiaccola» causato da una primavera secca, venti forti ed un esordio estivo molto caldo. Incendi che stanno provocando evacuazioni di aree abitate e distruzione dei boschi con probabile perdita di flora e fauna.

Così come l’Australia, anche il Canada (zona anch’essa in surriscaldamento) assiste in modo diretto alla connessione tra crisi climatica e perdita di biodiversità. Un rapporto di fine giugno delle Nazioni Unite convalida infatti la correlazione tra i due fenomeni. Un nesso i cui rischi si ripercuotono sul benessere dell’uomo, importante da conoscere tanto quanto gli eventi in sé.

A giocare un ruolo fondamentale sulla consapevolezza di questa correlazione sono i media. Ma – a detta degli scienziati – di ciò si parla poco e male. Come riporta il Word Economic Forum, gli esperti esprimono il loro dissenso verso i filtri che la stampa usa nel descrivere la crisi climatica. Tanti lamentano infatti una comunicazione focalizzata molto sul problema e poco sulle soluzioni; men che meno sulle connessioni tra i vari fenomeni che la costituiscono.

Crisi climatica e opinione pubblica

Gli articoli dedicati al cambiamento climatico hanno rappresentato negli USA solo lo 0,4% nel 2020. In Canada, l’83% dei canadesi è d’accordo sul fatto che la Terra si stia riscaldando, ma solo il 43% pensa che questo fenomeno li danneggerà personalmente (Canadian Climate Opinion Maps 2018, YPCCC).

Polemica, imprecisa e fondata sull’inutile retorica del “lo dicono da anni i ricercatori“, secondo Kamyar Razavi (dottorando presso la Scuola di Comunicazione Simon Fraser University) la comunicazione sul riscaldamento globale ha dei punti deboli. Come scrive sul World Economic Forum lo scorso 2 luglio, per coinvolgere attivamente l’opinione pubblica alla problematica bisogna attuare una divulgazione oggettiva e volta alle soluzioni.

Ma ciò non basta: secondo Razavi è compito dei media far immedesimare le persone divulgando cosa queste correlazioni causano all’economia e al benessere di un Paese.

Riscaldamento globale e perdita di ecosistemi

Secondo il rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) delle Nazioni Unite, crisi climatica e crisi degli ecosistemi sono state per tanto tempo raccontate come due eventi indipendenti. Eppure la progressiva perdita di biodiversità riduce l’immagazzinamento del carbonio da parte della natura, producendo un cambiamento climatico. I 50 esperti coinvolti da tutto il mondo per il rapporto IPCC-IPBES confluiscono nell’ipotesi che entrambi i fenomeni non riguardano solo l’ambiente, ma anche il benessere umano e i suoi mezzi di sussistenza. Ciò coinvolge particolarmente la sicurezza alimentare.

Le soluzioni in atto contro il riscaldamento globale

La combinazione degli interventi contro la crisi climatica e la perdita di biodiversità ha come obiettivo la riduzione dell’emissione di carbonio e la prosperità della natura. Prosperità soprattuto in aree con accertato allarme di siccità. Oltre alle disparate soluzioni a breve termine, Nature-based Solutions (NbS) è lo scenario vantaggioso secondo gli esperti.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) definisce le NbS come l’insieme delle soluzioni “basate sulla natura”, cioè sul suo uso sostenibile. Si tratta di una serie di programmi che include l’arresto di deforestazione in aree molto calde; l’attenzione verso ecosistemi ricchi di carbonio come le foreste pluviali, mangrovie e torbiere; le infrastrutture naturali e simili. Pratiche positive per la natura, come le NbS, si stima possano fornire il 37% della mitigazione di CO2 e dare 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030.

Pur essendo una recente applicazione, le NbS sono sempre più interne alle politiche e alle normative di Paesi di tutto il mondo. Essendo un vero e proprio “concetto risolutivo”, esse individuano azioni, strategie e interventi al 100% naturali. Puntando sulla pluralità dei fenomeni della crisi climatica (e sulle loro connessioni), è ipotizzabile che le NbS porteranno in futuro molteplici vantaggi. Benefici cioè per la salute, l’economia, la società e l’ambiente, nonché soluzioni più economiche rispetto agli interventi tradizionali.

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