Uno degli effetti più rilevanti delle misure di lockdown attuate dal 2020 in poi è stata la crescita degli acquisti online. L’esempio più lampante è stata Amazon, che ha visto crescere il proprio fatturato del 38% solo nel 2020. La crescita ha coinvolto tutto il settore, che secondo eMarketer raggiungerà un volume di 5 trilioni di dollari entro fine 2022. Questa crescita ne porta un’altra, non sempre tenuta in considerazione: quella degli imballaggi, in particolare quelli “usa e getta”. Essendo la tipologia più economica disponibile, questi ultimi sono quelli più usati, e il loro crescente utilizzo rappresenta un ulteriore aggravio dell’inquinamento ambientale. E proprio per contrastare questo fattore, sta crescendo un nuovo trend: il re-commerce.  

Gli esperimenti europei

In Europa ci sono diversi esperimenti per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi. Il servizio postale svizzero sfrutta scatole e sacchetti ripiegabili in fibra di legno: si possono riutilizzare decine di volte, e chi fa acquisti online li può rispedire al produttore tramite l’ufficio stesso. In Germania invece l’azienda di trasporto Trans-o-Flex offre ai clienti la possibilità di usare scatole riutilizzabili. Queste vengono ritirate dagli autisti nel momento stesso della consegna.
La Poste, la più grande compagnia postale francese, sta sperimentando il sistema più complesso: oltre a utilizzare soprattutto materiale di riciclo, sta cercando di industrializzare al massimo la resa degli imballaggi, in maniera simile all’azienda statunitense Boox.

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Questa fornisce imballaggi dotati di QR code: oltre al riconoscimento, questo permette ai clienti l’accesso alle istruzioni sulla restituzione della scatola. Questa va destinata ai magazzini dell’azienda insieme alle borse, e il tutto viene controllato, sanificato e reso disponibile per nuovi acquisti online. Un sistema molto simile lo adottano LimeLoop e Returnity, che hanno dotato gli imballaggi di sensori GPS, che ne tracciano posizione e apertura. 

I progetti italiani

Infine ci sono aziende che non puntano sul riutilizzo dell’imballaggio così com’è. Come nel caso di Melinda BIO, che ha collaborato con Novamont per sviluppare un imballaggio che si trasforma, dopo un apposito trattamento, in un fertilizzante naturale. O quello della San Carlo, che usa, per alcune delle sue patatine, un packaging di carta riciclabile, derivante da foreste gestite in maniera sostenibile e prodotto con fonti di energia rinnovabile.
Questa carta è il materiale anche di molti prodotti di Sacchital, tra cui FormaPaper. Si tratta di un particolare vaschetta per cibo che può essere riciclata nella carta, e si adatta facilmente a prodotti anche molto diversi tra loro, come carne , pesce, formaggi e vegetali

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Riccardo Ruzzafante

Riccardo Ruzzafante, ho studiato Scienze Storiche all'Università di Torino. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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