In tutta Europa sta crescendo sempre più la domanda di bioplastiche. Il trend positivo è confermato dallo studio di Plastic Consult, società indipendente specializzata in analisi del mercato delle materie plastiche: la richiesta di plastiche compostabili è passata dalle 160mila tonnellate del 2019 alle 220mila del 2021, con un tasso annuo di crescita di circa il 18%.

Soddisfazione da parte delle associazioni di categoria: “Nonostante sia stato un biennio difficile legato alla pandemia e all’aumento dei costi, il comparto delle bioplastiche ha continuato a crescere in Europa – ha sottolineato Luca Bianconi, presidente di Assobioplastiche, durante la presentazione del lavoro della Plastic Consult – Il mercato italiano è sicuramente quello che ha dato l’impulso maggiore al settore, grazie in particolare ai polimeri compostabili. Ma anche la legislazione ha guidato la domanda di questi prodotti. Proprio per questo, riteniamo che la scelta dell’Italia, di esentare i prodotti biodegradabili e compostabili nell’ambito della direttiva SUP, vada nella direzione giusta, orientando il mercato verso soluzioni più sostenibili ed evitando una sostituzione 1 a 1 del monouso”. 

Cosa sono le bioplastiche?

Perché una plastica si possa definire bio, deve possedere almeno una delle seguenti caratteristiche: essere biodegradabile oppure essere biobased cioè composta almeno in parte da materiali di origine organica, che non hanno subito il processo di fossilizzazione o sono biodegradabili, ovvero possono essere degradate dai microrganismi. Un prodotto biobased, quindi, non è necessariamente biodegradabile: il fatto che una plastica venga prodotta a partire da materiali a base biologica, non vuol per forza dire che sia anche biodegradabile.

Sulla base di questa di questa distinzione, possiamo individuare tre tipologie di bioplastiche: quelle non biodegradabili costituite, in tutto o in parte, da materiali a base biologica come il PET  biobased, quelle a base biologica e biodegradabili, tra cui ad esempio le miscele di amidi ed infine le bioplastiche biodegradabili costituite da materie prime di origine fossile.

Dal packaging al compost: i vantaggi della plastica bio

Uno dei principali vantaggi delle bioplastiche è che hanno un impatto ambientale inferiore rispetto alla plastica, in quanto vengono più facilmente riassorbite dall’ambiente, riducendo in questo modo l’inquinamento. Inoltre risultano particolarmente igieniche, rendendole perfette da usare come materiale per la realizzazione di posate, packaging alimentare o come contenitori di bevande e vivande a uso domestico.

Infine le bioplastiche compostabili sono fondamentali per ottenere un compost di qualità. A sostenerlo è l’indagine sul fine vita dell’umido di Biorepack , consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile: l’unico problema riscontrato dalla categoria è la frazione estranea di materiali non compostabili, come plastica, vetro e metalli, che in alcuni casi raggiungono il 12% del totale. Per questo diventa fondamentale investire sulla chiarezza delle etichette, nell’informazione ai cittadini e nella repressione contro chi aggira i divieti di vendita delle stoviglie in plastica tradizionale.

 

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Giovanni Binda

Giovanni Binda

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