Le aree interne del nostro Paese rischiano lo spopolamento. Su quali premesse si basa la redistribuzione della popolazione, a favore dei piccoli centri? Come si può riabitare l’Italia?

Riabitare l’Italia: il perché dello studio

Le previsioni sull’andamento della popolazione italiana, secondo l’Istat, non sono tra le più rosee. L’Istituto Nazionale di Statistica ritiene che, entro il 2070, i residenti nel nostro Paese scenderanno a quota 47 milioni. Il rapporto tra popolazione attiva e totale della popolazione, entro il 2050, sarà di un occupato ogni tre abitanti. In più di una coppia su cinque non avrà figli. Il Sud Italia, già penalizzato dall’emigrazione interna per ragioni occupazionali, sarà la porzione di territorio che registrerà il maggior calo demografico.

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Le aree montuose e centrali dell’Italia, corrispondenti ai territori radicati lungo l’arco appenninico e l’entroterra, rischiano di perdere abitanti a sfavore delle città. I centri più periferici sono lontani dalle arterie viarie nazionali e internazionali, dalle reti commerciali e dai poli sanitari importanti. Per preservarne il valore economico e sociale e promuoverne lo sviluppo e la conservazione, è nata l’associazione Riabitare l’Italia. Questa associazione è stata fondata nel 2020 da un gruppo di sociologi universitari e, nel corso degli ultimi anni, ha condotto una serie di studi.

Dalle iniziative culturali alla SNAI

Parallelamente alle istituzioni culturali, il Governo ha varato una strategia per il recupero dei microterritori. Questo piano si chiama SNAI (Strategia Nazionale per le Aree Interne) ed è basato sul contrasto dei fenomeni di declino demografico. Le iniziative coinvolgono 1077 comuni per circa 2.072.718 abitanti e si basano, principalmente, sullo stanziamento di fondi, di provenienza nazionale ed europea, per un totale di circa 591 milioni di euro. Alcuni punti del piano prevedono il contrasto agli incendi boschivi (con 60 milioni di euro dedicati) e il sostegno alle attività economiche e commerciali.

Come si pongono i giovani nei confronti di questo processo?

Alcuni risultati di ricerche, condotte dal gruppo di sociologi che ha contribuito a fondare Riabitare l’Italia, sono stati raccolti nel volume Voglia di Restare. Il gruppo di sociologi ha studiato un campione di 1008 giovani, di età compresa tra i 18 e i 39 anni, che abita le aree interne del paese. Il 47,5% del campione ha raggiunto traguardi di indipendenza abitativa, punta a formare un nucleo familiare e si dedica, nel tempo libero, ad attività di comunità. Più dell’80% dei giovani che abita nei territori interni preferisce questi alla città per l’alta qualità della vita e la facilità di gestione delle risorse esistenti.

Vivere a contatto con la natura è considerato (soprattutto da coloro i quali possiedono alti titoli di studio) più appagante, più sostenibile ed economicamente redditizio, grazie all’utilizzo di nuove tecnologie applicate all’agricoltura. I giovani imprenditori locali puntano alla formazione, per riqualificare attività un tempo dimenticate, aggiornare processi produttivi e rendere i prodotti competitivi con le analoghe produzioni industriali su scala più ampia. Restare è anche una scelta affettiva, per mantenere i legami con le generazioni precedenti.

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Donatella Bruni

Mi occupo di economia, lavoro e società, con uno sguardo alle dinamiche del lavoro, ai consumi e ai cambiamenti del mondo che ci circonda (fisico e digitale). Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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