La presenza di particelle di plastica non si trova solo nei mari e negli oceani, ma anche nei fiumi e nei laghi. Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista “Nature”, sono soprattutto le acque dei laghi a essere maggiormente inquinate, talvolta anche più dei mari. La presenza di plastica nelle acque danneggia l’intero ecosistema e per questa ragione occorre intervenire: non soltanto attraverso politiche che riducano o in alcuni casi vietino la produzione di plastica, ma anche grazie pratiche comportamentali che limitino l’uso della plastica.

Inoltre è importante sensibilizzare i bambini e i ragazzi sulle tematiche affinché acquistino consapevolezza della rilevanza del problema dell’inquinamento perché l’impegno da parte di ciascuno di noi può fare la differenza.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

Fiumi e laghi inquinati: la plastica si trova anche nelle acque dolci

Uno studio internazionale guidato dall’Università Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista Nature, ha evidenziato che in alcuni casi, le concentrazioni di plastiche e microplastiche negli ambienti d’acqua dolce sono maggiori di quelle riscontrate nelle aree oceaniche.

Lo studio è stato guidato dalla ricercatrice Veronica Nava, assegnista del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università di Milano-Bicocca, sotto la supervisione della professoressa Barbara Leoni, coordinatrice del gruppo di ricerca di Ecologia e gestione delle acque interne che nello stesso dipartimento si occupa di laghi e fiumi.

I dati ottenuti mostrano che ci sono concentrazioni di plastiche e microplastiche in tutti i laghi esaminati indipendentemente dalle differenti condizioni ambientali. In quelli più grandi e maggiormente frequentati dall’uomo, le percentuali sono più elevate di quelle delle isole di plastica oceaniche.

Il problema principale però è che questo materiale non è pensato per essere degradabile, quindi la lenta e inevitabile frantumazione della plastica non riciclata genera le microplastiche. Con il passare del tempo, si sono diffuse sempre di più investendo le acque e finendo inevitabilmente per essere ingerite attraverso il consumo di pesce.

La presenza delle plastiche in acqua non è un problema che sta influenzando solo l’ecosistema marino, ma anche quello dei laghi e dei fiumi. Queste microparticelle, che misurano meno di cinque millimetri, riescono a contaminare anche le acque dolci: proprio per le loro minuscole dimensioni sono difficili da eliminare completamente dalle acque.

Microplastiche nei laghi e nei fiumi: cosa fare per contrastare il fenomeno

Tappi di bottiglia lungo la riva di un lago

Microplastiche nelle acque: quali sono i rischi per l’ecosistema

Le microplastiche sono molto dannose per l’organismo umano. La micro e le nano plastiche possono causare infiammazioni, mutazioni genetiche e cancerogenicità. Spesso questi frammenti piccolissimi si accumulano all’interno del nostro corpo, causando patologie sia a livello fisico e metabolico sia a livello neurologico. Le particelle di plastica sono dannose non solo per l’uomo, ma anche per gli altri organismi viventi.

Uno studio recente ha evidenziato come le microplastiche stiano mettendo a rischio l’intero ecosistema marino. Infatti è stato riscontrato come questo materiale si sia infiltrato nei fondali e nei pesci che vi risiedono: per questo è stato analizzato il contenuto dello stomaco dei pesci.

Nonostante il problema delle microplastiche sia diffusamente conosciuto, restano ancora ignote le dinamiche legate alla loro ingestione e all’effetto che hanno sull’intero ecosistema marino. Finora è stato evidenziato come i pesci più piccoli riescano inaspettatamente a inghiottire una quantità molto più elevata di microplastiche rispetto ai pesci di grossa taglia. I pesci più piccoli sono soggetti a una confusione predatoria e per questo prendono le piccole particelle per un alimento.

Inquinamento da microplastiche: le possibili soluzioni

Per cercare di contrastare il fenomeno delle microplastiche è necessario un impegno da parte di ciascuno di noi. Innanzitutto si può cominciare da compiere pratiche quotidiane responsabili. Ad esempio ridurre l’uso di plastica monouso, di prodotti come bottiglie di plastica, sacchetti e stoviglie usa e getta per cercare di diminuire la quantità di plastica che è dispersa nell’ambiente e che poi diventerà microplastica.

Un altro comportamento da adottare è quello di riciclare correttamente i rifiuti di plastica e smaltirli in modo consapevole. I Comuni possono migliorare il trattamento delle acque reflue. Possono investire in sistemi di trattamento delle acque più evoluti ed efficaci capaci di eliminare le microplastiche dalle acque prima che avvenga il loro rilascio nei sistemi idrici. Ciò può essere effettuato tramite l’installazione di filtri idonei e attraverso metodi innovativi di purificazione delle acque.

Inoltre è importante sostenere la ricerca e l’innovazione, favorendo lo sviluppo di tecnologie per ripulire gli oceani dalle microplastiche. Tra i vari metodi possono essere utilizzati sistemi di filtraggio ad alta efficienza oppure si può ricorrere all’impiego di nanomateriali per catturare le microplastiche.

Infine sensibilizzare i cittadini sull’impatto che le microplastiche hanno sull’ambiente fa la differenza. Nelle scuole si può trasmettere ai ragazzi l’importanza dei loro piccoli gesti quotidiani verso il Pianeta: insegnare l’impiego consapevole della plastica, del riciclo e le regole per preservare l’ecosistema può favorire il miglioramento delle acque.

Condividi su:
Avatar photo

Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici