Si chiama “Sentinelle dell’arte” il progetto del liceo artistico di Udine per far conoscere ai giovani il patrimonio artistico del territorio, catalogarlo e proteggerlo.

 

Scoprire l’arte del territorio e catalogarla per salvaguardarla sono gli obiettivi dell’iniziativa “Sentinelle dell’arte”.  Il progetto, a tutela dei beni culturali, nasce da un’idea di Daniele Lovo, professore di religione presso il Liceo Sello di Udine. Grazie all’aiuto di Diana Barillari, docente di storia dell’arte presso il Sello, il progetto prende avvio nel 2018. “Sentinelle dell’arte” rientra nel piano di alternanza scuola-lavoro (attuale PCTO) e ha coinvolto tutti gli studenti delle classi terze dell’Istituto. Per scoprire di cosa si tratta, abbiamo intervistato i protagonisti: i docenti coordinatori Daniele Lovo e Diana Barillari e gli studenti Daniele Botto, Valentina Ercolini e Jovana Milovanovic.

L’idea alla base del progetto: dai preti al terremoto in Friuli del 1976

Daniele Lovo ci spiega che le fonti d’ispirazione per questo progetto sono state due: la lettura di un libro e il sisma del 1976. Il libro La fabbrica dei preti racconta che, tra gli anni ’50 e ’60, le parrocchie del Friuli possedevano un patrimonio artistico notevole. I preti, però, non hanno saputo tutelarlo perché mancava loro la formazione e la preparazione adatta. Così, hanno venduto i gioielli, gli argenti e i pezzi d’arte delle loro chiese per pagare le riparazioni o per sfamare la popolazione locale. Per quanto riguarda il terremoto, invece, Lovo ha scoperto il compito importante che il Sello svolse all’epoca. Il liceo ha catalogato tutte le opere d’arte, intatte e danneggiate, e ha prodotto oltre 7 mila fotografie. Il lavoro a tutela dei beni culturali, quindi, ha salvato il patrimonio artistico friulano.

Gli obiettivi: educare alla scoperta del bello del proprio territorio

“Capire che cos’è l’arte non è solo guardare i grandi quadri, ma anche prestare attenzione a quello che di bello ti circonda”. Così afferma Lovo e la collega Diana Barillari aggiunge: “Gli studenti devono essere i primi custodi delle opere d’arte del loro comune. Coinvolgiamo anche le famiglie e il paese affinché la comunità si renda consapevole del patrimonio che possiede. Essere consci della ricchezza artistica del proprio territorio significa salvaguardare, restaurare, tutelare e valorizzare. Il progetto, inoltre, offre agli studenti degli strumenti pratici. Gli allievi, infatti, imparano a fotografare un’opera d’arte nel modo corretto e a compilare una scheda di catalogazione. In aggiunta, hanno l‘accesso diretto alle fonti primarie e di archivio e realizzano, infine, una presentazione in Power Point.

Le fasi: contatto diretto con l’opera, confronto con gli esperti e raccolta dei dati per la scheda finale

Il progetto si articola in vari passaggi per permettere agli studenti di acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per compilare la scheda di catalogazione dell’opera in autonomia:

  • come si utilizza Power Point e come si fotografa un’opera d’arte, tramite gli interventi di esperti del settore;
  • incontro con ex docenti del Sello che hanno lavorato al progetto di tutela dei beni culturali dopo il terremoto;
  • istruzioni sulla corretta catalogazione, perché schedare un’opera d’arte significa proteggerla;
  • incontro con il Maggiore Lorenzo Pella che racconta le operazioni dei carabinieri per ritrovare i beni rubati;
  • libera scelta di un’opera da parte dello studente;
  • visione diretta dell’oggetto d’arte e analisi attraverso fonti primarie;
  • raccolta sistematica dei dati;
  • studio di cataloghi e indagini precedenti effettuate sull’opera;
  • produzione di fotografie;
  • elaborazione di una presentazione in Power Point, valutata dai docenti di storia dell’arte delle singole classi.

Proprio in virtù del legame con il territorio, il progetto si avvale del supporto di alcuni soggetti esterni. Sono coinvolti, infatti, l’Ente regionale patrimonio culturale, il museo diocesano di arte sacra di Udine, la soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio e, infine, il museo del duomo di Udine.

La tutela dei beni culturali parte dalla conoscenza: scoprire e studiare per apprezzare

I neo diplomati Daniele, Jovana e Valentina condividono l’amore per l’arte. Tutti loro hanno apprezzato molto il progetto delle Sentinelle, che rifarebbero. “Mi sono messa in gioco attivamente: ho raccolto dati e fonti e ho parlato con le persone”, dice Jovana. Valentina invece afferma: “Ho potuto scavare nel passato dell’opera antica e ho capito cosa fare e dove cercare se voglio conoscere un’opera d’arte”. Daniele, ancora, è molto legato alla parrocchia del suo comune: “Mi è piaciuto molto documentarmi su opere che già conoscevo di vista. Ho scelto, infatti, di portarne due, non una sola come richiesto”. Se Jovana ha scelto la statua di santa Eufemia nel museo diocesano di Udine, Valentina ha optato per la Madonna in trono nella cappella di Cavalicco (UD). Daniele, invece, ha studiato la pala d’altare e l’affresco murario della chiesa di San Silvestro a Castellerio (UD).

Cosa rimane dell’esperienza: “Il progetto mi ha dato nuovi occhi”, “È stato come un viaggio nel tempo”

“Quando i docenti hanno presentato il progetto”, dice Daniele, “l’ho trovato subito interessante perché fuori dall’ordinario. Jovana e Valentina, invece, all’inizio erano titubanti. Si sono appassionate solo dopo, quando hanno iniziato a studiare da vicino le opere. Tutti e tre, quindi, si portano dietro qualcosa da questa esperienza. Jovana ha imparato a guardarsi attorno, a dare peso alle piccole cose e a cercare l’arte nei luoghi che frequenta. E aggiunge: “È come se avessi nuovi occhi. Sono più ricettiva e ho capito che mi piace imparare. Valentina, invece, afferma: “È stato come un viaggio nel tempo. In quella chiesa, tra l’altro, si sono sposati i miei genitori. Ho imparato a essere curiosa e a osservare ciò che di artistico mi circonda”. Daniele, infine, ha capito che non basta fermarsi alle apparenze, ma occorre scavare a fondo e andare oltre quello che si trova sui libri.

Un progetto che accresce il legame con il territorio e stimola l’iniziativa per la tutela dei beni culturali

“Chi cresce vuole andare via dal mio paese. Io, al contrario, ho imparato ad apprezzarlo, dice Valentina. Jovana, invece, ha scoperto la bellezza del Duomo di Udine: “Nonostante abiti a Udine, non l’avevo mai visitato e mi ha davvero colpita”. Daniele fa un passo ulteriore: “Sarebbe bello poter diffondere la bellezza del mio comune, magari con un tour guidato”. E solleva una criticità: “Documentarmi è stato facile perché sono molto legato alla parrocchia. Altri, invece, hanno avuto difficoltà”. Il consiglio di Daniele è quello di migliorare il legame tra la scuola e i piccoli comuni del territorio. In questo modo, reperire le fonti e accedervi sarebbe più semplice. Daniele, infine, espone il progetto, ideato con un suo amico, che riguarda l’organo della chiesa di Pagnacco (UD). “Risale al 1750, vorremmo sistemarlo e dargli un po’ di visibilità. Diventare sentinelle degli strumenti musicali storici delle chiese, censirli e farli conoscere.

Le riflessioni dei docenti coordinatori: un bilancio positivo nonostante il Covid

Dopo tre anni, di cui uno in presenza e due in didattica a distanza (Dad), i coordinatori fanno un bilancio del progetto in vista del prossimo anno. Sperano, infatti, di poterlo svolgere di nuovo in presenza. “Tutto l’aspetto umano, pratico e di coinvolgimento si perde in Dad”, dice il professor Lovo. E continua: “Tre anni fa, il collega di fotografia portò due pannelli di polistirolo bianco per spiegare ai ragazzi i giochi di luce. La lezione fu così coinvolgente che gli studenti ne rimasero affascinati”. Lovo crede, inoltre, che il progetto sia un modo per dare un senso di appartenenza ai ragazzi, al percorso artistico del Sello e al territorio. “Sentinelle” li fa sentire importanti, dà loro una missione e li rende parte di qualcosa di unico. “Custodi del loro territorio”, conclude Lovo.

“L’analisi diretta dell’opera è mancata, causa pandemia, sottolinea invece la docente Barillari, che concorda con Lovo sulla necessità di tornare il presenza. Valentina, Daniele e Jovana, tre edizioni fa, hanno potuto apprezzare le opere con i loro occhi e questo ha fatto la differenza. “In presenza sarà anche più facile visionare le fonti e potremo lavorare assieme ai ragazzi per affinare l’impiego dei documenti”, aggiunge Barillari. Nonostante i limiti imposti dal Covid, però, i risultati finali sono stati positivi: partecipazione notevole, gran mole di domande e test finali molto buoni. “I ragazzi mi hanno sorpresa per due motivi. Primo, perché hanno apprezzato l’arte contemporanea, elemento non banale. Secondo, perché alcuni sono andati oltre le richieste.

Replicabile, a costo zero e in linea con i principi costituzionali di tutela dei beni culturali

I docenti coordinatori sono concordi: il progetto è esportabile ovunque si voglia. “Saremo felici di essere copiati”, afferma Barillari. E Lovo aggiunge: “Siamo disponibili a spiegare e condividere con chi fosse interessato”. Bisogna solo apprezzare il bello e avere una buona connessione tra scuola e territorio. L’iniziativa, inoltre, è economica e non richiede ulteriori fondi scolastici. Il progetto, infine, mette in pratica l’articolo 9 della Costituzione. Questo, infatti afferma: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

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