Gli animali selvatici in via d’estinzione non si estingueranno.

La tigre, l’orso bruno marsicano, l’orango, il lupo, il gorilla, l’orso bianco, il panda: la a lista è lunga. Gli animali selvatici vanno aiutati per evitare loro l’estinzione: finalmente qualcosa si muove, in questo periodo più del solito. Con la pandemia in corso, e in altre occasioni, l’uomo si è reso conto che senza la sua presenza, la natura riprende il suo corso normale di vita e prospera. Ecco alcuni esempi che raccontano di un’azione organica dell’uomo a difesa delle specie animali a rischio, per la prima volta in modo sistemico.

L’uomo si muove, finalmente

Le specie animali selvatiche sono in pericolo, ma l’uomo si sta muovendo per difenderle come forse non ha mai fatto prima. Il WWF italiano ha lanciato, per esempio, il progetto “Orso 2×50” per fermare il rischio di veder sparire dal pianeta la specie dell’orso bruno marsicano, patrimonio inestimabile della fauna italiana. Chiaro il messaggio: “Raddoppiamo insieme la popolazione entro il 2050“. Un progetto seguito anche da altre associazioni ambientaliste.

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Una sottospecie italiana unica al mondo

“L’Orso bruno marsicano – riporta la pagina web esplicativa del progetto orso 2×50 del WWF è una delle sottospecie più iconiche e rappresentative del nostro Paese e, nonostante sia protetto da leggi italiane ed europee, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, unico areale della specie, vivono solo 50 individui”. 

In questa situazione, la più grande organizzazione mondiale per la conservazione di natura, habitat e animali selvatici in pericolo, ha coinvolto Governo, Parlamento, ministero dell’Ambiente, parchi nazionali, Comuni e Regioni nel progetto. L’obiettivo è quello di raddoppiare la popolazione di orsi bruni marsicani. Da 50 individui oggi, nel 2050 ne devono essere contati minimo 100.

“Garantire un futuro all’orso – afferma il WWF – vuol dire quindi lavorare, da un lato, per aumentare l’areale della specie nell’Appennino centro-meridionale, e dall’altro ridurre quanto più possibile i casi di mortalità della popolazione”

Cosa ancora deve essere fatto

Il WWF richiede a Governo e Parlamento 6 milioni di euro da stanziare in 3 anni. Il ministero dell’Ambiente invece, è coinvolto nella salvaguardia dell’orso bruno marsicano poiché dovrà occuparsi di svolgere attività dirette alla conservazione della biodiversità.

“Ai Parchi Nazionali – riporta lo stesso sito web esplicativo del progetto – chiediamo di istituire o completare l’istituzione delle Aree Contigue previste dall’art. 32 della Legge quadro n. 394/1991 per contribuire alla creazione della Rete ecologica Italiana nell’Appennino Centrale a tutela dell’Orso”. ​

Alle Regioni, l’organizzazione domanda di non intralciare lo svolgersi delle attività richieste ai Parchi Nazionali, anzi di favorirle. I Comuni invece, vengono sollecitati affinché mettano in sicurezza le risorse trofiche, quindi pollai, carotai e rifiuti.

Cosa è stato già fatto

Il servizio di sorveglianza del Parco Nazionale d’Abruzzo, insieme ai Carabinieri Forestali hanno messo in sicurezza molte strutture. Queste risultavano pericolose per l’incolumità dell’orso. Il WWF ha inoltre, distribuito in comodato gratuito, alle comunità locali, recinti elettrificati. Quest’ultimi, senza arrecare danni all’animale selvatico, lo tengono lontano da pecore, api, cavalli e pollai.

Il WWF ha, per di più, organizzato un incontro a livello nazionale nella città di Roma, per sensibilizzare la popolazione sull’argomento. Tra l’altro, anche i giovani volontari di WWF YOUng si sono impegnati per la tutela del marsicano. Hanno realizzato ben quattro campi WWF per l’Orso in Abruzzo, Lazio e Molise.

Per difendere la tigre

In questo caso, oltre al WWF c’è l’organizzazione FOUR PAWS International a occuparsi della questione. “Il commercio di tigri in cattività è legale e fuori controllo in tutta l’UE. – riporta la pagina web di FOUR PAWS International – Che si tratti di esibirsi in spettacoli circensi, comprati come animali domestici o uccisi e trasformati in medicina tradizionale, la mancanza di regolamentazione in Europa sta mettendo a grande rischio una specie quasi estinta”. 

Proprio per questo, l’organizzazione FOUR PAWS International ha dato vita a una petizione per fermare il commercio dell’animale selvatico. L’obiettivo della raccolta firme è quello di avanzare una proposta alla Commissione Europea: rendere illegale il commercio della tigre.

Il WWF lancia il progetto Tx2

Il WWF, dal canto suo, si propone di ripopolare la specie, raddoppiando, proprio come con l’orso marsicano gli individui in natura. Nel 2016, agli albori del progetto Tx2  si contavano 3890 esemplari. Il fine è quello di arrivare a 6000 tigri entro il 2022.

“Nei prossimi cinque anni – dichiara il WWF sul sito inerente il progetto Tx2 – siamo impegnati a investire 50 milioni di dollari americani nella conservazione della tigre, e puntiamo ad aumentare il finanziamento a 85 milioni. Le strategie adottate tendono sia a misure di emergenza per salvare le tigri in pericolo, sia ad azioni a lungo termine per assicurare loro un futuro”.

Salvaguardare l’habitat

L’organizzazione si impegna a salvaguardare l’habitat dall’animale e le sue prede, fonti di sostentamento. Per di più, farà pressione sugli Stati dove vivono questi esemplari affinché organizzino anch’essi, un piano d’azione volto a proteggere le tigri rimaste. Cosa più importante, continuerà a sostenere la lotta al bracconaggio.

 

Panda, animali selvatici vulnerabili

Il 4 settembre 2016 è l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ad annunciare che il panda passa dalla categoria “a rischio” alla categoria “vulnerabile”. Questo non significa però, che il panda non sia più a rischio di estinzione.

A rendere problematica la vita dell’animale è il suo habitat naturale, ma non solo. Un tempo il panda viveva in tutto il sud e l’est della Cina, nel Myanmar e anche nel Vietnam settentrionale. L’espansione e lo sviluppo urbano da parte dell’uomo hanno spinto l’animale nelle fitte foreste di bambù e di conifere dei rilievi montuosi della Cina Sud Occidentale.

Questa parte destinata alla vita del panda, con l’avanzare del tempo, si è ridotta sempre di più a causa di deforestazioni e distruzioni della foresta. Questo impedisce all’esemplare di trovare ciò di cui ha bisogno per cibarsi.

Il panda, uno strumento di politica internazionale

L’animale in questione non solo è in pericolo a causa del suo habitat naturale che va, via via, riducendosi ma, come la tigre, è una specie commercializzata e utilizzata in modo improprio.

In Cina, l’animale è considerato un tesoro nazionale e proprio a causa di ciò, viene utilizzato a favore del soft power cinese. Non a caso nasce la diplomazia del panda. La Cina ha spesso donato ai propri alleati e partner i panda come simbolo di amicizia politica. L’America, la Corea del Nord, l’Urss e la Germania sono solo alcuni dei paesi che hanno ricevuto l’animale in regalo.

Altre nazioni invece, affittano l’animale per i loro zoo pagandolo in leasing alla Cina. Nel 1996 per esempio, fu lo zoo di San Diego a pagare il gigante asiatico per avere in cambio l’animale. Affittò una coppia di panda per 12 anni al prezzo di un milione di dollari l’anno.

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