Un lungo colloquio virtuale per rinnovare gli accordi USA-Cina. Non si tratta di Cold War ma di Code War.

Nella notte del 16 novembre, è avvenuto uno degli incontri più attesi dall’elezione di Joe Biden: il faccia a faccia fra il presidente USA e il leader cinese Xi Jinping. Uno scambio di sguardi virtuale che, per più di tre ore, ha messo in luce i punti caldi fra USA-Cina.

Le parole chiave di questo dibattito sono state: Taiwan, clima, competizione e diritti umani. Una summa di elementi che ha caratterizzato i vertici che si sono susseguiti in questo ultimo anno: dal G20 al Cop26, passando per la questione economica e l’immigrazione.

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Una “Unica Cina” per cooperare e limitare la competizione

In seguito al G20 e alla Cop26, i due presidenti hanno convenuto che, per creare davvero un pianeta migliore, dovranno cooperare e limitare la competizione economica. Il ruolo degli USA e della Cina sarà fondamentale anche per la pace e la garanzia di migliorare la sanità globale.

Mentre il dialogo sulla piattaforma Zoom continuava, gruppi appartenenti alle minoranze uigure, tibetane e hongkonghesi, manifestavano davanti alla Casa Bianca in segno di protesta. Su questo tema, con le ombre dei cartelli di accusa all’operato del leader cinese, si è aperto il capitolo Taiwan. Un tema che aveva creato alcuni screzi verbali e frecciatine, durante il G20 di Roma, fra il ministro degli esteri cinese Wang Yi e Joe Biden.

Quello che è chiaro è che la Cina ha ottenuto un punto a suo vantaggio; Xi Jinping ha ribadito che la visione degli USA deve essere quella di una “Unica Cina”, ovvero: non si può essere pro Taipei o pro Pechino, ma solamente pro Cina. Dall’incontro è emerso che gli USA hanno scelto di assecondare questa opzione, che non vede più Taiwan come uno Stato indipendente. Il dibattito è stato un importante punto di partenza, ma ad oggi è più che altro un cumulo di parole, che solo il futuro potrà rendere pratiche.

Una nuova versione di Guerra Fredda fra USA e Cina?

C’è chi definisce il rapporto fra USA e Cina una nuova Guerra Fredda. Alla luce di ciò che sta accadendo, i protagonisti e le situazioni sono molto diversi da quelli che, dal 1947 al 1989, segnarono una profonda cicatrice sull’Est e Ovest del Mondo. All’epoca, la Guerra Fredda (Cold War) era dettata da due fazioni: l’Est, caratterizzato dalle socialiste Cina e Russia, che si stagliavano contro la democrazia dell’Ovest, espressa dagli USA e da una neonata concezione di Europa.

Erano gli anni della decolonizzazione in Africa e della formazioni di nuovi stati in Asia; del primo boom economico, dove l’Europa dipendeva dal piano Marshall e da un profondo servilismo nei confronti degli USA; della Guerra in Vietnam e del crollo di monarchie e imperi; del tentativo di raggiungere la luna e di ottenere il primato spaziale fra USA e Russia. Un periodo storico complesso, con leader scomodi, come Che Guevara o Khomeini, ma fatto di alleanze ben definite, rispetto alla sovrapposizione di trattati e di vertici che attualmente imbrigliano i Paesi del Mondo.

Parlare di Guerra Fredda è quindi molto lontano da ciò che sta accadendo adesso fra Cina e USA. Il politologo americano Alec Ross ha definito la Cold War attuale una “Code War”: una guerra fatta di codici, che non si combatte più fisicamente, ma in maniera virtuale, con una rapidità di reazioni che si discosta da quelle del passato. In questa nuova visione del Mondo, non ci resta che attendere le prossime mosse di Joe Biden e Xi Jinping, osservando le reazioni degli altri leader e interpretando i nuovi codici fra Potenze.

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Erika Mattio

Erika Mattio, giornalista, autrice, archeologa, antropologa, viaggiatrice, dottoranda in Antropologia fra Madrid e Venezia. Ho studiato a Istanbul e Mashhad per poi intraprendere spedizioni in Medio Oriente e in Africa. Scrivo per BuoneNotizie.it e sono diventata pubblicista grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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