Cannes 2021 si conclude con l’assegnazione della Palma d’oro a una regista donna, Julia Ducournau, 28 anni dopo Jane Campion.

Cannes 2021, la prima grande kermesse cinematografica in presenza dell’era Covid-19, si è conclusa con l’assegnazione della Palma d’oro come miglior film a Titane, l’opera di Julia Ducournau. Per la seconda volta il premio torna tra le mani di una regista donna: l’ultima volta era stato 28 anni fa, quando Jane Campion vinse con il suo Lezioni di piano.

La regista francese stringe tra le mani l’ambita statuetta con inalterato entusiasmo nonostante Spike Lee, presidente di giuria, avesse annunciato per errore la sua vincita prima della proclamazione ufficiale. La 74esima edizione del festival di Cannes non solo ha riportato le registe donne al centro della scena ma è stata la prima grande occasione di incontro mondano dell’era Covid.

Cannes 2021, scommessa anti Covid vinta?

L’edizione di Cannes 2020 era stata cancellata proprio a causa della pandemia. Una notizia sconvolgente per il mondo del cinema, che però riparte proprio dalla Croisette per il primo evento mondano in presenza dopo un anno e mezzo di pandemia. Le misure messe in atto dal festival per consentire lo svolgimento della kermesse in sicurezza sono state tamponi per tutti ogni 48 ore, proiezioni decentrate ma nessun limite di accesso alle sale. Il governo francese, dallo scorso 30 giugno, ha tolto ogni restrizione sui posti a sedere agli eventi.

Sul red carpet si sono visti i soliti outfit da sogno ma ben poche mascherine. Merito della campagna vaccinale e dei tamponi ogni 48 ore ma soprattutto di una impellente voglia di normalità. Molti giornalisti hanno però denunciato come il sistema di prenotazione online per assistere alle proiezioni non funzionasse, costringendoli ad adottare il sistema “chi prima arriva meglio alloggia”. Risultato: code e attese lunghe fuori dalle sale, con rischio di assembramenti.

Nonostante i contagi durante Cannes 2021 si siano mantenuti bassi (si parla di 3 persone positive al giorno su migliaia di test effettuati), la stampa non è stata tenera con la gestione del festival. La voglia di normalità che ha portato gli stessi attori a sfilare a viso scoperto sul tappeto rosso si respirava anche nei luoghi in cui, invece, avrebbe dovuto vigere uno spirito più ligio alle regole. Molti giornalisti denunciano controlli superficiali, fatti spesso a mani nude sui telefonini degli accreditati, mascherine abbassate durante le proiezioni e un sistema di tracciamento poco preciso.

Cannes 2021 si è conclusa da poco ed è ancora presto per trarre conclusioni. Vedremo se e come la gestione “rilassata” dell’emergenza andrà a influire sui contagi da Covid-19. Ma questa edizione sarà ricordata anche per l’assegnazione della Palma d’oro a una regista decisamente fuori dagli schemi, Julia Ducournau.

Julia Ducournau e il suo Titane

Classe 1983, parigina doc, figlia di una ginecologa e di un dermatologo che le hanno fatto nascere l’interesse per le capacità espressive del corpo umano, da sempre al centro dei suoi film. La regista trionfatrice a Cannes è una vera rivelazione nel mondo del cinema.

Nel 2016 aveva sconvolto il mondo del cinema presentando proprio a Cannes Raw, storia di un’adolescente vegana che si scopre cannibale. In Titane la regista esplora le meccaniche tra uomo (anche in questo caso la protagonista è femminile) e macchina con la storia del rapporto viscerale tra una ballerina con una placca in titanio nel cranio e la sua Cadillac. La regista francese ammette il “debito” con il cinema di David Cronenberg che proprio a Cannes, con il film Crash, ottenne il Premio speciale ma non la Palma d’oro.

“Il lavoro di Cronenberg è stato fondamentale per me, allo stesso modo in cui lo è stata la mitologia greca quando ero bambina”.

Julia Ducournau, artista che nelle sue pellicole mescola commedia, dramma, horror e fantascienza, non ama essere definita “regista donna”:

Sono una persona, regista, faccio film perché sono io, non perché sono una donna. Spero di aver avuto il premio per il mio film e non per il mio genere perché non mi definisce per niente”.

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