L’espressione “Italian sounding” si riferisce a quei prodotti che presentano nomi e slogan riconducibili all’Italia, ma che in realtà non hanno nulla a che fare con il nostro Paese. L’obiettivo è quello di attirare il consumatore verso l’acquisto di un prodotto che evochi la qualità del made in Italy, riconosciuta nel mondo. Negli ultimi anni, il mercato del falso italiano è cresciuto in maniera esponenziale, tanto da superare più del doppio quello dei prodotti autentici.

Il settore in cui l’Italian sounding è maggiormente diffuso è quello agroalimentare: il cibo italiano è notoriamente apprezzato e di conseguenza le imitazioni crescono sempre di più perché sinonimo di qualità e genuinità. Il fenomeno però rappresenta un problema per la produzione italiana, che rischia di essere sorpassata dal finto cibo italiano: per questo il confronto tra le imprese e le istituzioni è fondamentale per sostenere e tutelare l’economia italiana.

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Che cos’è l’Italian sounding

La lista dei prodotti falsificati è molto ampia e tra questi, i più imitati, secondo Coldiretti sono i formaggi come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tutti i continenti. Tra i salumi i più copiati sono il Parma e il San Daniele, ma anche la mortadella Bologna e il salame cacciatore. Falsificati anche l’olio extravergine di oliva, le conserve di pomodoro San Marzano e i vini, dal Chianti al Prosecco, che resta il più gettonato.

Da un punto di vista legislativo, l’Italian sounding si differenzia dalla contraffazione, che si riferisce a illeciti riguardanti la violazione del marchio registrato, delle denominazioni di origine come ad esempio le DOP, IGP, del copyright e del logo.

Dunque la contraffazione è sanzionabile mentre l’Italian sounding non è punibile. Quest’ultimo ha una valenza solo evocativa che ricorda l’italianità dell’articolo, al fine di indurre il consumatore ad associare erroneamente il prodotto locale a quello autentico italiano. 

Italian sounding: dove è diffuso e quanto vale

Recentemente si è registrato un aumento delle falsificazioni soprattutto negli Stati Uniti, in Canada e in diversi Stati europei come Francia, Germania, Polonia. I più danneggiati dal fenomeno sono i produttori italiani, costretti ad abbassare i prezzi, colpendo così economicamente una parte molto consistente del settore agroalimentare, ma anche i consumatori, ai quali sono proposti prodotti di più bassa qualità.

Il mercato dei prodotti tipici italiani imitati ha un valore di circa 91 miliardi di euro (nel 2018 era intorno ai 100 miliardi), di cui 60 si riferiscono agli utenti stranieri che realmente intendono comperare prodotti made in Italy e sono ingannati da queste azioni di marketing.

Un valore analogo al mercato dell’esportazione agroalimentare che potrebbe raddoppiare da quasi 59 a 119 miliardi di euro in base ad un rapporto realizzato da The European House – Ambrosetti e l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA). 

Il fenomeno è stato analizzato considerando gli scaffali della grande distribuzione organizzata (GDO) internazionale e interpellando 250 rivenditori di 10 Paesi (Stati Uniti, Canada, Brasile, Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi, Cina, Giappone e Australia). Lo studio è stato condotto su 11 prodotti tipici del made in Italy agroalimentare (parmigiano, gorgonzola, prosciutto, salame, pasta di grano duro, pizza surgelata, olio-extra vergine di oliva, aceto balsamico, ragù, pesto e prosecco).

Dall’analisi scaturisce che i prodotti copiati conformi ai criteri legali di etichettatura, non ricadono nelle pratiche illegali della contraffazione e ciò da origine ha conseguenze negative per il commercio dei prodotti agroalimentari made in Italy.

Italian sounding: che cos'è e quale è il suo impatto sull'economia italiana

Pomodori per produrre la salsa, uno dei prodotti più copiati

Italian sounding: le possibili soluzioni contro il fenomeno

Per contrastare l‘Italian sounding, è necessario informare correttamente i consumatori stranieri sulle qualità dei prodotti made in Italy, informandoli dell’importanza della qualità del “fatto in Italia”, con la promozione di progetti di educazione del consumatore.

Inoltre la riduzione di barriere tariffarie e doganali, potrebbe favorire il commercio dei prodotti italiani autentici, a discapito di quelli falsi.

Anche le istituzioni, possono ricoprire un ruolo importante nell’opposizione al fenomeno attraverso l’unione delle forze politiche nazionali presenti all’estero. Infine anche gli italiani residenti all’estero possono fare la loro parte, valorizzando il made in Italy originale all’estero, diventando così dei veri e propri promotori del cibo italiano autentico. 

La protezione del brand si può effettuare solo identificando in modo certo e univoco il prodotto al fine di dimostrare se è originale. Il contrasto al mercato parallelo si può effettuare solo tracciando la storia del prodotto nella sua movimentazione lungo la filiera. La certificazione dell’originalità del prodotto diventa efficace quando l’utente può, autonomamente, verificare i passaggi della filiera. L’ultima frontiera sono invece le etichette intelligenti, che associando l’uso di diverse tecnologie permettono di formare una barriera in più di sicurezza, proteggendo le filiere a 360 gradi e garantendo una maggiore tutela al consumatore al momento dell’acquisto. 

Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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