Otto consumatori di pesce su dieci preferiscono quello allevato in Italia perché ritenuto più sicuro.

Il 48% dei consumatori italiani ha cambiato le proprie abitudini alimentari, privilegiando il pesce. L‘82% degli acquirenti di prodotti ittici, inoltre, sceglie pesce allevato in Italia perché nostrano e quindi considerato più controllato e più buono. Sono questi i risultati del recente studio sull’impatto del lockdown sull’allevamento intensivo di prodotti ittici. L’API (associazione piscicoltori italiani di Confagricoltura) ha commissionato l’analisi a Crea Marketing Consulting, una società di consulenza. Il pesce arriva a occupare così la terza posizione nelle scelte dei consumatori e si colloca dopo la pasta e le verdure.

Il presidente di API, Pier Antonio Salvador, ha presentato gli esiti della ricerca “Acquacoltura e Covid-19: quale impatto sui consumi?” durante la manifestazione online Aquafarm del 25 marzo scorso. L’evento ha anticipato la fiera dell’acquacoltura (allevamento intensivo di pesci, molluschi o alghe in acque dolci o salate) Aquafarm, che si svolgerà a Pordenone il prossimo 9 e 10 giugno. La fiera permetterà ai professionisti del settore dell’acquacoltura sostenibile euro-mediterranea di confrontarsi, aggiornarsi e stabilire nuovi contatti.

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Che cos’è API

L’Associazione Piscicoltori Italiani è nata nel giugno del 1964 ed è un organismo professionale di categoria con sede a Verona. API vuole tutelare, sviluppare e consolidare tutte le attività di allevamento ittico, sia in acque dolci che in acque marine. Per far ciò, l’Associazione promuove studi e ricerche in collaborazione con organi Statali, d’informazione e Istituti di ricerca. Possono diventare associati API tutti i professionisti della piscicoltura intensiva, nonché chi si occupa di acquacoltura e algocoltura. Inoltre, l’API ha l’obiettivo di garantire un rapporto stretto tra il territorio e le esigenze degli acquacoltori, così che i due soggetti possano interagire in modo proficuo. Infine, nell’offrire prodotti controllati e sicuri, API punta a incrementare i consumi di prodotti ittici in Italia.

Acquacoltura italiana, dati e benefici dell’allevamento intensivo controllato

I dati pubblicati da API mostrano che il settore dell’acquacoltura nel 2019 ha prodotto circa 62 mila tonnellate di pesce, il cui valore complessivo va oltre i 300 milioni di euro. Al primo posto c’è la trota con 37 mila tonnellate; al secondo posto si colloca l’orata con oltre 9 mila tonnellate; mentre al terzo posto si trova la spigola con 7 mila tonnellate. L’ombrina si posiziona all’ultimo posto con 100 tonnellate prodotte. Molti sono i vantaggi del consumo dei prodotti ittici dell’acquacoltura in Italia:

  • ci sono controlli quotidiani e rigidi sulla qualità e sul territorio
  • allevatori, veterinari e tecnici interagiscono garantendo il benessere del pesce allevato
  • si riduce l’uso degli antibiotici ai soli casi di malattia specifica, fatto che limita la resistenza ai farmaci
  • gli allevamenti sono vicini alle zone di consumo
  • si alimenta il pesce con farine e oli animali e vegetali controllati
  • è possibile tracciare il prodotto dalla produzione al piatto, “from farm to fork”.

Come preservare le risorse ittiche, limitarne lo sfruttamento e ridurre la CO2

Davanti a una popolazione mondiale in continua crescita e con richieste sempre maggiori, l’acquacoltura sostenibile è la risposta migliore. A livello globale, infatti, il consumo di pesce aumenta sempre di più e il 60% delle risorse ittiche disponibili è sfruttato oltre misura. Inoltre, secondo i dati API, solo lo 0,07% dell’acqua dolce del pianeta è utilizzabile e oggi il settore agricolo ne spreca il 70%. Secondo uno studio del 2018 della FAO, l’acquacoltura risulta il sistema di produzione alimentare più efficiente per uso di risorse (acqua, suolo, energia) e per impatto sull’ambiente.

In effetti, per produrre un chilo di pesce occorrono poco più di 8 litri d’acqua e si generano 3,3 chili di CO2. Per ottenere un chilo di suino, invece, sono necessari più di 28 mila litri di acqua e la produzione di CO2 è pari a 6 chili. Infine, per un chilo di manzo servono quasi 21 mila litri di acqua e si riversano nell’ambiente 40 chili di CO2. L’acquacoltura è utile quindi a preservare le risorse ambientali, a proteggere le specie in via d’estinzione e a mantenere gli habitat e la biodiversità. Inoltre, gli impianti svolgono il ruolo di sentinelle ambientali, perché rilevano ogni giorno le variazioni della qualità dell’acqua. Acquistare i prodotti dell’acquacoltura significa promuovere un consumo responsabile dei prodotti ittici in Italia, a beneficio dell’ambiente.

L’acquacoltura sostenibile è vantaggiosa per l’economia e la società

I benefici dell’acquacoltura sostenibile non sono solo ambientali, ma anche economici, sociali e culturali. Innanzitutto, il pesce allevato in Italia costa di meno perché il sito di produzione e quello di vendita sono ben collegati e vicini. In secondo luogo, l’acquacoltura sostiene lo sviluppo di zone umide e lagunari, altrimenti destinate all’isolamento. Inoltre, molti impianti di acquacoltura in Italia utilizzano l’acqua anche per produrre energia elettrica pulita. Infine, l’acquacoltura consente di diversificare i prodotti allevati. Infatti, il direttore API Fabris afferma:

“L’obiettivo adesso è quello di puntare alla formazione, più l’allevatore sarà in grado di adottare buone pratiche e più la nostra salute potrà giovarne”.

EWEAS, un progetto per utilizzare al meglio le risorse idriche nell’acquacoltura

Gestire in modo efficiente e sostenibile le acque e l’energia, innovare le tecnologie e aggiornare in modo continuo le risorse umane sono le principali sfide dell’acquacoltura. Il progetto EWEAS (in inglese: efficienza energetica e idrica nel settore dell’acquacoltura) dell’API mira a tutto questo. EWEAS è una piattaforma di formazione che punta a facilitare lo scambio di pratiche sostenibili tra gli operatori per un periodo di 30 mesi, da dicembre 2018 a maggio 2021. API crede che imparare sul campo sia il modo migliore per affinare le conoscenze e le competenze degli operatori. Infine, il corso propone soluzioni per ridurre gli sprechi di energia e l’impatto ambientale. Quattro sono i Paesi coinvolti oltre all’Italia, ossia Spagna, Lettonia, Slovenia e Irlanda.

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