Materiale utile e conveniente, è diventata però un enorme problema di inquinamento: si tratta della plastica.

L’inquinamento da plastica e microplastica ha raggiunto ormai ogni parte del globo. La plastica intrappola animali oppure viene ingoiata specialmente dalle creature oceaniche. Infatti quando la plastica si degrada non scompare, ma si rimpicciolisce, creando minuscole particelle chiamate microplastiche. Anche alcuni abiti che indossiamo, realizzati con materiali artificiali, cosmetici e dentifrici contengono plastica. Tutto questo materiale finisce inevitabilmente nei nostri mari e oceani.

I numeri dell’inquinamento da plastica

Negli ultimi decenni la produzione e il consumo di oggetti in plastica è continuato a crescere esponenzialmente. Il WWF ha recentemente stimato che ogni giorno vengono prodotti oltre 450 milioni di tonnellate di plastica e 8 sono quelle che divengono rifiuti di plastica negli oceani. L’inquinamento della plastica interessa oggi oltre 700 differenti specie di animali. I fenomeni di inquinamento da plastica non hanno più confini: dall’Asia all’Africa, passando per le coste piene di plastica di Bali che hanno scosso tutti.

La pandemia ha fatto crescere l’inquinamento da plastica

L’emergenza sanitaria ha aggravato anche l’emergenza ambientale. In un recente studio dell’Università della California, i ricercatori hanno evidenziato come in circa un anno e mezzo sono state riversate nell’ambiente più di 8 milioni di tonnellate di plastica: mascherine, visiere, guanti e altri prodotti legati al contenimento del Covid-19. Secondo le stime l’inquinamento della plastica proviene per il 46% dall’Asia, poi dall’Europa (24%) e da Nord e Sud America (22%).

Prima soluzione all’inquinamento della plastica

Il problema è diventato prioritario e la prima soluzione è produrre meno plastica. I sostenitori di Greenpeace hanno sfidato la Coca Cola a usare meno plastica, mentre diversi Paesi, tra cui il Regno Unito, hanno vietato alcune microplastiche. Anche i supermercati stanno prendendo provvedimenti, come l’uso di sacchetti biodegradabili invece di quelli classici. Queste misure sono state annullate dalla pandemia che ha messo in crisi il sistema con l’impennata dell’inquinamento da plastica vista nello studio californiano.

Piccoli robot nuotatori

Un gruppo di chimici della Repubblica Ceca hanno proposto dei piccoli robot per porre rimedio all’inquinamento da plastica marino. Sono dei microrobot che misurano come la punta di una matita appuntita e hanno una forma a stella. La luce del Sole colpendoli li fa nuotare. Non appena si imbattono in un pezzo di plastica lo demoliscono. In alternativa trattengono la microplastica per poi raccoglierla successivamente.

Seabin V5 contro l’inquinamento da plastica marino

Un cestino di raccolta rifiuti galleggianti. Questo è il Seabin. L’acqua viene aspirata dalla superficie e passa attraverso un sacco di raccolta all’interno del cestino che raccoglie i rifiuti, mentre l’acqua viene rilasciata. Si stima che un Seabin può catturare circa 3,9kg di detriti di plastica al giorno e fino a 1,4 tonnellate all’anno. Per il momento sono 860 i Seabins in funzione sui mari, uno anche in Italia, a Marina di Cattolica.

Aperta la pesca ai rifiuti in plastica in Italia

Oltre al Seabin anche il nostro Paese sta prendendo sempre più a cuore la battaglia contro l’inquinamento da plastica. Proprio pochi giorni fa il Senato ha approvato il disegno di legge SalvaMare. Con questo provvedimento i pescatori potranno ‘pescare’ e portare a terra i rifiuti in plastica per farli poi smaltire correttamente. Prima infatti si incorreva in sanzioni o si doveva smaltire a proprie spese la plastica ‘pescata’.

Progetti di tutela e pulizia dall’inquinamento della plastica

Kaisei è il progetto dell’ONG Ocean Voyages Institute che mira a smantellare interamente la Great Pacific Garbage Patch. Si tratta della più grande isola al mondo fatta interamente dall’inquinamento da plastica marino, pari alla superficie dell’intero Canada. La più grande pulizia dei mari della storia ha avuto luogo nel giugno 2020: in 48 giorni sono state raccolte oltre 103 tonnellate di rifiuti dall’isola di plastica nel Pacifico.

Intanto alla recente COP26 i governi di Panama, Costa Rica, Ecuador e Colombia hanno annunciato l’iniziativa Eastern Tropical Pacific Marine Corridor (CMAR). La creazione di una vasta area di mare protetta e controllata contro la pesca intensiva e l’inquinamento da plastica per tutelare la biodiversità marina presente: tartarughe, squali, balene e razze.

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Riccardo Pallotta

Riccardo Pallotta

Laureato in comunicazione e marketing con una tesi sul brand journalism. Attore e speaker radiofonico in Italia e all'estero. Social media manager. Oggi collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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