Il nostro pensiero è spesso denso di pregiudizi, talvolta dettatati dalla difficoltà di interpretare i costanti cambiamenti del mondo,  talvolta causati dall’immagine sfalsata della realtà che ci viene fornita dai media. Il binomio Senegal e giovani, legato ai temi di migrazione, lavoro e sviluppo rientra in una delle fotografie più ricche di complessità, quella dell’Africa che è stata e che sarà. In Senegal, alcune ONG lavorano da anni con i giovani, concretizzando progetti e creando programmi per costruire prospettive, occupazione e ragioni per restare e far  ripartire il Paese.

L’Africa non è condannata a essere sottosviluppata

La parola Africa è molto spesso associata alle parole povertà, conflitto, malnutrizione e migrazione. Fenomeni reali, ma parziali rispetto al fermento e alle evoluzioni che sta vivendo questo continente. Tutto muta ed è così anche in Africa: indossare gli occhiali della curiosità e dell’approfondimento può aiutarci ad ampliare lo sguardo e a cogliere il cambiamento, lento o veloce che sia.

Società e culture sono in costantemente trasformazione. L’Africa è a uno stadio di sviluppo più arretrato rispetto a gran parte del mondo, ma molto è cambiato. “Negli ultimi 60 anni i Paesi africani a sud del Sahara sono passati quasi tutti da colonie a stati indipendenti – scriveva nel 2018 Hans Rosling, medico, accademico e statistico svedese – hanno ampliato le loro infrastrutture educative, elettriche, idriche e sanitarie alla stessa velocità di quella raggiunta dai paesi europei quando hanno vissuto i propri miracoli”.

La prospettiva di vita al 2022 secondo le proiezioni ONU è di 63,82 anni, rispetto ai 35,96 anni del 1950 ed entro il 2050 un quarto della popolazione mondiale sarà africana, dato che sicuramente plasmerà il futuro globale.

Giovani e Senegal, il volto del Paese nel 2022

Nel 2020, circa il 54,3% della popolazione del Senegal aveva un’età compresa tra 15 e 64 anni e i ragazzi di età inferiore ai 20 anni rappresentavano il 55% dei 17 milioni di abitanti totali. Sebbene il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni sia sceso dal 13,2% nel 2010 all’8,2% nel 2019, il Paese deve ancora affrontare un problema complesso. Nel 2021 milioni di ragazzi hanno occupato le strade di Dakar per chiedere un cambiamento radicale in ambito di politiche pubbliche e una gestione integra e responsabile dei finanziamenti allocati a tale scopo. Un approccio congiunto tra governi locali, settore privato e ONG è fondamentale per affrontare una situazione di povertà cronica che pesa soprattutto sulle giovani generazioni spingendole spesso a migrare senza disporre delle conoscenze utili a ponderare una scelta così radicale.

In Italia c’è una grande comunità senegalese, dodicesima per numero di presenze, cresciuta dai 25.000 residenti del 1992 ai 102.112 del 2020, ma sono molteplici le politiche introdotte negli ultimi anni per favorire le migrazioni di ritorno. “Più di 6.000 migranti sono tornati in Senegal tra gennaio 2017 e luglio 2020 attraverso il programma di rimpatrio volontario assistito e reintegrazione dell’OIM”.

Ripartire dai giovani: il progetto di ACRA in Senegal

Per rispondere alla crisi della disoccupazione giovanile, varie ONG hanno creato programmi per aiutare i giovani a trovare lavoro, elemento essenziale per restare o ricominciare. ACRA è una di queste: fondata a Milano nel 1968 è impegnata da più di 50 anni in progetti di cooperazione internazionale. Di recente sono stati presentati i risultati nell’ambito dell’iniziativa Ripartire dai giovani realizzata nei territori rurali della Casamance nel sud del Senegal e co-finanziata dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). Come riportato dall’Associazione,

il progetto mira a mitigare l’impatto negativo sull’economia e sulla società dei flussi migratori irregolari nel corridoio Sedhiou-Kolda-Gabu. L’esodo rurale giovanile è contrastato attraverso la creazione di opportunità formative ed economiche per accrescere l’occupazione, favorire l’empowerment femminile e il reinserimento socio-economico dei giovani rientrati nelle aree di provenienza. Lo scopo è di ottenere un impatto diretto sul contesto locale, per riorientare le politiche nazionali a favore dell’occupazione giovanile e migliorare la gestione delle dinamiche migratorie”.

I risultati raggiunti, tra impatto e sensibilizzazione

Il progetto ha dato vita a 1700 percorsi formativi e di inserimento lavorativo rivolti a donne e giovani tra i 15 e 35 anni per fornire competenze in ambito agricolo, agroecologico e informatico. L’associazione si è occupata della formazione di 250 persone in diversi settori produttivi, 2 hub informatici hanno visto la luce, con il coinvolgimento di 80 giovani formati sulle tecniche di web-journalism, 1200 in informatica di base e 200 in informatica avanzata.

Avvio attività settore agricolo-Senegal e giovani-progetti per restare e ripartire

Oltre a questo, “sono state accompagnate 27 imprese di giovani, donne e migranti di ritorno; 40 persone sono state formate in educazione finanziaria, 30 in business plan, 21 donne in trasformazione di prodotti locali e gestione d’impresa, con 37 stage avviati. La sensibilizzazione ha dato vita a oltre 100 eventi tra tornei sportivi, spettacoli teatrali, murales, la proiezione in un cine-festival con 20 testimonianze e attività di comunicazione radio, social e WhatsApp che hanno raggiunto oltre 500mila senegalesi”.

Formazione in web journalism-Senegal e giovani progetti per restare e ripartire

Le testimonianze raccolte nei video finali del progetto lasciano intravedere prospettive entusiasmanti, tra queste, quella di Coumba Aw, studentessa che ha partecipato ai corsi di web journalism organizzati da ACRA: “Uso i social media anche per pubblicare informazioni e sensibilizzare sulla salute riproduttiva, sui matrimoni precoci e sulla migrazione. La tecnologia digitale è ormai indispensabile per lo sviluppo delle nostre comunità“.

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Giulia Angelon

Giulia Angelon

Sono affascinata dall'essere umano e da come questo possa esprimersi grazie a creatività e immaginazione. Ho fondato una Società Benefit per lavorare concretamente in questo spazio di possibilità, tra arte e trasformazione culturale. Laureata in Relazioni Internazionali e Local Development, ho lavorato nella Cooperazione Internazionale, per poi dar vita ad un'Associazione che si occupa di innovazione socioculturale e ambiente. Scrivo per BuoneNotizie.it perché amo la forza creatrice che genera l'atto di comunicare quando nasce dal cuore.

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