A mano a mano che la tecnologia progredisce per trasportarci in nuovi mondi immersivi e immaginari, anche il settore dell’istruzione è chiamato a tenere il passo con i bisogni di una società in continuo divenire. In tale ambito la tecnologia va plasmata al fine di ottenere il massimo vantaggio per l’apprendimento umano mitigandone potenziali rischi e pericolose derive. A livello globale, come emerso durante il Digital Learning Day 2022, stanno prendendo piede nuove strategie didattiche che sfruttano l’intelligenza artificiale per creare avatar fotorealistici destinati a supportare il lavoro degli insegnanti. Si chiamano avateacher o insegnanti avatar e consistono in “gemelli digitali” interattivi di professori in carne e ossa.

Avateacher, un fenomeno che è già realtà

Gli insegnanti digitali possono tenere lezioni online senza apparire sullo schermo come “se stessi”, ma sotto forma di repliche virtuali identiche, ovvero avatar. Basati sull’intelligenza artificiale, consentono interazioni intelligenti con gli studenti, sfruttando forme di comunicazione semplici e sempre più realistiche. Gli avateacher possono incarnare la personalità, la voce e la natura di un insegnate umano, replicandone il tono e il linguaggio del corpo.

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Il primo avateacher è nato nel 2018 e si chiama Will; è stato ideato per insegnare l’uso delle energie rinnovabili nelle scuole primarie della Nuova Zelanda e dal suo lancio, sono già stati fatti molti progressi.

Presso l’Università di Stanford in California, ad esempio, gli studenti frequentano corsi di realtà virtuale con l’uso di visori che li catapultano in un metaverso dove partecipano alle lezioni sotto forma di avatar; e in Canada, una docente universitaria dell’Università di Saskatchewan, incontra i propri studenti in piattaforme di realtà virtuale creando spazi di condivisione delle esperienze.

Anche in India, per affrontare il problema del peggioramento dei risultati scolastici a causa delle interruzioni indotte dal Covid, il dipartimento statale dell’istruzione ha utilizzato la tecnologia dell’ologramma per proporre lezioni virtuali tenute dai migliori insegnanti governativi, con l’obiettivo di migliorare l’apprendimento grazie ad un approccio interattivo e ludico.

Insegnanti avatar: rischi e risvolti da valutare

Come succede per qualsiasi innovazione, anche nel mondo dell’educazione digitale ci sono potenziali problemi da considerare. L’uso di insegnanti avatar solleva ad esempio il tema della forza lavoro e del licenziamento dei professori. In un’era di tagli alle università, questa tecnologia potrebbe ridurre la necessità di assumere docenti. Anche il fatto di rinunciare ad una presenza fisica, poi, potrebbe impoverire la qualità dell’esperienza di apprendimento: il modo in cui gli educatori insegnano anche attraverso forme sottili di comunicazione non verbale può facilmente perdersi nella resa artificiale della didattica online.

Infine, questa tecnologia potrebbe essere vista come “appiattimento” dell’esperienza scolastica, momento essenziale per stabilire connessioni fisiche con gli altri, sperimentandosi nei rapporti.

Il valore dell’interazione umana

Molti studi scientifici si stanno concentrando sull’analisi e comparazione degli elementi che differenziano l’apprendimento digitale da quello classico. Secondo quanto emerso, anche nell’interazione con bimbi di due anni, un agente virtuale non sostituisce una persona reale. Una serie di articoli in un recente compendio di ricerca confermano questa tesi, avallata dal lavoro di Richard Lamb – PhD e Direttore del Neurocognition Science Laboratory dell’Università dell’East Carolina – secondo il quale anche per i ragazzi più grandi, la sincronia e l’intesa cerebrale docente-studente gioca un ruolo molto importante nell’apprendimento.

I benefici educativi dell’utilizzo di insegnanti avatar

L’uso di avatar come educatori risulta una strada interessante per molti docenti, che, grazie al supporto di “assistenti” digitali altamente performanti potrebbero concentrarsi sul contenuto pedagogico, sfruttando anche l’enorme quantità di dati che l’IA riesce a trattare. Al contempo, il concetto di avatar-tutor si adatta all’idea che gli studenti siano in grado di personalizzare l’apprendimento in base alle proprie preferenze, ad esempio grazie alla possibilità di scegliere un “personaggio” a loro piacimento quale docente. Non da ultimo, le scuole potrebbero assicurare con maggior facilità la “presenza” di docenti rappresentativi di una gamma più vasta di background e culture.

Ricerca e sperimentazione sono ancora in corso; ciò che ad oggi sembra fondamentale è il fatto di mantenere la componente di interazione sociale fin dall’inizio, ideando strategie per far dialogare mondo virtuale con quello reale così da preservare sempre il valore essenziale delle relazioni umane.

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Giulia Angelon

Mi piace esplorare l’esistenza, osservandone i misteri e sperimentando la forza creatrice che genera l'atto di comunicare quando nasce dall’ascolto e dal dialogo. Per BuoneNotizie.it scrivo di benessere e innovazione in chiave culturale, imparando l’arte di esserci nelle cose con intensa leggerezza.

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