Tutela privacy e intelligenza artificiale (IA) sono al centro di un corposo dibattito. L’impatto delle nuove tecnologie sulle nostre vite implica questioni etiche e sociali di non poco conto, come quella della protezione dei dati personali. Le pratiche messe in atto dai governi, ma anche da studiosi e addetti del settore, sono volte a conciliare la tecnologia con i diritti individuali. I tentativi sono confluiti in diversi documenti e regolamenti finalizzati a porre dei limiti all’utilizzo dei sistemi intelligenti.

Come l’Europa tutela i dati personali

L’esigenza di gestire, normalizzare e regolarizzare il flusso di dati personali ha spinto il legislatore europeo a normare il settore con il GDPR  2016/679 UE, meglio noto come Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. La necessità nasce anche dal fatto che l’IA necessita dei dati per svolgere le proprie funzioni, ed in particolar modo in molte sue applicazioni, di quelli personali.

La rapida evoluzione del settore ha portato l’Unione Europea a dotarsi, nel 2019, di un Regolamento europeo per l’intelligenza artificiale. L’intento della Commissione è quello di elaborare “un quadro giuridico che istituisce un approccio europeo in materia di intelligenza artificiale – stando a quanto espresso nelle premesse – per promuovere lo sviluppo e l’adozione di sistemi di intelligenza artificiale che soddisfino un elevato livello di protezione degli interessi pubblici”.

Per fare un esempio su uno dei temi più dibattuti in materia di tutela della privacy e dispositivi intelligenti come quello dei sistemi di riconoscimento facciale, nel regolamento si specifica l’esigenza di un’autorizzazione concessa da un’autorità giudiziaria o  amministrativa per poter utilizzare sistemi di identificazione biometrica da remoto in tempo reale. In questo modo viene eliminata la possibilità di gestire, in maniera autonoma, le informazioni che permettono l’identificazione di una persona.

Continuità tra GDPR e Regolamento europeo su privacy e intelligenza artificiale

Il Regolamento si pone in continuità con il GDPR. Infatti, insieme alla riservatezza, l’esattezza e la sicurezza dei dati personali raccomandati dal GDPR, nel nuovo provvedimento si garantisce l’accuratezza, la robustezza, la resilienza e la sicurezza dei sistemi di IA. In linea con l’articolo 32 si richiede, al titolare e al responsabile del trattamento dei dati, di mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza e adatte ai rischi derivanti dalla gestione dei dati. Da un punto di vista strettamente etico, che comprende anche la tutela della privacy, si parla della necessità di garantire almeno quattro principi fondamentali.

Il principio del rispetto dell’autonomia umana, secondo il quale gli esseri umani che interagiscono con i sistemi artificiali devono comunque mantenere la propria autonomia. Secondo il principio della prevenzione dei dati, per cui i sistemi di IA non devono causare danni, devono essere dei sistemi robusti e non devono essere in grado di influenzare negativamente gli esseri umani. Terzo, il principio di equità, secondo cui l’utilizzo dei sistemi di IA non deve mai ingannare gli utenti finali né ostacolare la libertà di scelta. Quarto, il principio dell’esplicabilità, cioè della trasparenza in riferimento al funzionamento di questi dispositivi.

È dunque possibile far convivere tutela della privacy e intelligenza artificiale a patto che, da un lato, i governi accettino il peso di regolare un settore destinato ad evolversi molto più velocemente dei tempi della burocrazia, dall’altro, i cittadini si impegnino a masticare sempre più quella che è una vera e propria nuova cultura digitale.

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Giacomo Capodivento

Giacomo Capodivento

Insegno religione dal 2012. Laureato in Comunicazione e Marketing e studente in Comunicazione e innovazione digitale. Per me occuparmi di comunicazione è una questione politica. Oggi collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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