La transizione ecologica urbana in Italia procede a rilento. Questo è quanto emerge dal report Ecosistema Urbano 2022, con i dati del 2021 sullo stato di salute ambientale dei capoluoghi di provincia. Inoltre, nel tentativo di individuare e creare dei modelli virtuosi, spesso si è tralasciato il fatto che una vera transizione ecologica è possibile tenendo conto anche di fattori socio-economici.

Così, negli ultimi anni, è sempre più frequente in Italia il fenomeno della gentrificazione climatica, ovvero l’innalzamento dei costi nel mercato immobiliare in funzione alla capacità di un luogo di essere resiliente ad eventi climatici avversi. Una presa di coscienza collettiva e un piano di gestione e valorizzazione dei diversi territori italiani potrebbero contribuire a risolvere le due questioni.

Transizione ecologica urbana e gentrificazione climatica

In Italia la transizione ecologica urbana procede a rilento, ma sono molte le città che hanno avviato processi di transizione ambientale. Non esiste tuttavia un quadro organico di riferimento entro cui immaginare nuovamente le città in un’epoca di crisi climatica e le manovre esistenti o in atto presentano delle lacune.

Il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) deve essere aggiornato ai nuovi obiettivi europei entro il 2030. L’Europa chiede una riduzione delle emissioni climalteranti almeno del 60%, ma il Piano è ancora fermo al 40% stabilito nel 1990. Inoltre, il Piano nazionale sull’adattamento climatico, varato in bozza nel 2018 dall’esecutivo Gentiloni, non è ancora stato approvato, nonostante il Paese sia diventato sempre più soggetto ad eventi estremi.

Il report Ecosistema Urbano 2022 di Legambiente, realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore e Ambiente Italia, propone una graduatoria delle città migliori d’Italia sotto il profilo ambientale, a partire da 18 indicatori. L’insieme degli indicatori copre sei componenti: aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia. Vengono così valutati sia i fattori ambientali, quanto la capacità di risposta e gestione ambientale.

Graduatorie come questa sono uno strumento importante e nel tempo hanno permesso di acquisire buone pratiche finalizzate a un miglioramento complessivo della qualità della vita. In questi luoghi si è anche però progressivamente manifestato il fenomeno della gentrificazione climatica. 

Il fenomeno della gentrificazione prevede la riqualificazione di quartieri con scarse risorse e grandi potenzialità. Nell’ottica di una transizione ecologica, questo comporta un’innalzamento dei costi delle abitazioni nelle città che risultano essere più vivibili. Oggi, una casa a Bolzano (prima in graduatoria) viene venduta in media a quasi 4800€/m2. Così residenti e piccole imprese non riescono a sostenere il costo della vita e lasciano i quartieri vuoti o accessibili alle fasce più abbienti.

La transizione ecologica urbana ha dei limiti, come superarli?

Photo by Miguel A Amutio on Unsplash

Una città sostenibile deve essere anche a portata di cittadino: cosa si può fare?

Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente, apre il report Ecosistema Urbano 2022 aggiungendo il parametro sociale a quelli ambientali ed energetici. Accelerare il processo di transizione ecologica è possibile, ma vanno acquisite sia norme come la legge contro il consumo di suolo, ma anche ripensati gli spazi comuni all’aperto, i quartieri residenziali e le scuole. Esistono esempi virtuosi di edilizia sociale, attenta alle esigenze dei giovani e alla ricerca di innovazione ambientale.

È necessario ripensare la mobilità nelle città. Ricorrendo a trasporti pubblici moderni, puntuali e a emissioni zero. Installando colonnine di ricarica e favorendo il passaggio all’elettrico di mezzi privati e pubblici. Senza dimenticare chi si sposta in bici, per cui andrebbero creati spazi sicuri. Si dovrebbe procedere con il restauro delle infrastrutture di distribuzione dell’acqua potabile, per ridurre le perdite e migliorare i sistemi di depurazione e di scarico. Grazie a impianti di economia circolare è possibile valorizzare anche la produzione di scarti, dando ai rifiuti nuova vita grazie.

Un Piano nazionale dovrebbe tenere conto delle peculiarità di ogni territorio che compone il variegato panorama italiano. Un modello basato su Bolzano non può essere applicato su città come Milano o Torino.

Lo Stato ha quindi la responsabilità di creare i presupposti per una diffusa acquisizione di buone pratiche e norme, che favoriscano una reale transizione ecologica, rispettosa delle peculiarità di ogni territorio. Questo non deve però diventare un alibi per il privato cittadino. Si può conseguire una reale transizione ecologica solo se accessibile a tutti. In un Paese dove costo della vita e retribuzione non coincidono ormai da anni, il costo di una casa non può essere una discriminante.

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Giovanni Beber

Giovanni Beber. Studio Filosofia e Linguaggi della Modernità presso l'Università di Trento e sono il responsabile della comunicazione di un centro giovanile a Rovereto. Collaboro con alcuni blog e riviste. Mi occupo di sostenibilità, ambientale e sociale e di economia e sviluppo.

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