Per chi vive con l’Alzheimer, la perdita di memoria non è soltanto un sintomo clinico, ma una sfida quotidiana che incide profondamente su autonomia e dignità. Oggi, grazie all’intelligenza artificiale, gli smart glasses, letteralmente occhiali intelligenti, stanno diventando strumenti capaci di affiancare la persona nella vita di tutti i giorni, aiutando a riconoscere volti, riducendo l’ansia e offrendo maggiore sicurezza nei gesti quotidiani.

In questo senso, la tecnologia non va a sostituire bensì a supportare: un piccolo aiuto che può restituire libertà e serenità.

La perdita dell’autonomia

L’Alzheimer non è soltanto una malattia delle memoria, è qualcosa di più profondo: è la perdita dell’identità personale. Quando vengono meno le capacità di riconoscere i propri cari o di saper svolgere le attività quotidiane più semplici, il paziente sperimenta un senso di isolamento profondo.

Ad oggi, la malattia di Alzheimer colpisce circa il 5% della popolazione italiana con più di 60 anni. Solo in Italia si stima che circa 500-600 mila persone convivano con questa malattia. È un fenomeno che non colpisce solo chi ne è affetto, ma coinvolge profondamente anche chi sta accanto, trasformando relazioni, ruoli e affetti.

Smart glasses: come funzionano davvero

Per chi vive con l’Alzheimer, anche le azioni più semplici possono diventare complicate. È da questa esigenza che nasce l’idea di CrossSense, un’azienda tecnologica britannica, che ha sviluppato degli smart glasses basati sull’intelligenza artificiale. Questi occhiali intelligenti utilizzano una fotocamera integrata nella montatura per scansionare l’ambiente circostante, identificare oggetti e volti in tempo reale.

Il cuore del sistema è Wispy, un assistente virtuale IA, che interagisce in modo naturale con l’utente. Oltre a fornire promemoria, Wispy interviene con discrezione durante le attività quotidiane, come assistere durante la preparazione del tè o nel vestirsi, adattandosi alle esigenze dell’utente accompagnandolo nel riconoscere ed individuare i vari oggetti. Il sistema facilita inoltre il riconoscimento di nomi e aspetto delle persone, registra conversazioni avute e oggetti con cui l’utente ha interagito durante la giornata.

Durante la fase di sperimentazione, nel periodo 2024-2025, l’azienda ha testato gli occhiali su oltre 30 coppie rilevando che, senza l’ausilio degli occhiali intelligenti, i partecipanti riuscivano a identificare correttamente gli oggetti solo al 46%, mentre con gli occhiali salivano all’82%. L’obiettivo mira a elevare la qualità della vita delle persone con Alzheimer e, allo stesso tempo, ad alleviare il carico assistenziale di chi si prende cura di loro.

Il progetto è ancora in fase di sviluppo, con test in corso per garantire la giusta sicurezza e qualità. Intanto, però, si sono già aggiudicati il Longitude Prize on Dementiapremio conferito dall’Alzheimer’s Society e da Innovate UK.  È anche grazie a questo premio che l’azienda spera di renderli disponibili entro il 2027.

Ricordare ciò che conta davvero

Gli smart glasses non restituiscono la memoria che si perde e soprattutto non fermano il decorso della malattia, ma aprono nuove possibilità concrete: sono un ponte tra ciò che si perde e quello che può ancora essere vissuto. In un contesto in cui la ricerca scientifica è continua evoluzione nella lotta contro il morbo dell’Alzheimer, strumenti come gli smart glasses, simili ad un’altra tecnologia già in uso, ovvero quella degli occhiali uditivi, possono offrire un sostegno discreto ma allo stesso tempo potente, capace di restituire senso di orientamento, fiducia e dignità.

La sfida non risiede soltanto nella ricerca della cura medica adeguata ma anche nell’accompagnare i pazienti nel loro percorso mentre questa avanza, cercando di rendere fin da subito la vita delle persone con l’Alzheimer più umana, più autonoma e meno segnata da incertezze. In questo contesto, le nuove tecnologie possono davvero cambiare il modo in cui si affronta la malattia, trasformando l’innovazione in un alleato prezioso della cura e della relazione.

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Gemma Mastrocicco

Classe 1997, laureata in Informazione, editoria e giornalismo a RomaTre. Scrivo da sempre. Autrice del libro Amami senza mentire. Sostenitrice delle tematiche legate ai movimenti femministi, dell'uguaglianza di genere. Aspirante giornalista, scrivo per Buone notizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista

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