“Quel che resta è l’amore” è il titolo di un libro pensato per aiutare a gestire l’elaborazione di un lutto. Ma se ci pensi ha anche molto a che fare con le relazioni, in primis nei legami genitore-figli, perché se da un lato i genitori sono i primi e fondamentali educatori dall’altro sono anche il primo porto sicuro in cui ognuno si sente amato e protetto. Per questo più di tutto nel rapporto quel che resta è l’amore.

Ecco perché ci ho pensato durante le feste

Ci ho pensato molto durante le feste in cui è capitato che in famiglia ci fossero delle visioni divergenti sulle modalità educative che io e il mio compagno stiamo attuando con nostra figlia e mi sono resa conto che alla base ci sono due priorità diverse.

Da parte dei parenti che ci hanno fatto notare la cosa, c’è il rispetto delle regole. Da parte nostra c’è il rispetto dei sentimenti della bambina.

Entrambe le cose sono importanti e indispensabili per dare una direzione e un’educazione a un figlio ma per noi la tutela del suo benessere emotivo ha la priorità mentre nelle generazioni passate questo aspetto veniva spesso messo in secondo piano o forse addirittura non considerato.

Perché? Semplice! Perché i genitori in primis erano stati cresciuti in un ambiente che non teneva conto del loro sentire e dei loro bisogni emotivi. (Se è capitato anche a te, quali sono state le conseguenze? Le sai riconoscere?)

Certo sono stati fatti tanti passi avanti ma la strada è ancora lunga e se vogliamo invertire la rotta e fare in modo che ogni bambino possa crescere sapendo di essere amato anche quando gli si vieta di fare una cosa. Perché possa crescere sentendosi amato anche quando piange, si dispera e non viene assecondato in una richiesta considerata inadeguata.

Per questo ‘Quel che resta è l’amore’

… perché se considero prioritario essere “in rapport” con mio figlio so che potrò far valere le regole definite insieme all’altro genitore e saprò mettere i limiti che ritengo importanti senza tralasciare i suoi sentimenti.

Saprò riconoscere il suo disagio, il suo dispiacere, il suo dissenso e lo accoglierò in un abbraccio o con le mie parole o con entrambe le cose così che il bambino si senta alla base amato e accolto anche se in quel momento è frustrato o triste o arrabbiato o sopraffatto.

Se alla base c’è il rapport, come nel coaching, potrò dirgli anche cose scomode o che non gli piacciono ma l’amore in sé non sarà mai messo in dubbio o in discussione e potrò evitare inutili punizioni.

Vizi e capricci non esistono

Per questo anche se scriverlo è controcorrente, ritengo che i vizi e i capricci non esistano ma siano solo manifestazioni di un bisogno emotivo del bambino che non riesce ad esprimere in altro modo.

Compito di genitori ed educatori è accogliere quel bisogno emotivo e solo dopo averlo fatto, far rispettare le regole.

Il che non significa che il bambino fa ciò che vuole o ottiene tutto ciò che vuole ma vuol dire che noi adulti lo riconosciamo come essere umano con dei sentimenti reali e ce ne prendiamo cura.

E allora gli possiamo anche spiegare il perché la tal regola o il tal divieto sono importanti per lui, per la sua sicurezza, per la sua salute, la sua crescita ecc. e il bambino lo capirà perché sentirà che la nostra intenzione profonda è mossa più di tutto dall’amore.

E’ un processo educativo che richiede pazienza e non è una linea retta, come tutte le cose che riguardano l’interazione umana. E’ è alla base, infatti, dell’educazione a lungo termine.

 

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