Il distacco dalla mamma e dalle principali figure di accudimento genera ansia da separazione e paura dell’abbandono ed è una fase fisiologica della crescita.

Benvenuto alla nostra rubrica del giovedì su come coltivare al meglio il rapporto con il proprio bambino. Oggi vi parlerò di una tematica con cui molti di voi si staranno confrontando. Mi riferisco sia a chi ha un bambino che sta per iniziare ad andare a scuola o all’asilo, sia a chi si trova a gestire col proprio figlio forme di distacco più gravi. Per gestirlo al meglio ci sono tre aspetti fondamenti:

  1. la collaborazione e comunicazione con gli educatori
  2. un ascolto e gestione emotiva di se stesso da parte dell’adulto
  3. tanto amore, pazienza e comunicazione sincera nei confronti del bambino

Ogni struttura che sia asilo nido o scuola dell’infanzia ha metodologie diverse relative all’ambientamento specialmente in questo periodo di pandemia, per questo è bene per i genitori informarsi a priori su come funzionerà l’ambientamento e assicurarsi che possa essere affrontato secondo i ritmi e necessità del bambino e laddove non fosse possibile avere le informazioni necessarie per poter preparare se stessi e il bambino alla gestione del distacco.

Ascolto di sé e accettazione delle emozioni che suscita il distacco

Per un genitore e in special modo per una mamma il distacco dal proprio bambino è un momento emotivamente impegnativo. Di solito scatena emozioni contrastanti: sollievo di poter avere un po’ di tempo per sé o da dedicare al proprio lavoro ma anche senso di colpa nel lasciare il bimbo da solo in situazione di stress. Perché è normale che ci vorrà del tempo per abituarsi alle nuove persone, al nuovo ambiente, alla nuova routine e ciò comporta un disagio momentaneo nel bambino.

Ecco, per la mamma è utile affrontare queste emozioni e anche esternarle al bambino dicendo per esempio: “Mi dispiace che tu stia incontrando delle difficoltà, la mamma e il papà hanno scelto questo asilo perché sappiamo che le tue maestre si prendono cura di te e ti fanno sentire accolto. Sappiamo anche che sei al sicuro mentre noi dobbiamo (e vogliamo) lavorare. Anche io sento la tua mancanza quando non ci sei e sono felice quando torno a prenderti e ci abbracciamo“. Oppure una cosa come: “Anche per me il distacco da te è impegnativo ma so che è per il bene di entrambi e che sei in un posto sicuro con persone che ti vogliono bene“.

Ogni famiglia sceglierà le parole che preferisce: la cosa importante è la sincerità. I bambini comprendono le nostre emozioni e sono più intelligenti di quanto pensiamo perciò è un bene anche esternare le proprie difficoltà relative alla gestione del distacco focalizzandosi, però, sugli aspetti positivi: il ritrovarsi dopo, fare qualche attività insieme senza interruzioni, ecc.

Libri utili per la gestione del distacco

Utile può anche essere leggere dei libri sul tema del distacco. Alcuni dei miei preferiti sono ‘A più tardi’ che parla del nido oppure ‘Mamma quando torni’. Oppure ancora ‘Tre piccoli gufi’ nel caso di una mamma che torna a lavoro e i bimbi restano a casa. Ce ne sono tanti altri: li potete trovare in rete o farvi consigliare dalla biblioteca di fiducia.

Sicuramente gli adulti in casa dovranno armarsi di tanta pazienza perché per qualche settimana sarà facile che il bimbo manifesti emozioni molto forti e ricerchi un contatto continuo poi con la mamma quando è a casa. A volte può essere pesante anche per la mamma a cui non resta molto spazio per sé perciò è bene rimanere uniti in famiglia e trovare dei modi per far sì che i bisogni di tutti siano accolti. Così come è importante che il bambino si senta ascoltato, rassicurato e amato.

Distacco permanente, cosa fare in caso di lutto

Una situazione diversa ma pur sempre un distacco avviene nel momento in cui in famiglia avviene un lutto. Ovviamente qui la situazione è più complicata perché la persona che è venuta a mancare poi non torna. Quando si tratta di figure diverse dai genitori valgono i principi della sincerità e della condivisione dei propri stati d’animo da parte degli adulti (che necessitano di rimanere lucidi almeno davanti ai bambini). Quando i bimbi sono più grandi, è utile trovare insieme a loro dei modi per mettersi in contatto con la persona che è mancata: ad esempio, chiudere gli occhi e immaginarsi il suo viso e sentire il sentimento di amore dentro di sé oppure fare una cosa che si faceva insieme a lui/lei, ecc.

Parlare della morte è spesso un tabù più per noi adulti che per i bambini che stanno scoprendo il mondo e che quindi hanno bisogno di noi per capire cosa avviene. Per questo è preferibile evitare storie di fantasia, senza mancare di rispetto alla fede religiosa di ciascuno: si può per esempio dire che il corpo della persona ha smesso di funzionare (con più o meno dettagli a seconda dell’età) e che la sua anima si è riconnessa a Madre Natura (o a Dio, o all’Energia vitale che connette tutti gli esseri viventi, ecc.). Scegliete ciò che è più in linea con il vostro credo.

Un discorso diverso è la morte di uno dei due genitori, in quel caso suggerisco un aiuto specializzato al genitore che resta il quale, sulla base anche dell’età dei bambini, saprà suggerire come  affrontare questo distacco ed elaborare il lutto nel miglior modo possibile.

Leggi anche:

Lo sviluppo del bambino: benvenuto all’appuntamento settimanale per genitori consapevoli

Sara Propoggia

Sara Propoggia

Sara Propoggia, sono una Parent Coach: facilito la vita ai genitori che scelgono la consapevolezza e agiscono per creare un mondo pacifico e armonico, un giorno alla volta.

Vuoi diventare giornalista?

Sei un aspirante pubblicista, ma non hai ancora trovato editori disposti a pagare i tuoi articoli?

Scopri di più