Ad oltre un mese dall’inizio della guerra fra Ucraina e Russia, i leader del mondo si riuniscono quasi quotidianamente per trovare soluzioni. Mentre Zelensky ha dato vita a una guerra documentata anche sui social, la Russia continua a negare la veridicità delle immagini.

I vertici che hanno toccato Madrid, Parigi, Bruxelles e Istanbul avevano come obiettivo comune quello di azionare il dialogo fra Mosca e Kiev. Il 24 marzo 2022 i leader della NATO si sono riuniti a Bruxelles e i propositi si sono diramati sino al 1° aprile, nel vertice di Istanbul. Erdogan si è posto come mediatore per un cessate il fuoco: per la prima volta da oltre due settimane si è tenuto un incontro fra la delegazione ucraina e quella russa. Anche i Paesi fuori dalla NATO hanno detto la loro, cercando di mantenersi neutrali, ma coerenti con le linee imposte dagli altri leader.

Le mosse di Bruxelles: la NATO e l’appoggio all’Ucraina

Dal vertice di Bruxelles, che ha visto la presenza di Joe Biden e il collegamento del presidente dell’Ucraina Zelensky, sono cambiate alcune cose. I colloqui ad Istanbul hanno fatto sperare in un avvicinamento e al cessate il fuoco. La Russia ha infatti depotenziato le attività militari su Kiev.

I vertici non hanno mai raggiunto il desiderato incontro fra Putin e Zelensky. Sono però un tentativo di prendere tempo per avvicinare le delegazioni di Russia e Ucraina.

In queste settimane la NATO ha palesato la sua vicinanza all’Ucraina, nonostante la non ammissione all’interno dell’Alleanza. Zelensky ha attivato l’iniziativa U24 (United for Peace), che ingloba alcuni Paesi, fra cui l’Italia,vche si adoperano ad entrare in azione in 24 ore, in caso di aggressione.

I Paesi extra NATO stanno giocando un ruolo chiave e la lentezza nel prendere una decisione è determinata anche dalle loro scelte. Nel frattempo le mosse della Russia stanno mettendo in crisi alcuni leader, come Viktor Orbàn, premier ungherese. Orbàn, in carica dal 2010, è stato rieletto il 4 aprile 2022 per la quarta volta, nonostante molte contestazioni. La guerra in Ucraina ha reso l’Ungheria isolata dai Paesi vicini (Polonia, Slovenia e Repubblica Ceca) che hanno dimostrato solidarietà per l’Ucraina. Questo rende così il Paese non solo isolato, ma a rischio di un cambiamento di governo epocale, essendo Orbàn legato alla Russia.

Draghi e le richieste ai leader UE per distaccarsi dalla Russia

Mario Draghi, in linea con Macron e Scholz, ha parlato telefonicamente con Zelensky: il 28 marzo ha garantito il sostegno nei confronti dell’Ucraina e il contributo dell’Italia. Il nostro Paese si pone come alleato per il piano U24 e per opere di accoglienza e migrazione dei civili ucraini.

Nel contempo, il 31 marzo il premier italiano ha aperto un dialogo telefonico con il presidente russo Vladimir Putin. Draghi ha annunciato che una tregua ci sarà. “Voglio parlare di pace – ha esordito nel dialogo con Putin – è necessario attuare al più presto un cessate il fuoco”.

Ci sono stati dei passi avanti nei negoziati, anche se c’è ancora molto lavoro da fare. In questi primi giorni di aprile, è stato dato il via all’apertura di corridoi umanitari, confermati anche dall’intelligence americana.

I paesi extra NATO: il no pressing della Cina e le nuove alleanze

I Paesi fuori dalla NATO stanno temporeggiando, in attesa che le decisioni fra Russia e Ucraina su un cessate il fuoco si conclamino. La Cina si è espressa il 1° aprile, chiedendo all’Europa e agli USA di abbandonare la mentalità da guerra fredda: lasciare agire Ucraina e Russia liberamente senza schierarsi potrebbe accelerare il dialogo fra Putin e Zelensky.

L’intento della Cina è quello di non condannare direttamente la Russia e mantenere neutralità. Questo aspetto ha aperto la porta ad un altro importante incontro: quello fra il Ministro degli Affari Esteri cinese Wang Yi e il Ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar. È il primo incontro dopo due anni di lotte al confine del Galwan.

La guerra fra Ucraina e Russia sembra quindi smuovere alleanze irrigidite nel tempo: le sanzioni imposte alla Russia stanno così aprendo nuovi possibili dialoghi. Lo si è visto nei giorni scorsi fra gli USA e il Venezuela, con l’incontro fra la delegazione americana e Maduro. Lo si percepisce in alcune dichiarazioni dell’Iran: il presidente Raisi potrebbe essere destinato ad avvicinarsi all’Europa e agli USA, grazie alle scorte di petrolio. Una svolta, dopo l’illusione di veder terminato l’embargo nel periodo Obama e il ripristino durante la presidenza di Trump.

Nei prossimi giorni si delineeranno importanti dinamiche geopolitiche che potrebbero segnare una nuova epoca di alleanze.

Erika Mattio

Erika Mattio

Erika Mattio, archeologa, antropologa, viaggiatrice e sportiva, laureanda in Scienze dell’Antichità. Ho studiato a Istanbul e Mashhad per poi intraprendere spedizioni in Iran e in Africa. Scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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