L’allergia primaverile esplode normalmente in questi mesi, sebbene sia destinata, nel corso degli anni, a dilatarsi nel tempo. Secondo uno studio condotto dall’Università del Michigan, infatti i cambiamenti climatici e le emissioni di anidride carbonica daranno alla stagione dei pollini un inizio precoce (da 10 fino 40 giorni di anticipo), impattando su diversi aspetti tra economia e salute: lo studio ha preso in esame 15 tipologie di piante e il relativo andamento pollinico in funzione dei fattori ambientali sopra citati.

Nello specifico, è stato previsto che l’incremento delle temperature globali influenzerà per eccesso la crescita delle piante, determinando un rilascio maggiore di polline. In parallelo, l’aumento pronosticato per le emissioni di anidride carbonica influirà sulla biochimica delle piante, incentivandone crescita e produzione di polline, con conseguente sovrapposizione delle stagioni polliniche, cosa che porterà diverse specie arboree a produrre polline nello stesso periodo.

In questa fase dell’anno infatti diverse piante si accingono alla fioritura, disperdendo pollini nell’ambiente, che funzionano da allergeni, scatenando una reazione anomala del sistema immunitario. Secondo i dati riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la prevalenza dell’allergia primaverile si colloca tra il 10 e il 40% della popolazione, rientrando tra le malattie croniche più frequenti.

Allergia primaverile: i sintomi e le conseguenze

Quando i pollini vengono inalati, il corpo reagisce rilasciando alcune sostanze come l’istamina e sviluppando, di conseguenza, una serie di segnali distintivi: tosse, congiuntivite, occhi arrossati e lacrimanti, starnuti e congestione nasale sono i sintomi tipici dell’allergia primaverile, che variano da persona a persona per intensità. La comparsa dei sintomi può intaccare la qualità di vita della persona, il suo rendimento lavorativo, la vita sociale e il riposo notturno.

Covid o allergia primaverile? Come distinguere i sintomi

La pandemia ancora in atto e la comparsa di sintomi generici rende necessario saper distinguere l’allergia primaverile da un’infezione da SARS-CoV2. In particolare, le due condizioni sono accomunate dalla presenza di tosse, fiato corto e starnuti, mentre la lacrimazione e la secrezione nasale “acquosa” sono sintomi tipici dell’allergia di primavera. D’altro canto, l’infezione virale si caratterizza, spesso, per la presenza della febbre, che non si classifica come un sintomo tipico di un soggetto allergico.

Allergia primaverile: i rimedi

Il problema in questione può essere trattato mediante dei classici agenti farmacologici, ovvero gli antistaminici, i corticosteroidi e i decongestionanti nasali. In ogni caso, è possibile intervenire, in modo efficace, applicando anche altri e diversi rimedi come: evitare alcuni cibi, optare per soluzioni naturali, ricorrere ad alcuni comportamenti.

I cibi da evitare

A seconda dell’allergia accertata, e in modo strettamente soggettivo, potrebbe essere utile escludere dalla propria alimentazione la frutta secca a guscio e alcune tipologie di frutta fresca con semi o noccioli, ma anche sedano, prezzemolo e diversi cereali come orzo, frumento, segale, riso e avena.

Ridurre i consumo di cibi ricchi di istamina e istamino-liberatori può invece essere funzionale alla riduzione dei sintomi. Rientrano in queste categorie gli alimenti fermentati, le carni lavorate e il pesce in scatola, ma anche il cioccolato, il vino e la birra.

Gli antistaminici naturali

Il mondo botanico offre tantissime soluzioni naturali per il trattamento dell’allergia primaverile, facilmente reperibili sotto forma di integratori e preparati da erboristeria. Tra le piante in questione rientrano il ribes nero, che agisce in modo simile al cortisone, la rosa canina, utile per calmare la tosse, ma anche la piantaggine, che trova applicazione come espettorante. Interessanti anche le proprietà antiallergiche del tè verde e del tè rosso africano, senza dubbio apprezzati dagli appassionati consumatori di infusi e tisane.

I consigli comportamentali

Per i soggetti allergici al polline è preferibile tenere le finestre chiuse e gli ambienti asciutti, come le pareti della doccia, oltre che lavare spesso le superfici. È buona norma evitare accumuli di polvere negli ambienti del riposo notturno, cambiando spesso le lenzuola e utilizzando fodere anti-acaro. E’ inoltre sconsigliato l’utilizzo dell’aspirapolvere. Infine, è importante curare l’igiene degli animali domestici, ricorrendo a lavaggi frequenti.

Sul luogo di lavoro è fondamentale arieggiare gli ambienti a inizio giornata, tenendo le finestre chiuse nelle ore successive. Se presenti, è importante evitare il contatto con piante e fiori. Per quanto riguarda le ore da trascorrere all’aperto, è consigliabile prediligere le zone marine o montane, evitando parchi e giardini.

Uscire nelle ore più calde a maggiore concentrazione pollinica, così come all’inizio di un temporale, è sconsigliabile: la pioggia, tra l’altro, facilita la liberazione degli allergeni; anche viaggiare in auto con i finestrini aperti rappresenta una pratica sfavorevole. In generale, è buona norma respirare dal naso, oltre che munirsi di mascherina e occhiali da sole. Ai fini preventivi, in fine, è opportuno consultare i calendari pollinici.

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Mina Del Nunzio

Mina Del Nunzio

Mina Del Nunzio, laureata in scienze della comunicazione e dell'informazione con master in copywriting. Lavoro come blogger e copywriter aziendale. Collaboro con buonenotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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