Il disegno di legge sull’oblio oncologico potrebbe cambiare la vita a un milione di italiani. Il documento passato in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati è stato votato all’unanimità dal Senato ed è ora legge. L’Italia si allinea a paesi come Francia, Lussemburgo, Olanda, Belgio e Portogallo. Prima dell’approvazione della legge un paziente che aveva avuto un tumore, anche se guarito, non poteva richiedere un mutuo, accedere a finanziamenti, decidere di adottare un bambino ed era inoltre discriminato anche nel mondo del lavoro.

Con l’approvazione di questo disegno di legge le cose cambieranno grazie all’oblio oncologico, un diritto soggettivo che permette alle persone guarite dal cancro di scegliere di non fornire informazioni sulla propria malattia pregressa. D’ora in poi chi si è salvato dal cancro godrà di una conquista fondamentale non  solo dal punto di vista giuridico, ma anche sociale, in quanto si libererà dallo stigma della malattia oncologica.

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Nel febbraio 2022 la Commissione Europea ha auspicato che tutti gli Stati membri si dotino di una legge sul Diritto all’Oblio Oncologico entro il 2025.

Legge sull’oblio oncologico: ecco cosa prevede

Il ministro della Salute Orazio Schillaci parla di “una legge di civiltà”, la premier Giorgia Meloni sottolinea l’appoggio del governo a una norma “che cancellerà quelle umilianti e ingiuste discriminazioni che pesavano sulle persone guarite da patologie oncologiche”.

In Italia, 3,6 milioni di cittadini hanno avuto una diagnosi di cancro, ma il 27% di questi, circa un milione di persone, è guarita e non necessita di ulteriori terapie. Ma è ancora molto difficile, per chi si è salvato da questa malattia, accedere a una serie di prestazioni, poiché molti contratti richiedono, durante la stipula, la cartella clinica, dove è riportata la storia clinica del soggetto anche dopo la guarigione, quando i rischi per la salute, ormai, sono gli stessi di tutti gli altri.

La legge prevede che durante la stipula dei contratti sia vietato chiedere informazioni sulle patologie oncologiche pregresse una volta trascorsi dieci anni dalla fine delle cure mediche per gli adulti e cinque per chi si è ammalato prima dei 21 anni, tempi secondo i quali per molti pazienti l’aspettativa di vita si riallinea a quella normale. Per alcuni tumori, invece, come quello alla mammella e alla prostata la tempistica raggiunge i 20 anni, mentre per il cancro alla vescica e le leucemie sono necessari 15 anni.

Una vita oltre il cancro senza discriminazioni

Ogni persona che ha sconfitto un tumore merita di tornare alla propria vita, senza discriminazioni in base alla propria storia clinica. Negli ultimi trent’anni, si è assistito a una crescita costante della popolazione guarita da neoplasie, grazie allo sviluppo di nuovi percorsi diagnostici e di cura.

Oggi si stima che tre persone su cinque siano ancora in vita  a cinque anni dalla diagnosi oncologica, mentre i dati relativi ai bambini guariti da un tumore sono ancora più incoraggianti, considerando che un tempo questa malattia dava poche speranze di sopravvivenza.

Oggi, invece, moltissime neoplasie sono curabili, con un’aspettativa di vita lunga. Il diritto all’oblio oncologico, oltre a essere una battaglia per le condizioni materiali dei cittadini, è anche una sfida culturale per il Paese: smettere di associare il termine “cancro” al concetto di male incurabile.

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Mina Del Nunzio

Mina Del Nunzio, laureata in scienze della comunicazione e dell'informazione con master in copywriting. Lavoro come blogger e copywriter aziendale. Collaboro con buonenotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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