La legislazione italiana contro la criminalità organizzata fa scuola.

A ventinove anni dalla strage di Capaci in cui la mafia uccideva il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, la lotta alla criminalità organizzata ha fatto passi da gigante. La legislazione antimafia italiana è tra le più avanzate a livello internazionale ed è presa come riferimento da molti Paesi. Il primo provvedimento di lotta alla criminalità organizzata è la legge Rognoni – La Torre del 1982. La legge introduceva il “reato di associazione a delinquere di stampo mafioso” e la confisca del patrimonio accumulato illegalmente. Le varie leggi italiane contro la criminalità organizzata sono state riunite nel Codice Antimafia nel 2011, aggiornato nel 2017. Il Codice Antimafia consente, tra le altre cose, l’assegnazione diretta a titolo gratuito di beni confiscati a soggetti del Terzo settore.

Uno dei traguardi italiani è la firma a Palermo, il 15 dicembre 2000, della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale. I 189 Paesi aderenti si impegnano a recepire nella propria legislazione nazionale misure di contrasto, prevenzione e cooperazione nella lotta contro la criminalità organizzata. Alla base c’è l’intuizione di Rocco Chinnici, capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo negli anni ’70 e ’80, che per contrastare la criminalità organizzata è necessaria una collaborazione tra gli Stati. Infatti, le associazioni criminali operano non solo nel territorio in cui sono nate, ma anche a livello mondiale. A dare seguito a queste intuizioni di Chinnici, ucciso nel 1983, sarà Giovanni Falcone, sfruttando i suoi rapporti con l’Fbi e con le Procure dei vari Paesi europei.

Prende il via l’attività della Procura Europea

Come ha dichiarato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, durante la Giornata della legalità, lo scorso 23 maggio, “il lavoro di Falcone fu straordinario. Andare alla ricerca della forza economica della mafia lo portò a sviluppare la consapevolezza che occorreva lavorare a livello internazionale. Quando venne al ministero nel ’91 iniziò la fase di cooperazione internazionale, fu un periodo breve ma fecondissimo. A livello europeo, fu Falcone il primo a intuire che occorreva una protezione penale degli interessi finanziari. Tra qualche settimana prenderà avvio la Procura Europea, una istituzione dell’Ue, anche qui troviamo un lascito di Falcone”.

La Procura Europea (EPPO) nasce con l’approvazione del Regolamento Europeo del 2017 per combattere la grande criminalità finanziaria transfrontaliera. Lo scorso 28 settembre 2020, presso la Corte di Giustizia Europea, si è celebrata la prima seduta solenne che ha dato il via ufficiale alle attività della Procura Europea. Gli Stati membri hanno dovuto adeguare il sistema normativo nazionale, definire l’organizzazione a livello locale e la nomina dei Procuratori Europei Delegati. Oggi conta 22 Stati membri partecipanti e ha il compito di indagare sui reati di frode, corruzione, riciclaggio e frode IVA transfrontaliera. Finora le autorità nazionali potevano indagare su questi reati solo dentro i confine nazionali, avendo così strumenti limitati per combattere la criminalità finanziaria. La Procura Europea contribuirà a ovviare a tali carenze e alla lotta alla criminalità organizzata a livello europeo.

L’Unione Europea obbliga gli Stati a introdurre leggi per la lotta alla criminalità organizzata

L’Unione Europea si è dotata di vari strumenti legislativi per combattere la mafia in Europa. La decisione quadro del Consiglio europeo del 2008 definisce la criminalità organizzata “un’associazione strutturata di più di due persone, stabilita da tempo, che agisce in modo concertato allo scopo di commettere reati” che prevedano una pena non inferiore ai quattro anni di reclusione. L’obiettivo della criminalità organizzata è “ricavarne, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o un altro vantaggio materiale”. Ispirandosi alla legislazione italiana e per ovviare al fatto che in molti Paesi europei non esiste il reato di associazione mafiosa, il nostro art. 416 bis, il 20 gennaio il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione che chiede agli Stati di introdurre nel proprio ordinamento giudiziario delle leggi specifiche per la lotta alla criminalità organizzata.

Il regolamento dell’Unione Europea per il reciproco riconoscimento dei provvedimenti di congelamento e di confisca

Un altro passo in avanti nella lotta alla criminalità organizzata in Europa è Il regolamento (UE) 2018/1805 per il reciproco riconoscimento dei provvedimenti di congelamento e di confisca. Il regolamento è entrato in vigore il 9 dicembre 2020 e ricalca la legge italiana Rognoni – La Torre. Il regolamento obbliga gli Stati membri a riconoscere i provvedimenti di congelamento e di confisca emessi da un altro Stato membro e a eseguire tali provvedimenti nel proprio territorio. La cooperazione riguarda anche la confisca senza condanna, la confisca “di prevenzione”.

In Italia, il compito di trasmettere all’estero i provvedimenti di congelamento e confisca e di ricevere quelli dai Paesi membri è stato assegnato al ministero della Giustizia, in qualità di “autorità centrale”. La Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato il 12 gennaio ha diffuso una circolare diretta ai Questori relativa al regolamento. La circolare invita le Divisioni Anticrimine ad adottare le opportune disposizioni per rendere possibile la lotta al patrimonio della criminalità organizzata.

lotta alla criminalità organizzata

Processo e attori dell’iter di sequestro, confisca e destinazione dei beni sottratti
alla criminalità organizzata in Italia.
Fonte: Rapporto “Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione”.

Francia, la nuova legge per il riutilizzo sociale dei beni confiscati

Anche la Francia sta facendo passi in avanti nella lotta alla criminalità organizzata. Fino a oggi si prevedeva l’esclusiva messa in vendita dei beni sequestrati ai criminali, attraverso l’Agenzia francese per la gestione e il recupero dei beni sequestrati e confiscati, creata nel 2011. Negli anni alcune associazioni non profit si sono mobilitate per l’introduzione in Francia di una legge che potesse rendere possibile il riutilizzo sociale dei beni confiscati a fini sociali, come accade in Italia.

Il 9 aprile è entrato in vigore il decreto che dà la possibilità di riutilizzo e conversione a scopi abitativi popolari o di centri a supporto della popolazione dei beni confiscati. Nonostante questo grande passo in avanti, rimangono dei nodi aperti. Tra questi, creare un sistema efficiente di monitoraggio di queste proprietà per fini sociali e fare in modo che anche le piccole organizzazioni possano accedere a questi immobili.

Il progetto “Bene restituito” in Argentina

Anche a livello internazionale il dibattito sulla confisca dei beni e la loro destinazione a fini sociali ha una rilevanza crescente. E negli ultimi anni si guarda agli esempi di successo italiani nella lotta alla criminalità organizzata.

Un gruppo di organizzazioni italiane e argentine ha dato inizio al progetto “Bene Restituito – per lo smantellamento patrimoniale della criminalità organizzata e il rafforzamento della società civile”. Il progetto è di Libera, Multipolar, ACIJ e Circolo Giuridico di Argentina, con il sostegno economico dell’Unione Europea. L’obiettivo è di promuovere l’approvazione di un quadro normativo che preveda la destinazione a fini di utilità sociale dei beni confiscati.

“Occorre passare dalla semplice confisca del bene, risultato dell’azione della giustizia, al bene comune ovvero a una partecipazione piena della società civile, soprattutto di quella più vulnerabile”, ha dichiarato il giudice argentino Casanello. “Quella italiana è una storia di successo e fonte di ispirazione per gli altri paesi e in particolare per l’Argentina”, afferma Casanello.

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