In cerca di un nuovo impiego che garantisca autonomia e benessere.

Rassegnare le dimissioni per cercare altro, secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è un fenomeno che nel secondo trimestre del 2021 ha causato 484mila dimissioni volontarie con un aumento dell’85% rispetto al 2020. Il trend diffuso in diverse aree geografiche evidenzia quanto la pandemia abbia inciso sugli stili di vita e interessato una dimensione fondamentale per la società: il lavoro.

Secondo lo studio americano di McKinsey effettuato su un campione di 6000 unità, il 40% dei lavoratori a livello mondiale è intenzionato a rassegnare le dimissioni nei prossimi mesi, con una consistente tendenza a rinunciare alla propria occupazione senza averne una nuova (36%). Lo studio dell’IBM Institute for Business Value (IBV) ha rilevato che nel 2020 1 dipendente su 5 ha cambiato volontariamente lavoro, con un’ incidenza significativa tra gli appartenenti alla Generazione Z e i Millennial.

Per descrivere questa tendenza sono state coniate due espressioni. Con Great Resignation – Grandi Dimissioni – ci si riferisce al fenomeno legato alle dimissioni di massa, verificatasi proprio in seguito ai cambiamenti determinati nel mondo del lavoro dal Covid-19. Invece, l’espressione Yolo Economy (You Only Live Once)  identifica un’economia basata sulla ricerca di nuove opportunità di lavoro, per avviare nuovi percorsi incentrati sulla soddisfazione e sul benessere personale, in seguito alla rinuncia del precedente impiego meno gratificante.

Rassegnare le dimissioni dopo la pandemia: cause ed effetti

Tra le motivazioni che spingono a rassegnare le dimissionisi possono individuare fattori di ordine personale e professionale. Tra i primi si possono elencare l’esigenza di una maggior autonomia, la ricerca di un miglior equilibrio tra vita professionale e vita privata,  una rinnovata concezione del lavoro, la valorizzazione delle relazioni e degli interessi personali e, per ultimo ma non per importanza, la ricerca di un maggior benessere personale. D’altro canto il nuovo volto del mercato del lavoro è determinato dalla ricerca di guadagni migliori, dal crescente bisogno di autonomia, dalle prospettive di carriera, dall’esigenza di conciliare etica personale e valori del datore di lavoro e, infine, dal’ opportunità di un apprendimento continuo in concomitanza con la necessità di aggiornare le proprie competenze. 

Se per certi versi questi nuovi trend possono valorizzare aspetti della vita privata in relazione alla propria occupazione, bisogna tener conto che non mancano effetti potenzialmente negativi. Quando rassegnare le dimissioni interessa importanti porzioni di popolazione, ad esempio, l’effetto è quello di un diminuzione delle quote di ingaggiati, in altri casi i nuovi impieghi possono essere causa di tecnostress, ossia stress derivato dall’utilizzo eccessivo di strumenti tecnologici, e di overworking, ovvero carichi di lavoro eccessivi,  soprattutto per quanti  hanno cercato di bilanciare lavoro e vita domestica faticando a trovare il giusto equilibrio. C’è da considerare un altro fattore che incide negativamente: le aziende non sono pronte a riorganizzare la propria attività in funzione di questi nuovi processi. È necessario creare nuovi modelli che non mettano in fuga i lavoratori, soprattutto attraverso un ascolto più attento degli stessi da parte dei dirigenti.

Quali opportunità e quali sfide per imprese e lavoratori

Le soluzioni da mettere in campo sono ancora in fase di studio, tuttavia da un’analisi dei bisogni dei lavoratori si possono studiare nuove strategie di intervento. Quali ad esempio la maggior flessibilità nella gestione del lavoro bilanciando tempi ed obiettivi, rimodulazione degli stipendi rendendo più appetibile la posizione occupata e fidelizzando il dipendente,  agevolando la progressione di carriera e valorizzando la fedeltà e il contributo apportato dal dipendente,  riformulare il rapporto tra impresa e impiegato dedicando maggior ascolto alle sue esigenze e, infine, creare valore d’impresa attraverso una coprogettazione responsabilizzando ulteriormente il cliente interno.

Una strada possibile potrebbe essere quella evidenziata in un recente report di Curiosity@Work che ha focalizzato l’ attenzione sulla necessità di lavorare su una competenza indispensabile ai manager per arginare i fenomeni descritti: la curiosità. Il report identifica questa qualità come una caratteristica fondamentale per riconoscere e affrontare le sfide non solo a livello dirigenziale, ma anche tra i dipendenti stimolandoli e affidandosi alla loro voglia di mettersi in gioco.

Non c’è dubbio che la pandemia abbia ridefinito in maniera repentina alcuni asset a cui ci si era ormai abituati, ma rassegnare le dimissioni può essere letta come un’opportunità che ha rimesso in circolo creatività e bisogni essenziali per molto tempo rimasti latenti.

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