Uno degli obiettivi posti a Cop26 dai 197 Paesi firmatari è piantare 1000 miliardi di alberi entro il 2026. L’asticella è stata posta a un livello molto alto, ma la sensibilità generale verso il tema trova un forte riscontro nella notevole crescita dei progetti di rimboschimento.  L’idea alla base del rimboschimento del pianeta è di sfruttare le capacità delle piante di assorbire anidride carbonica (necessaria per la fotosintesi clorofilliana) per purificare l’atmosfera, il cui inquinamento continua ad aumentare. Il 2021 ha infatti segnato un +5% delle emissioni di CO2 rispetto al 2020, tornando a un livello simile al 2019: 36,4 miliardi di tonnellate.

 

Alcuni progetti

Il programma delle Nazioni Unite One Trillion Tree ha per esempio raggiunto il risultato di 18,3 miliardi di alberi piantati a novembre 2021. Lanciato nel 2020 al World Economic Forum, il progetto coinvolge più di 60 Paesi in America Latina, Africa subsahariana ed Estremo Oriente. 

Un altro nome che si sta facendo conoscere è Treedom. Si tratta di un’azienda che offre la possibilità di piantare alberi di varie tipologie in numerose zone del mondo. Oltre al rimboschimento, questo sistema sostiene il lavoro degli agricoltori locali, che l’azienda supporta nei primi anni di vita degli alberi. E quelli da frutto, non appena diventano produttivi, sono un’ulteriore fonte di reddito. Ad oggi l’azienda ha piantato quasi 3 milioni di alberi in 19 Paesi.

Necessità complementari agli alberi

In ogni caso, Cop26  ha fatto emergere un quadro piuttosto complesso, che presenta problemi di varia natura. La diminuzione delle emissioni di CO2 rimane un punto fondamentale, e in questo senso il ruolo più ambiguo lo riveste la Cina. La superpotenza asiatica è infatti al primo posto globale nella classifica dei Paesi per emissioni (10,67 miliardi di tonnellate, contro le 4,71 degli Stati Uniti, al secondo posto). Ma allo stesso tempo è il Paese che più sta investendo nelle energie rinnovabili e nei mercati ad esse collegate. Secondo Jato Dynamics, le auto elettriche cinesi rappresentano da sole il 45% del mercato globale, la cui estensione è raddoppiata nel giro di un anno. E la capacità installata di energia solare cinese è, secondo IRENA, tre volte superiore a quella statunitense.
Un ulteriore cambiamento fondamentale riguarderà lo stile di vita individuale: la riduzione delle emissioni passa anche da gesti quotidiani come l’utilizzo di mezzi pubblici al posto di quelli privati, la gestione consapevole della propria vita digitale e la riduzione dello spreco alimentare.

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