L’inquinamento del mare è stato uno dei temi oggetto della Giornata nazionale del mare l’11 aprile scorso. Proprio in quell’occasione l’Italia ha deciso di aderire ai Blue Leaders, i guardiani del mare. I leader blu sono un insieme di Paesi che vogliono ridurre l’inquinamento marino, tutelare gli oceani e proteggerli dalla pesca intensiva.
Due sono gli obiettivi principali dell’iniziativa internazionale:

  1. proteggere almeno il 30% dell’oceano globale con una rete di aree marine protette (AMP) ed efficienti entro il 2030;
  2. sottoscrivere un trattato per istituire le AMP in alto mare e per potenziare le attività umane all’esterno.

In particolare, si parla di aree marine “altamente e completamente” protette. Ciò significa che solo la pesca a basso impatto è permessa, mentre si vietano attività estrattive o molto impattanti. A oggi sono già 16 i Paesi Blue Leaders: Antigua e Barbuda, l’Austria, il Belgio, il Cile, la Costa Rica, la Croazia, il Gabon, le Figi, la Finlandia, Monaco, la Nigeria, Pala, Panama, il Portogallo, le Seychelles e la Spagna.

Inquinamento del mare in Italia: acque costiere pulite in aumento e 29 aree protette

Secondo i dati Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) del 2020, la maggior parte delle coste italiane è pulita. Su 57 spiagge monitorate nella primavera del 2020, infatti, l’89% non ha rifiuti. Il dato è di molto superiore al 2019, quando si contava solo il 52% di spiagge pulite. Le coste con indice di pulizia più alto (clean cost index) sono in Basilicata, sulla riviera romagnola, nella Sardegna e nella Sicilia meridionale.

inquinamento-del-mare

Fonte: Ispra

Le aree marine protette in Italia sono 29. Si tratta di circa 228mila ettari di acqua e 700 chilometri di costa per contenere l’inquinamento del mare. Per citarne qualcuna, una si trova a Miramare (Trieste), tre sono in Liguria, una è in Toscana, in Abruzzo e sulle Isole Tremiti. Nel Sud Italia le aree protette sono più concentrate, in particolare in Campania, in Sardegna e in Sicilia.

Se si guarda all’Europa, l’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) calcola che solo il 40% dei corpi idrici superficiali europei raggiunge un buono stato ecologico. Tutto il Mediterraneo, inoltre, ha un rischio medio-alto di perdita di biodiversità. Le cause sono la densità di popolazione lungo le coste, la pesca intensiva, l’inquinamento chimico del mare, agricolo e industriale, il turismo e la navigazione. Oltre il 90% dei rifiuti marini in Europa, infine, è di tipo plastico.

Gli accordi internazionali e il piano dell’Ue per proteggere il mare

In occasione della Cop26, tenutasi a Glasgow nel novembre 2021, i Blue Leaders hanno firmato un accordo. Si tratta della “chiamata per gli oceani” e definisce gli obiettivi fondamentali per lottare contro l’inquinamento del mare. Il punto chiave dovrebbe essere un solido trattato dell’Onu per proteggere i mari e la biodiversità al di fuori della giurisdizione nazionale.

Nel 2008 l’Ue ha adottato la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (MSFD). Il piano integra assieme diversi fattori, come l’acqua, la natura, l’inquinamento del mare, la pesca, il cambiamento climatico e la pianificazione territoriale. Per far ciò l’Ue monitora lo stato delle acque costiere e controlla la presenza di sostanze chimiche. Non solo, individua quali sono le specie più a rischio per fermare la perdita di biodiversità. Infine, occorre mantenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2°C, come previsto dall’Accordo di Parigi del 2015.

I cittadini guardiani del mare: l’iniziativa Ue Marine Litterwatch

Per far funzionare in modo efficace l’MSFD, gli Stati europei hanno bisogno di dati affidabili e aggiornati. È per questo che l’Agenzia europea dell’ambiente ha creato Marine LitterWatch, un’iniziativa che coinvolge le associazioni di volontari con i loro smartphones. Tramite l’app, infatti, gli utenti possono combattere l’inquinamento del mare da rifiuti.

I gruppi di volontari, in Italia Legambiente e Arpa Sicilia ad esempio, si riuniscono e organizzano eventi di pulizia o controllo delle spiagge. Con l’app, quindi, segnalano i rifiuti e il sistema si aggiorna. Si crea dunque una banca dati pubblica che serve alle autorità europee per orientarne la politica e le decisioni.

Nella tabella in basso l’Agenzia Europea per l’ambiente riporta i 10 rifiuti più trovati sulle spiagge europee, sulla base delle segnalazioni tramite l’app Marine LitterWatch. Il loro insieme costituisce il 59% del totale dei rifiuti che causa l’inquinamento del mare in Europa.

Al primo posto si collocano le sigarette (18%), seguono i pezzi di plastica (tra 5 e 8%) e i frammenti di ceramica (5%). Ancora, i bicchieri di plastica ammontano al 5%, mentre i cotton fioc, le buste per la spesa e i pacchetti di patatine arrivano al 4%. Infine, al 3% si trovano le corde e le bottiglie da mezzo litro.

Inquinamento-mare_-top-rifiuti-marine-litterwatch-2018

Fonte: Marine Litterwatch (EEA)

Francesca Iaquinto

Francesca Iaquinto

Laureata in Lettere Moderne alla Statale di Milano, è stata studentessa di merito presso il Collegio di Milano per 5 anni. Nel dicembre 2019 ha vinto una Borsa di Studio per la scrittura della tesi presso la Duke University (North Carolina). Attualmente è docente di scuola secondaria, proofreader e scrive per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo costruttivo per diventare pubblicista.

Vuoi diventare giornalista?

Sei un aspirante pubblicista, ma non hai ancora trovato editori disposti a pagare i tuoi articoli?

Scopri di più