Zero Waste Italia è tra le 100 storie di economia circolare della Penisola inserite nel libro pubblicato da Fondazione Symbola ed Enel. Zero Waste è un esempio concreto e virtuoso di riciclo dei rifiuti e riuso dei materiali. La sua forza è quella di partire dal basso e l’obiettivo è azzerare il rifiuto urbano residuo (RUR).

Tutto è iniziato nel 2007 a Capannori, un comune in provincia di Lucca. Qui la comunità aveva protestato contro la decisione della Regione di installare un inceneritore. Alla fine i cittadini hanno avuto la meglio e Rossano Ercolini, attuale direttore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori, ha proposto di aderire a Zero Waste. Questo è un movimento internazionale per ridurre a zero i rifiuti e nasce in California negli anni ’80. Zero Waste si diffonde in Italia negli anni 2000 e oggi conta 330 comuni, per un totale di 7 milioni e 200 mila abitanti. Buonenotizie.it ha intervistato Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe e Zero Waste Italy.

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“Il modello del cono gelato”: i 10 passi da percorrere per arrivare a zero rifiuti

Afferma Ercolini: “Se mischiamo, otteniamo rifiuti. Se invece le due mani, formate e informate, separano, abbiamo materie prime seconde da riutilizzare.

Il primo passo è coinvolgere e sensibilizzare la comunità dei cittadini. Il secondo passo è la raccolta porta a porta che è l’unica soluzione. Il terzo passo è compostare, perché significa restituire il carbonio ai suoli e combatterne l’infertilità. Il quarto passo è il riciclo dei rifiuti, cioè restituire una nuova materia prima alle aziende che producono. I cassonetti sono la miniera urbana di materie prime. Il quinto punto è ridurre i rifiuti. Si tratta di sostituire le stoviglie in plastica, utilizzare l’acqua del rubinetto e acquistare alla spina il latte o le bevande.

Il sesto passo sono i centri di riparazione e riuso (oggi oltre 130): riparare è molto meglio di rottamare. Riciclare vuol dire allungare la vita dei prodotti, quindi evitare l’estrazione di nuovi materiali e l’inquinamento per estrarli e produrre gli oggetti. Il settimo passo è tariffare in modo puntuale: chi produce meno rifiuto urbano residuo (RUR) va premiato; chi ne genera di più deve pagare di più. L’ottavo passo è trattare il RUR evitando gli inceneritori, quindi riprogettare i prodotti non riciclabili. Il nono passo è prediligere oggetti di lunga durata. Il modello è il cono gelato, di cui mangi tutto e il rifiuto è zero. L’ultimo punto è creare un nuovo modello di discarica, cioè magazzini potenziali di materie prime seconde”.

Supportare i Comuni nel riciclo dei rifiuti, premiare chi fa bene, fornire modelli industriali sostenibili

Nonostante l’Italia si collochi al primo posto in Europa per economia circolare, rimane un RUR, ossia un rifiuto urbano residuo, del 15%. Il centro di ricerca rifiuti zero a Capannori analizza proprio il RUR, per ridurlo e riciclarlo ulteriormente. Ercolini afferma: “Ci occupiamo di sensibilizzare il riciclo dei rifiuti presso i cittadini e incentivare e premiare le realtà che fanno bene. Inoltre, contattiamo le aziende non solo per criticare, ma per proporre delle soluzioni alternative all’usa e getta. Si tratta di fornire modelli industriali sostenibili, conoscenze e strumenti. Per esempio, abbiamo promosso 66 prodotti a rifiuti zero che si trovano sul nostro sito. La differenziata difatti è fondamentale, ma non basta, perché bisogna coinvolgere i produttori: ciò che non è compostabile e riciclabile va tolto dal mercato“. 

“La nostra forza: soluzioni concrete, più occupazione, opportunità e qualità della vita”

“Zero Waste  — prosegue Ercolini— propone delle soluzioni concrete e porta grandi benefici: posti di lavoro, qualità della vita e opportunità di riscatto sociale. Qualunque Comune può aderire alla rete in modo gratuito, ma deve impegnarsi. Occorre, infatti, rispettare gli obiettivi minimi del riciclo dei rifiuti, standard di qualità e realizzare centri di riuso. Infine, si costituisce un gruppo di membri esterni al Comune che ne osserva l’operato. Per dare uno stimolo ulteriore, però, stiamo lavorando a una certificazione con validità europea. La rete dei Comuni italiani Zero Waste, infatti, è la più importante in Europa con il 70% dei rifiuti zero. L’iniziativa è presente anche a Lubiana, in Slovenia, a Kiel, vicino ad Amburgo, nei Paesi Baschi, in Catalogna, in Romania, in Repubblica Ceca e in Francia.

Progetti futuri: sostituire il polistirolo con il quarzo, incentivare l’usato, espandere i contatti con le aziende

A breve, dice Ercolini, partirà un progetto pilota con il Comune di Livorno e coinvolgerà le cooperative dei pescatori. Vogliamo sostituire il polistirolo con il quarzo, un vetro liquido lavabile che può essere riutilizzato. Inoltre, vogliamo proporre una legge che promuova l’usato, per cui si incentivi la riparazione dei prodotti. Al momento siamo impegnati in varie campagne per sensibilizzare e informare il cittadino sulla corretta raccolta differenziata. Inoltre, collaboriamo con aziende come Ferrero, Lavazza, Fincantieri, Casa Modena, ma vorremmo crescere ancora di più. Vorremmo fornire le nostre conoscenze e i nostri contatti, essere un ponte tra i bisogni del cittadino, l’ambiente e le produzioni.

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Francesca Iaquinto

Laureata in Lettere Moderne alla Statale di Milano, è stata studentessa di merito presso il Collegio di Milano per 5 anni. Nel dicembre 2019 ha vinto una Borsa di Studio per la scrittura della tesi presso la Duke University (North Carolina). Attualmente è docente di scuola secondaria, proofreader e scrive per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo costruttivo per diventare pubblicista.

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