Il 2022 e i primi mesi del 2023 sono stati segnati da una serie di fenomeni meteorologici estremi che hanno spesso portato la crisi climatica al centro dell’attenzione pubblica. Nonostante questo, ad oggi i media italiani affrontano ancora poco l’argomento. È il caso dei telegiornali, come sottolinea uno studio pubblicato a inizio maggio dall’Osservatorio di Pavia, un istituto di ricerca indipendente specializzato nell’analisi dei media. Nel 2022, le notizie a tema crisi climatica sono state il 2% delle notizie date complessivamente dai telegiornali italiani.

Se i media italiani sembrano interessati agli effetti del cambiamento climatico a ridosso di eventi congiunturali, come la recente alluvione in Emilia, non si può dire lo stesso dei lettori. Proprio perché i cittadini hanno spesso sperimentato direttamente la crisi e i suoi effetti, la percentuale di chi si dichiara interessato a queste tematiche è in aumento. In tal senso, l’informazione italiana potrebbe raccogliere i suggerimenti che arrivano dal pubblico, per cercare di trarne indicazioni e strategie comunicative.

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La crisi climatica nei media italiani

L’Osservatorio di Pavia, su indicazione di Greenpeace Italia, ha prodotto nel 2022 uno studio che ha analizzato la comunicazione dei media italiani sugli aspetti climatici. I TG analizzati durante l’anno sono stati sette. Oltre alle edizioni in prima serata sui canali RAI, sono stati presi in esame anche Studio Aperto delle 18:30 e il TG La7 delle 20:00.

Il risultato che è emerso è che su 42.271 notizie, solo 855 trattavano implicitamente o esplicitamente la crisi climatica. Inoltre, da inizio anno all’estate i dati sono cambiati. A inizio 2022 la copertura dei media italiani è stata bassa. Quando però la siccità ha colpito l’Italia, il numero di notizie sulla crisi climatica è aumentato. Questo si spiega a partire dal fatto che l’informazione dei TG segue la cronaca degli eventi, in particolare quando questi sono di carattere estremo.

Oltre alle emittenti televisive, l’Osservatorio ha considerato anche gli articoli pubblicati dal Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore, Avvenire, La Stampa. In particolare, si è controllata la presenza di alcune parole chiave prestabilite sul tema. Anche in questo caso, nel primo quadrimestre del 2022 c’è stata una minor attenzione al tema del cambiamento climatico rispetto al resto dell’anno.

Così, le conseguenze problematiche di questo modo di operare sono di duplice natura. La crisi climatica non viene trasmessa dai media italiani con la costanza che sarebbe richiesta, e risulta difficile per l’informazione impostare una narrazione che racconti anche le cause e le possibili soluzioni agli eventi disastrosi. Il Reuters Institute, un centro di ricerca con sede nel Regno Unito, ha provato però ad esplorare le abitudini del pubblico nei confronti delle notizie sulla crisi climatica. A partire dai risultati, è possibile immaginare alcune soluzioni a questi problemi.

Media italiani e crisi climatica, i lettori chiedono più informazione

Foto di Roman Kraft su Unsplash

Il Digital News Report 2022: i lettori italiani sono attenti alla crisi

Nel Digital News Report 2022, il Reuters Institute analizza i dati di 46 Stati. Ciò che emerge è che l’attitudine delle persone nei confronti dell’informazione sulla crisi climatica dipende principalmente dalla politica e dagli impatti del cambiamento climatico stesso su un territorio. Per quanto riguarda la polarizzazione politica, nei Paesi in cui vige un’opposizione nettamente contrapposta tra destra e sinistra, il disinteresse delle politiche di destra va a controbilanciare la maggiore attenzione della sinistra.

Nei Paesi dove gli effetti del cambiamento climatico sono stati più dannosi, l’interesse del pubblico è aumentato. In tal senso, i lettori dichiarano di sentire la necessità di un’informazione precisa e credibile prima che i disastri avvengano. Sud America, Sud Europa e Sud-est asiatico sono le regioni con i lettori che si dichiarano più interessati alle tematiche legate alla crisi climatica.

Per quanto riguarda l’Europa, Spagna e Portogallo registrano un 53% degli intervistati. Anche l’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi, con il 46% dei lettori che si dichiara interessato ai temi legati alla crisi climatica, in netta contrapposizione con la copertura offerta dai media italiani.

Innovare la strategia comunicativa per offrire al lettore un servizio di qualità

Il terzo fattore che il Reuters Institute prende in considerazione nel Digital News Report 2022 è quello legato all’età. Innanzitutto, gli under 35 sono più propensi a informarsi attraverso i social. Per molti infatti questi spazi virtuali sono diventati luogo per acquisire informazioni dirette da attivisti e testate indipendenti. Alcune di queste si stanno sviluppando ormai da anni e rappresentano un precedente virtuoso di innovazione nell’informazione.

Gli intervistati hanno dichiarato inoltre che, indipendentemente dall’età, la loro fonte di notizie preferita sono i documentari (39%). Questi sembrerebbero infatti in grado di trasmettere più emotività rispetto ai notiziari dei media italiani principali. Il coinvolgimento emotivo sarebbe poi necessario per instaurare un rapporto con il pubblico, portandolo a percepire meno lontane e astratte le tematiche legate alla crisi.

I media italiani potrebbero dunque trarre una lezione da questi feedback. Occorre migliorare lo storytelling della crisi climatica, raccontando cause e soluzioni alla crisi. Nel farlo, la strategia comunicativa va innovata, cercando di coinvolgere il pubblico attraverso l’uso controllato dell’emotività e puntando sulla multimedialità.

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Giovanni Beber

Giovanni Beber. Studio Filosofia e Linguaggi della Modernità presso l'Università di Trento e sono il responsabile della comunicazione di un centro giovanile a Rovereto. Collaboro con alcuni blog e riviste. Mi occupo di sostenibilità, ambientale e sociale e di economia e sviluppo.

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