Un tempo l’acquisto di capi vintage era dettato da ragioni economiche: per risparmiare la preferenza dei consumatori era rivolta verso capi “vissuti” mentre oggi è una scelta a favore della sostenibilità. Per contrastare il fenomeno del fast fashion, si acquista nei negozi o nei mercatini che propongono capi che possono avere una seconda vita.

L’obiettivo della moda “amica dell’ambiente” è di sensibilizzare le persone a comprare solo i capi necessari: non solo attraverso la moda vintage, ma anche grazie a un acquisto consapevole di capi realizzati con fibre naturali e di qualità che durino nel tempo e che non inquinino il Pianeta.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

La moda sostenibile: cos’è e perché è importante

L’abbigliamento sostenibile rispetta l’ambiente in vari ambiti come la realizzazione, la produzione, la distribuzione e la vendita. La moda green punta a impiegare materie prime già utilizzate come ad esempio tessuti di scarto in modo da non inquinare e  per ridurre gli sprechi e i costi di produzione. Inoltre la produzione sostenibile si basa sull’uso di fonti di energia rinnovabili per limitare il consumo di elettricità e di acqua: l’obiettivo è confezionare capi di qualità che durino nel tempo per favorire l’acquisto responsabile. 

Adottare una scelta sostenibile è conveniente per tutti: dall’imprenditore al consumatore, fino all’ambiente. L’inquinamento e il surriscaldamento globale stanno già facendo troppi danni: interi habitat distrutti, animali estinti, siccità e roghi all’ordine del giorno, tutto questo tende a deteriorare il pianeta. Ma è l’unico che abbiamo, e preservarlo è anche nel nostro interesse. E la moda eco sostenibile è la risposta del settore fashion a questa consapevolezza.

La filiera della moda sostenibile può ridurre notevolmente l’inquinamento, e ha già iniziato a dare i suoi risultati: in base alla direttiva sui rifiuti approvata dal Parlamento europeo nel 2018, i Paesi Ue devono provvedere alla raccolta differenziata dei tessili entro il 2025. La nuova strategia della Commissione comprende anche misure volte a contrastare la presenza di sostanze chimiche pericolose. Infine, la necessità di cercare sempre un’alternativa green a processi di produzione o materie prime, spinge le aziende del settore a investire nella ricerca e nelle nuove tecnologie. 

Moda vintage: l’importanza del riciclo della moda

Un modo per salvaguardare il Pianeta è quello di optare per l’acquisto di capi vintage: si tratta di una scelta etica e consapevole. Riutilizzare un capo “vissuto” significa dare una seconda vita a un capo che rimarrebbe inutilizzato. Ciò significa acquistare meno tutelando l’ambiente. I capi vintage, ad esclusione dei brand di lusso, sono anche economicamente convenienti: presso i negozi, l’e-commerce o i mercatini vengono venduti a prezzi accessibili, ma non solo. L’abbigliamento prodotto nel passato era realizzato con tessuti di qualità e dunque destinati a durare nel tempo. I capi che resistono alla prova del vintage, ovvero che arrivano a essere rivenduti in ottime condizioni, significa che sono stati confezionati con tessuti di qualità e che hanno lunga durata nel corso del tempo.

Cercare di cambiare le proprie abitudini, optando per uno shopping più sostenibile significa iniziare anche un percorso che porterà a riconoscere e a pretendere la qualità. Il consumatore inizierà a leggere le etichette conseguendo così una maggiore consapevolezza in fase di acquisto. Inoltre l’originalità delle finiture e delle stampe indurrà il consumatore a non acquistare vestiti tipici del fast fashion, ovvero di scarso pregio e altamente inquinanti.

Passione vintage: quando la moda è una scelta sostenibile

Abiti realizzati con fibre naturali

Capi vintage e abiti di fibre naturali: due soluzioni contro il fast fashion

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), la produzione globale di fibre tessili è quasi raddoppiata. Tra il 2000 e il 2020 si è passati da produrre 58 milioni di tonnellate di capi a 109 milioni: un numero destinato a salire perché si stima che entro il 2030 si arrivi a 145 milioni di tonnellate.

Inoltre si stima che la produzione tessile sia responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile. Ciò a causa dei vari processi a cui i prodotti vanno incontro, come la tintura e la finitura, ma anche il lavaggio di capi sintetici che rilascia ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari.

Per cercare di contrastare il fenomeno del fast fashion, che si basa su un desiderio istantaneo di acquistare un capo, nel marzo 2022 la Commissione europea ha introdotto una nuova strategia per garantire i tessuti più durevoli nel tempo, riciclabili e riparabili. 

La nuova strategia comprende nuovi requisiti di progettazione ecocsostenibile per i tessuti, informazioni più comprensibili, un passaporto digitale dei prodotti e indurre le aziende ad assumersi la responsabilità dei tessuti impiegati e ad agire per limitare il più possibile le emissioni di Co2.

Il 1° giugno 2023, i membri del Parlamento Ue hanno presentato proposte per misure più restrittive dell’Ue per arginare la produzione e il consumo eccessivo di capi di abbigliamento. Il documento prevede che i capi siano prodotti nel rispetto dei diritti umani e del lavoro e dell’ambiente.

Condividi su:
Avatar photo

Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici