Come i titoli delle notizie sulla guerra della Russia all’Ucraina influiscono sulla nostra percezione dei fatti.

L’altro ieri un’amica mi ha mandato questo messaggio: «…sono un po’ preoccupata per la guerra tra Russia e Ucraina. E tu?». La mia risposta è stata netta: «No». L’ho chiamata per rassicurarla, dandole una spiegazione che questa mattina ha trovato conferma sulle prime pagine di tutti i giornali, dicendole: «La tua sensazione di ansia è dovuta al fatto che non conosci le “power words”». Ti spiego che cosa sono…

Cosa sono le “power words”

“Minaccia Atomica”, titola stamani La Stampa (“Atomica” con la A maiuscola… mai visto in italiano). “Follia nucleare” è invece il titolo del Giornale. Due titoli di sole due parole, molto potenti, “power words”, appunto. Le “power words” vengono solitamente usate nel copywriting persuasivo, nel marketing per vendere prodotti o servizi, ricorrendo alla leva del dolore per spingerti a comprare qualcosa.

Sono le parole che fanno paura, come “tragedia, dramma, sangue, dolore, disastro, addio, crisi…”, ma ne esistono anche di altri tipi, come quelle legate alle cose proibite (scandalo, sesso, incesto, violentata…), quelle che ispirano (impavido, trionfo, spirito, crescita…), o ancora quelle che infondono sicurezza (protetto, sicuro, accordo, intesa…), e altre ancora. Tuttavia, quelle usate nel mondo dell’informazione sono perlopiù dei primi due tipi. È ciò che nel giornalismo è conosciuto da sempre come le 4S ovvero “sangue, scandali, sesso, soldi”, che poi sono diventate 5 con lo “sport”.

Eh sì, perché come nel marketing, anche le notizie sono diventate solo una merce da essere venduta, e non più uno strumento per informare (o almeno per informare in modo corretto). Se mpre a proposito della guerra tra Russia e Ucraina, leggi ad esempio il titolo scelto da Repubblica…

Come ti senti dopo aver letto titoli come questi? Che differenza c’è tra «Putin sfodera l’atomica» (La Repubblica) e «Putin ordina l’allerta nucleare» (Il Resto del Carlino)? La notizia è la stessa, ma la prima “grida” ad un imminente attacco nucleare, mentre la seconda, pur mantenedosi in poche parole, quante ne può contenere un titolo, riflette più fedelmente la veridicità di un fatto, che è comunque grave, senza ricorrere a trucchetti da strillone.

Anche il Corriere della Sera è più cauto, parlando di “spiraglio”, che è comunque una parola che non lascia intravedere molte speranze tra le “minacce”, che danno la percezione di occupare tutto spazio restante, generando certamente ansia e preoccupazione. Sulla guerra della Russia in Ucraina ci sono anche titoli di ben altro tenore, che descrivono la situazione in modo più cauto e ottimista, anche perché nessuno ha la sfera di cristallo e nessuno può davvero prevedere l'”Armageddon”, come invece titola Il Fatto Quotidiano, allundendo in un richiamo anche a una nuova Guerra Mondiale:

Si può raccontare la guerra russa in Ucraina in modo costruttivo?

È la domanda a cui cerchiamo di rispondere ogni volta che ci troviamo di fronte a platee di giornalisti che, tra lo scettico e l’incuriosito, partecipano ai nostri corsi formativi sul giornalismo costruttivo. Certo che si può! E lo si può fare con qualunque notizia. Basta essere oggettivi e tenere in considerazione lo scenario più ampio, senza focalizzarsi esclusivamente su ciò che va male, come ho spiegato bene in questo articolo:

Se vedi una cacca in un grande prato verde, hai due possibilità

Sulla guerra tra Russia e Ucraina lo hanno fatto, ad esempio, Il Messaggero e l’Avvenire. Non è dunque un’impresa impossibile…

Qual è dunque la soluzione a tutto questo rumore mediatico?

Non sono solo i quotidiani a riempirci la testa di notizie eccessivamente allarmistiche sulla guerra tra Russia e Ucraina, ma anche i telegiornali, alcuni programmi serali di approfondimento, per non parlare dei social network dove spopolano anche le fake news. Era già successo con la pandemia (paragonata appunto ad una “guerra”). Non dovremmo esporci più del tempo necessario alle notizie. Il rischio è quello di percepire la realtà in modo ingigantito o distorto, come spiega bene Alisa Miller in questo breve video…

 

Dall’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, che ha recentemente lanciato la petizione per un’informazione più attenta e consapevole, ecco i 5 consigli su come evitare di sentirsi sopraffatti dalle notizie.

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Silvio Malvolti

Silvio Malvolti

Ho fondato BuoneNotizie.it nel 2001 con il desiderio di ispirare le persone attraverso la visione di un mondo migliore. Nel 2004 ho costituito l'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, che oggi gestisce questa testata: una sfida vinta e pluripremiata.

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