Oltre all’Ucraina, un secondo fronte geopoliticamente caldo è quello di Taiwan dove si poggiano le attenzioni di Cina e USA anche per il mercato dei semiconduttori. L’isola taiwanese si trova di fronte alle coste cinesi e la sua storia nell’ultimo secolo è strettamente legata al confronto tra le due potenze. La condizione politica di Taiwan è quella di una democrazia di fatto su di un territorio non riconosciuto come stato indipendente, ma con un’economia consolidata a tal punto da essere al ventunesimo posto su scala globale.

Per la Cina a Taiwan non c’è solo una rivoluzione da concludere

Su Taiwan, sempre vissuta tra i domini coloniali occidentali e quelli degli imperi presenti nell’area, pesa nell’ultimo secolo una condizione storica d’incertezza che deriva dalla guerra tra comunisti e nazionalisti cinesi, che ha portato questi ultimi a rifugiarsi sull’isola mentre la Cina continentale si trasformava in sistema politico comunista. Questo porta la Cina a considerare Taiwan l’ultimo fortino da espugnare per completare la rivoluzione.

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Sul piano geopolitico ed economico, però, l’isola taiwanese possiede un’importanza ben più ampia della semplice motivazione ideologica. Per la Cina, che ha 1,4 miliardi di persone spinte verso il mare dal deserto, Taiwan è una necessaria porta verso il Pacifico, mentre per gli Stati Uniti Taipei è argine alle ambizioni espansionistiche della Repubblica Popolare Cinese, che ad oggi è la seconda economia globale.

Taiwan, il freno all’espansione comunista nel Pacifico

Il Kuomintang, il partito nazionalista cinese uscito sconfitto dalla guerra civile insediatosi sull’isola di Taiwan, instaurò politiche fortemente repressive nei confronti della popolazione e una legge marziale tolta solo nel luglio del 1987.

Nonostante questo, Taiwan ha ottenuto un forte sostegno militare dagli USA, perché la sua posizione geografica permetteva il contenimento dell’espansione del comunismo nel Pacifico, almeno fino al 1971, quando fu assegnato a Pechino il seggio della Cina in sede ONU. Contemporaneamente prese avvio la politica dell’unica Cina che portò gli USA a ritirare nel 1979 il proprio riconoscimento ufficiale della Repubblica di Cina, cioè Taiwan.

Come si è sviluppata l’economia della tigre asiatica

Nonostante un sistema politicamente oppressivo, Taiwan è stata artefice di uno sviluppo economico notevole. Tramite condizioni di lavoro massacranti e basso costo della manodopera, il paese dal 1950 fino agli anni ’90 è riuscito a sviluppare un settore manifatturiero enorme anche se basato sulla bassa qualità. Taiwan è diventata così una delle quattro tigri asiatiche, una dimensione economica incrinata solo dallo sviluppo del settore industriale cinese.

L’importanza di Taiwan oggi arriva da un’interpretazione opposta della propria presenza, tanto politica quanto economica e tecnologica. Sul piano politico, c’è lo status quo nei rapporti con l’estero, ossia quella dimensione di mantenimento degli equilibri e degli assetti internazionali attuali che prevedono da un lato la politica della unica Cina e dall’altro una tolleranza della dimensione autonoma taiwanese senza un riconoscimento dell’indipendenza formale. Nell’isola, però, ha fatto dei passi in avanti un sistema politico più democratico a partire dalle modifiche costituzionali del 1991.

Dopo la dittatura nazionalista del Kuomintang, che manteneva ancora un legame forte con l’idea della riunificazione cinese sotto la sua bandiera, si è sviluppato, nel tempo, anche un acceso dibattito sull’indipendenza formale di Taiwan dalla Cina come repubblica taiwanese. Il sostegno all’idea dell’indipendenza, al momento ha generato l’acutizzarsi delle tensioni militari con la RPC e contemporaneamente uno scontro generazionale tra i nati a Taiwan, sostenitori della nuova idea di nazionalità e coloro che invece sono nati sul continente maggiormente legati a un concetto di riunificazione.

La tecnologia dei semiconduttori, un freno alla guerra

La nuova dimensione economica e industriale del paese, al momento, rappresenta il più grande freno ad una eventuale guerra. Se in passato la manifattura di bassa qualità aveva reso Taiwan ricca, gli sforzi degli ultimi decenni sullo sviluppo delle tecnologie di altissima qualità nel campo dei semiconduttori l’hanno resa necessaria per lo sviluppo globale. Ad oggi, infatti, Taipei controlla il 92% della produzione dei chip più piccoli di 5 nanometri ed il 60 % della produzione di quelli di maggiori dimensioni, una vera dipendenza globale dalle forniture taiwanesi.

Questo dominio nel mercato della manifattura dei semiconduttori, che si sviluppa con la crescita dell’azienda TSMC fortemente supportata dal governo taiwanese, è per adesso ciò che incute più timori alla Cina per un suo intervento militare sull’isola. La fornitura dei chip è fondamentale in ogni settore dell’industria contemporanea. Quelli più piccoli in particolare garantiscono lo sviluppo, oltre agli iPhone, del settore dell’intelligenza artificiale e di quello dei dispositivi d’arma più tecnologici come missili, droni e aerei. Fino a quando qualche altro concorrente, o la stessa Cina, non scalfirà questa supremazia tecnologica, difficilmente un conflitto armato per il controllo del territorio taiwanese sarà possibile.

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Pasquale De Salve

Sono laureato in Filosofia e scrivo per passione. Qui scrivo di ambiente, politica, diritti e qualche volta anche di altro. Cerco di intendere il mondo per quello che è, ma di utilizzare quelle poche parole che ho a disposizione perché possa migliorare. Il suo cambiamento, però, dipende dallo sforzo di ognuno di noi!

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