Le tecnologie sviluppatesi negli ultimi decenni ci hanno posto di fronte a un mondo radicalmente nuovo, costellato di domande etiche e di senso. Tra i vari movimenti che stanno destando sempre più scalpore in ambito tecnologico-evoluzionistico, vi è quello del Transumanesimo.

Il termine è stato coniato dal biologo e filosofo inglese Julian Huxley nel suo saggio omonimo del 1957. Huxley si riferiva principalmente a un’evoluzione umana attraverso cambiamenti socio-culturali, il concetto ha poi assunto sfumature sempre più proiettate verso la creazione di condizioni postumane.

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Con questo termine, si intende un filone culturale che “sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione postumana”.

Transumanesimo e postumano: una nuova specie all’orizzonte?

Al centro della riflessione transumanista, ci sono domande che indagano la possibilità di curare tutte le malattie, eliminare l’invecchiamento e potenziare le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche umane. Secondo tale corrente, l’essere umano ha infatti il potenziale di evolversi in maniera estrema, al punto di divenire postumano.

Con postumano si intende una specie nuova rispetto a quella dell’Homo sapiens, frutto di un’alterazione del nostro patrimonio biologico e genetico tale da renderci non più riconoscibilmente umani. Questa mutazione avverrebbe attraverso innovazioni biotecnologiche e nanotecnologiche.

Sono molteplici le pratiche adottate dai transumanisti per avvicinarsi al loro scopo. Tra queste, la crionica, il neurofeedback, l’editing genetico e l’uso di droghe intelligenti a scopi cognitivi.
Numerose aziende stanno portando avanti la ricerca in questi ambiti. È di qualche giorno fa la notizia che la società Neuralink di Elon Musk sta assumendo un direttore di studi clinici per gestire la prima coorte di pazienti umani ai quali verrà impiantato un microchip collegato direttamente al cervello. Obiettivo iniziale: aiutare le persone a superare handicap invalidanti, ripristinando le funzionalità del corpo umano.

Transumanesimo mano robotica

Singolarità tecnologica

Nell’ottica del Transumanesimo, l’intelligenza artificiale un giorno supererà quella umana, realizzando la singolarità tecnologica, che è “un punto, congetturato nello sviluppo di una civiltà, in cui il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani”.

Elon Musk ha spesso esternato le sue preoccupazioni rispetto a tale scenario, proponendo progetti e visioni utili agli esseri umani per raggiungere la “simbiosi” con l’intelligenza artificiale ed evitare così di essere “lasciati indietro” dalle macchine.

In una situazione di singolarità tecnologica, risulterebbe infatti difficile per l’essere umano tenere il passo, salvo nel caso di un aumento artificiale delle facoltà intellettive individuali. Ci troveremmo quindi di fronte ad esseri postumani creati per fronteggiare la tecnologia? Se questo futuro sia desiderabile è ancora una grande incognita.

Transumanesimo tra etica e critiche

Nel sito dell’Associazione Mondiale dei Transumanisti, Humanity+, fondata nel 1998, si legge che “Il Transumanesimo è anche lo studio delle ramificazioni, delle promesse e dei potenziali pericoli delle tecnologie che ci consentiranno di superare i limiti umani fondamentali e il relativo studio delle questioni etiche coinvolte nello sviluppo e nell’utilizzo di tali tecnologie”.

Proprio in ambito etico, sono molteplici le perplessità che stanno emergendo rispetto a questo genere di progresso. Tra queste vi sono i dubbi sul fatto che l’intelligenza artificiale o altre tecnologie potrebbero portare all’estinzione della razza umana; il desiderio di perfezione e correzione dei “difetti” umani che soggiace alla tensione verso il continuo miglioramento psico-fisico; i costi elevatissimi delle procedure biomediche che rischiano di creare una società ancora più diseguale; la convinzione che la coscienza non sia altro che un insieme di dati che potrà un giorno essere trasferita su un supporto digitale, cosiddetto mind uploading.

Anche lo storico Yuval Noah Harari affronta simili riflessioni nella sua opera Homo Deus, dove tratta il delicato aspetto della prossima sostituzione dell’umanità con un super-uomo (Dio-uomo) dotato di capacità soprannaturali, quali ad esempio la vita eterna.

Vita e morte, corpo e coscienza

Secondo il Transumanesimo, ciò che rende la morte indesiderabile non è il fatto che si tratti una brutta condizione in cui trovarsi, ma che questa implichi la fine della nostra capacità di sperimentare, creare, esplorare, migliorare e vivere.

La maggior parte delle filosofie e la natura stessa, ci mostrano che vita e morte si alternano in un continuum che permette al tutto di mantenere un equilibrio e rinnovarsi e cambiare. Il significato stesso che diamo al nostro tempo è strettamente legato alla consapevolezza che un giorno vi sarà un capolinea per la vita corporea. Nel caso l’immortalità divenisse reale, il cambio di prospettiva che dovremmo affrontare sarà estremamente profondo in termini di senso e visione.

Lo sviluppo tecnologico è prezioso, ma in assenza di una crescita interiore di egual potenza rischia di divenire fuga più che evoluzione. Fuga dall’universo ancora inesplorato che siamo e che può essere sperimentato senza la necessità di alcun device. E se anche un giorno fosse possibile trasferire la coscienza su supporti digitali, come potrà avvenire se nessuno sarà consapevole di cosa sia? Il viaggio dell’evoluzione inizia tuffandosi dentro di sé.

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Giulia Angelon

Mi piace esplorare l’esistenza, osservandone i misteri e sperimentando la forza creatrice che genera l'atto di comunicare quando nasce dall’ascolto e dal dialogo. Per BuoneNotizie.it scrivo di benessere e innovazione in chiave culturale, imparando l’arte di esserci nelle cose con intensa leggerezza.

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