35 anni fa si registrava il primo caso di "mucca pazza". Quali miglioramenti ci sono stati nel controllo e nella prevenzione?
I nati alla negli anni Ottanta se lo ricordano bene: 35 anni fa, nel Regno Unito, si registrava il primo caso di encefalopatia spongiforme bovina, comunemente conosciuta come "morbo della mucca pazza". La malattia dei bovini si trasmette all'uomo attraverso la catena alimentare, proprio come si è sviluppata negli animali. E' l'inizio di una psicosi di massa ma è anche il pretesto per una riflessione sul consumo di carne e un nuovo approccio al controllo della filiera.
Quando la mucca impazzisce
Nel 1986 nel Regno Unito si registra il primo caso di mucca pazza, un morbo di origine animale che si trasmette all'uomo tramite il consumo di carne infetta. La malattia provoca nell'animale anomalie del tessuto spongioso cerebrale visibili al microscopio. Gli animali colpiti presentano anche diversi sintomi neurologici: (aggressività, digrignamento dei denti, tremori, movimenti esagerati, cadute). Nell'uomo causa il cosiddetto morbo di Creutzfeldt-Jakob, una malattia con un periodo di incubazione in alcuni casi superiore a dieci anni e al momento senza una cura specifica.

La causa del morbo bovino è da ricercarsi nel consumo, da parte delle mucche degli allevamenti, di farine realizzate con materiale biologico di altri animali, tra cui gli stessi bovini. Un vero e proprio caso di cannibalismo, su cui i giornali dell'epoca si scagliano, contribuendo ad alimentare l'allarmismo e la psicosi nei consumatori di carne.

La correlazione tra sintomi bovini e sintomi umani non è immediata: dovranno passare almeno dieci anni prima che nel 1996 si metta nero su bianco che il morbo della mucca pazza causa la malattia di Creutzfeld-Jakob. La mucca pazza continua a mietere vittime . . .

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