La tutela dell’ambiente e della biodiversità entra finalmente a far parte della Costituzione italiana. Ecco cosa cambierà.

La Camera dei deputati, martedì 8 dicembre 2021, ha approvato il disegno di legge che introduce nella Costituzione della Repubblica italiana la tutela della biodiversità e dell’ambiente. Il disegno di legge era già passato due volte al Senato e una alla Camera ed è stato perciò approvato senza la necessità di passare attraverso il referendum popolare. L’approvazione è stata raggiunta quasi all’unanimità: 468 i voti a favore, uno contrario e sei astenuti.

La riforma costituzionale è stata approvata con una maggioranza superiore ai due terzi. Ciò significa che verrà promulgata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale e a quel punto verrà modificato il testo della Costituzione in tempi molto brevi.

Una buona notizia per lo Stato italiano e per l’ambiente, che finalmente viene riconosciuto come meritevole di tutela e non più unicamente come risorsa da sfruttare.

Cosa prevede il disegno di legge per la tutela dell’ambiente?

Il disegno di legge approvato dalla Camera prevede la modifica di due articoli della nostra carta costituzionale, il 9 e il 41. Nel primo, alla voce che recita “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”, è stato aggiunto “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

La specifica riguardante gli animali riconosce l’importanza di tutelare tutte le specie, anche quelle spesso considerate “nocive”. In particolare le specie selvatiche e predatorie, che finalmente stanno ricevendo la giusta tutela, grazie a numerose iniziative.

Il secondo articolo modificato disciplina l’iniziativa economica nei seguenti termini: “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. A questo è stato aggiunta la specifica “alla salute e all’ambiente”.

L’ambiente era già entrato nella Costituzione italiana come bene da tutelare con una modifica risalente al 2001. All’articolo 117, comma 2, lettera S venivano menzionati l’ambiente, l’ecosistema e i beni culturali come facenti parte della potestà legislativa statale. Quella che la Camera ha appena approvato è una riforma che inserisce la tutela dell’ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione.

I dubbi della giurista

La menzione alle nuove generazioni cambia radicalmente la percezione che ha sempre avuto la tutela dell’ambiente nel nostro Paese. Ora la protezione della natura e degli animali non è più un affare di cui interessarsi unicamente nel presente, ma deve essere proiettata in avanti. L’interesse delle future generazioni, eredi del pianeta e del suo ecosistema, diventa centrale. Ma ci sono alcune perplessità su questa formula, dal punto di vista giuridico.

Ines Ciolli, docente di Diritto costituzionale dell’università Sapienza di Roma ed esperta di tematiche relative al diritto dell’ambiente, sottolinea come la formula usata sia troppo ambigua.

“Dal punto di vista del soggetto giuridico, chi sono le generazioni future? Vogliamo tutelare la generazione successiva, cioè i figli dei cittadini, o tutti? È un termine molto ambiguo che è più un proclama che non una tutela vera e propria: non sappiamo chi saranno, quali tutele saranno necessarie. Poi la Costituzione ha sempre un’idea di futuro, fatta per durare per l’eternità. Scrivere future generazioni è pleonastico.”

Secondo la giurista, l’inserimento della tutela dell’ambiente nella Costituzione avrebbe più che altro valore simbolico e aiuterebbe i cittadini ad avere una maggiore comprensione della carta costituzionale. Per far meglio comprendere il valore della specifica, Ciolli cita la modifica dell’articolo 51, che in origine recitava che l’uguaglianza non doveva tenere conto di disparità di genere. Aggiungendo “la Repubblica promuove le pari opportunità tra uomini e donne” la modifica poteva suonare ridondante, ma ha garantito una maggiore comprensione e, conseguentemente, una migliore applicazione della norma.

A cosa serve davvero questa modifica costituzionale?

La portata positiva di questa modifica della Costituzione sta soprattutto nell’applicazione economica, in particolare privata. La modifica rende ancora più chiaro che non si può svolgere iniziativa economica privata che danneggi la salute e l’ambiente. Proprio in questi giorni, la notizia delle polveri tossiche sprigionate dall’Ilva che colorano di rosso il cielo di Taranto rende ancora più urgente e pressante un’azione mirata per la tutela della salute. Per fortuna, il nostro Paese sa essere anche virtuoso dal punto di vista ambientale: questi esempi di “città green” lo dimostrano.

Con questa riforma costituzionale è reso ancora più chiaro, se ce ne fosse bisogno, ai privati che esercitano attività economica sul territorio nazionale, che non devono arrecare danno alla salute e all’ambiente. Il legislatore avrà più margini di azione, dunque, qualora si verifichino le condizioni per cui l’attività economica privata si scontri con la tutela dell’ambiente e della salute.

Questa riforma, dunque, ha il pregio di rendere più comprensibile al cittadino la carta costituzionale, ma non solo. Il principio e il dovere di tutela e protezione di ambiente e salute vengono resi talmente perentori e inequivocabili da creare un vero e proprio vincolo ai legislatori. Non sarà più possibile, quindi, interpretare in maniera ambivalente la Costituzione su questi punti. L’augurio che ambientalisti e cittadini si fanno, ora, è che alle parole seguano anche i fatti.

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Giulia Zennaro

Giulia Zennaro

sono una giornalista freelance di cultura e società, scrivo come ghostwriter, insegno in una scuola parentale e tengo laboratori di giornalismo per bambini. Scrivo per Hall of Series e theWise Magazine e collaboro con BuoneNotizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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