Il 17 giugno riflettori puntati su una giornata di interesse globale. Mentre la Giornata mondiale dedicata alla lotta contro la desertificazione e la siccità ci ricorda l’urgenza di proteggere la nostra terra, il Parlamento europeo ha recentemente impresso un’accelerata nella lotta alla crisi idrica.
Si mira a rivoluzionare la resilienza idrica, affrontando non solo i cambiamenti climatici ma anche l’inquinamento. E l’Italia? In aumento iniziative a livello nazionale e locale per affrontare la crisi idrica con tecnologie innovative e una gestione più sostenibile.
Desertificazione e cambiamenti climatici: focus sulla Giornata mondiale
Il 17 giugno si celebra la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità. La ricorrenza è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1995 per accendere l’attenzione su un fenomeno che minaccia la sicurezza alimentare e la biodiversità. Il 17 giugno del 1994, infatti, è stata adottata la Convenzione ONU contro la desertificazione, puntando su cooperazione internazionale, miglioramento della produttività agricola e gestione sostenibile delle risorse idriche.
La desertificazione e la crisi idrica non sono solo un problemi confinati a terre lontane. Secondo le stime, entro il 2050 potrebbe colpire tre quarti della popolazione mondiale. Ogni anno si perdono 24 miliardi di tonnellate di terra fertile e 15 miliardi di alberi. 1,5 miliardi di persone dipendono da terreni a rischio desertificazione.

Ramoscello nel suolo arido (Foto di George Becker da PEXELS).
SOS acque: l’Europa detta la linea per la resilienza idrica
Il 7 maggio 2025 il Parlamento europeo ha segnato una svolta nella gestione dell’acqua, adottando una risoluzione sulla strategia europea per la resilienza idrica. Thomas Bajada, relatore della risoluzione, ha sottolineato come l’acqua sia essenziale non solo per la salute, ma anche per l’economia e per la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.
Il Parlamento ha chiesto alla Commissione europea di introdurre obiettivi specifici per migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua e limitare l’estrazione da fonti naturali, basandosi su valutazioni aggiornate sulla crisi idrica.
Ma la vera novità è la richiesta di un impegno deciso contro l’inquinamento. La richiesta è di ridurre drasticamente la presenza di pesticidi, microplastiche, sostanze persistenti come i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), prodotti farmaceutici e batteri resistenti agli antibiotici nelle acque europee.
La strategia europea per la lotta alla crisi idrica prevede anche l’adozione di tecnologie smart. Spazio all’intelligenza artificiale, all’irrigazione intelligente, al monitoraggio in tempo reale delle perdite e alla digitalizzazione della raccolta dati.
La Commissione europea, dal canto suo, ha già annunciato per il 2026 l’avvio di partnership pubblico-private per identificare e bonificare i siti contaminati da PFAS e altre sostanze tossiche. Si punta così su innovazione e tecnologie biobased per soluzioni sostenibili e una gestione integrata delle acque urbane.
Crisi idrica: l’Italia risponde con iniziative sul territorio
Se l’Europa si muove con strategie ambiziose, l’Italia non resta a guardare. Esperti e istituzioni si sono riuniti lo scorso 27 maggio al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) per il convegno “L’Italia e la crisi idrica: soluzioni per la gestione della risorsa acqua”.
L’incontro, promosso dall’Unione Sindacale di Base (USB) e dall’Associazione di Base Consumatori (Abaco), ha evidenziato un preoccupante dato ISPRA. Nel 2023 le risorse idriche rinnovabili in Italia hanno subito una contrazione del 16% rispetto alla media 1991-2020.
Il Segretario Generale del CNEL, Massimiliano Monnanni, ha illustrato l’impegno dell’ente attraverso un Disegno di Legge approvato a dicembre. L’obiettivo del Ddl è riordinare il quadro normativo per migliorare la pianificazione, la governance e la qualità del servizio idrico, con sulla razionalizzazione dei costi.
Sul territorio, le iniziative si moltiplicano. In risposta alla crisi idrica e ai cambiamenti climatici che mettono a dura prova l’Italia centrale, l’AUBAC (Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale) ha sviluppato un innovativo sistema digitale integrato per il monitoraggio in tempo reale dei consumi idrici civili e irrigui nell’Appennino centrale.
Gela e Porto Empedocle vedono già i primi frutti di una svolta anti-siccità, con l’avvio dei lavori per i dissalatori mobili. Un piano da 100 milioni di euro messo in campo dalla Regione Sicilia per trasformare l’acqua di mare in una preziosa risorsa e risollevare le aree più assetate dell’isola entro l’estate.