A distanza di una settimana dal Summit sul clima 2021: la Giornata della Terra è la “madre” di tutti i temi ambientali a cui siamo chiamati a contribuire, qualunque sia l’impatto di ogni singola azione.

Negli anni, la partecipazione alla Giornata della Terra è sempre più cresciuta, di pari passo con l’urgenza di sensibilizzare quella che è oggi la cosiddetta Green Generation che, come riporta il sito ufficiale:

guarda ad un futuro libero dall’energia dai combustibili fossili, in favore di fonti rinnovabili, alla responsabilizzazione individuale verso un consumo sostenibile, allo sviluppo di una green economy e a un sistema educativo ispirato alle tematiche ambientali”.

Avendo in mente l’orizzonte di obiettivi così ambiziosi, vediamo come l’Italia sta celebrando la Madre Terra nel preludio di questo anno in corso.

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Tornano gli OGM?

Il 2021 non è partito con i migliori presupposti dato che appena qualche giorno prima – nel silenzio delle festività post natalizie – erano stati reintrodotti velatamente gli OGM grazie al parere favorevole della commissione agricoltura del Senato ai 4 decreti proposti dall’ex ministra Bellanova sulle New Breeding Techniques (NBT) – acronimo con cui si definiscono delle nuove tecniche di “miglioramento genetico”, avallando così un’ulteriore perdita di biodiversità per la Terra.

Questo pericolo è stato poi demolito dal voto successivo della commissione alla Camera, che ha scisso l’ammissione dei “nuovi OGM” dall’approvazione dei decreti in questione, adducendo come garanzia inconfutabile la sentenza della Corte europea che di fatto equipara i vecchi OGM ai nuovi, ribadendo la medesima normativa da rispettare.

Dal punto di vista scientifico le due tecniche si distinguono per il genere di manipolazione genetica (ragioni per cui le NBT hanno preso piede recentemente negli USA e nel Regno Unito): negli OGM si inseriscono i geni di un altro organismo in una pianta ricevente, nelle NBT si modificano parti selezionate dei geni della pianta stessa senza introdurre DNA di altri organismi.

E invece no, vince il biologico

A rinvigorire a livello fattuale la linea di tutela assoluta per la genuinità dei prodotti delle nostre terre, è arrivata poi anche l’approvazione in Senato della proposta di legge sull’agricoltura biologica. Una norma invocata da un decennio che prevederebbe tra le altre novità, l’introduzione di un marchio per il biologico italiano, un tavolo tecnico per la produzione biologica nel Piano d’azione nazionale e la revisione delle norme per i controlli sulle frodi alimentari contro i conflitti d’interesse.

Un risultato che corona il ruolo dell’Italia come leader europea per estensione di superficie agricola dedicata al biologico – il 15,8% contro il 7,5% della media europea – dando il buon esempio nell’applicazione pratica del piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica presentato il 25 Marzo dalla Commissione europea. Questo ambisce a destinare alla coltivazione biologica il 25% dei terreni agricoli europei entro il 2030, in linea peraltro con la strategia Farm to Forkdalla fattoria alla tavola lanciata per ridurre del 50% l’uso di pesticidi chimici e di fertilizzanti nello sfruttamento della terra con conseguenti perdite di nutrienti nei prodotti.

Il rilancio di FederBio al Ministero per la transizione ecologica

In questo contesto di tumulto progressista, il principale portavoce a fare da lobby è FederBio, che con il  progetto “Cambia la Terra. No ai pesticidi, sì al biologico” e le relative campagne consultabili sul sito – tra cui il Quaderno di Cambia la Terra 2021 scaricabile gratuitamente – si batte insieme ad altre autorevoli associazioni di settore per far sì che:

la transizione ecologica sia anche una transizione biologica, la sua punta più avanzata”.

Così interviene la Presidente Maria Grazia Mammuccini nella lettera del 10 marzo al ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, che ha accolto il primo mandato dell’omonimo ministero, nato appena un mese prima per mettere al centro l’urgenza dei temi ambientali e gestire in tal senso – con il supporto del comitato Interministeriale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – i fondi in arrivo dal Recovery Fund e della Next Generation EU.

Sul piano energetico: più fotovoltaico

Dato il focus d’interesse del suddetto ministero, una svolta quanto mai attuale proviene dal mondo delle energie rinnovabili. Un settore che in Italia ha subìto una crescita vertiginosa secondo il rapporto presentato dall’Agenzia internazionale dell’Energia, con un incremento di 200 mila megawatt per i nuovi impianti. A tal proposito si inserisce la Elmec Solar, un’azienda di Brunello (VA) che ha investito la sua esperienza nel settore degli impianti fotovoltaici presentando il primo Barometro del fotovoltaico in Italia, stilando la classifica delle regioni e province con maggiori impianti installati.

Il podio delle città più “solari” spetta rispettivamente a Roma, Brescia e Treviso ma complessivamente le regioni più ricettive sono Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna; posto che al di là della sana rivalità ciò che vince è il risultato globale, che vanta quasi un milione di impianti in tutto il territorio nazionale.

E meno emissioni di carbon fossile

Restando in tema di territori ricettivi, proprio la Lombardia sta realizzando un progetto unico in Italia, inaugurato simbolicamente il 31 marzo scorso con la cerimonia di spegnimento in diretta dell’inceneritore di Sesto San Giovanni. L’attuale impianto – ora in dismissione – lascerà il posto a una biopiattaforma a zero emissioni di CO2 di origine fossile, in qualità di primo termovalorizzatore autorizzato alla riconversione da oltre dieci anni.

Nello specifico, la nuova struttura agirà su due livelli. Da un lato convertirà in biometano la frazione umida organica che proviene dalla differenziata (Forsu) e dall’altro utilizzerà i fanghi provenienti da 40 depuratori della zona metropolitana per produrre fertilizzanti ed energia termica.

Il progetto si inserisce come fiore all’occhiello del più ampio disegno del gruppo CAP – gestore del servizio idrico integrato della città metropolitana di Milano – di rilanciare tutto il sito nell’ottica di un’economia circolare carbon neutral.

Questa futura gestione sostenibile dei rifiuti, amministrata a livello pubblico a garanzia di trasparenza, viaggia nella direzione di quella partecipazione attiva da parte dei cittadini che anche Legambiente ha promosso – insieme all’associazione LVIA che guida il progetto omonimo – per la Giornata della Terra con il lancio dello spot per diventare tutti cittadini più “circolari”.

 

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