Lo scorso ottobre l’aula del Senato ha approvato il disegno di legge di ratifica della Convenzione di Nicosia, firmata dal Consiglio d’Europa nel maggio 2017. La Convenzione riguarda la tutela dai reati contro il patrimonio culturale e sostituirà la precedente Convenzione di Delphi risalente al 1985 e mai entrata in vigore. Cosa cambierà e perché è un passo avanti?

I reati contro il patrimonio culturale

L’Italia, si sa, è il Paese dell’arte e della bellezza, custode del maggior numero di siti UNESCO. Il settore dei viaggi e del turismo vale il 13% del PIL e questo è un fattore che rende merito alla cultura italiana. Eppure il Bel Paese non si avvale di un disegno di legge completo e chiaro per la tutela dei beni culturali.

La salvaguardia dei beni è espressa dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. In modo esiguo dal Codice penale. Il debole trattamento sanzionatorio, inoltre, aggrava la panoramica.

I reati contro il patrimonio culturale presenti nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio vanno dal furto al vandalismo, dalle truffe ai falsi, dal riciclaggio all’appropriazione indebita. Il Codice, pubblicato il 24 febbraio 2004, ha un elenco di condotte punite con sanzioni non presenti nel Codice Penale. Queste, dunque, vengono considerate secondarie. Spesso prese alla leggera o misconosciute.

La tutela vigente per i reati contro il patrimonio culturale

Attribuire valore ai tesori storico-artistici italiani non basta. Urge un’adeguata riforma per condannare i reati contro il patrimonio cultuale. Attualmente la tutela è gestita dal Codice 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio). Il Codice si esprime attraverso la protezione, la conservazione e il riconoscimento del patrimonio. In materia di alienazione il reato è punito con la carcerazione sino a un anno e con una multa che varia da 1500 a 70 euro circa.

La tutela inoltre contribuisce alla lotta al traffico illecito di beni culturali. Un tipo di reato, questo, molto incidente in Europa. A distanza di 4 anni dalla sua firma, la Convenzione di Nicosia è dunque un’importante riforma oggi approvata in materia di beni culturali che garantirà maggiore rilevanza al Codice 42/2004, nonché a tutto ciò che riguarda la salvaguardia del materiale culturale. Vediamo di cosa si tratta.

La Convenzione di Nicosia

Il disegno di legge della Convenzione UE, già firmato il 19 maggio 2017, per i reati contro il patrimonio culturale è ora realtà anche in Italia. Il provvedimento ha raccolto 217 voti favorevoli, passando alla Camera lo scorso ottobre. Il ddl è correlato da 4 articoli e si accosta ora al ddl Orlando-Franceschini già approvato nell’ottobre del 2018.

La preparazione alla Convenzione di Nicosia è di carattere internazionale. Si è svolta infatti in collaborazione con l’Unidroit, l’Ue, l’UNESCO e l’Unodc. La nuova riforma vuole prevenire e combattere gli atti di vandalismo verso il tesoro culturale europeo e il trasporto illecito dei beni di interesse storico-artistico. L’attività di prevenzione espressa dalla Convenzione coinvolgerà ufficialmente il sistema di giustizia penale e promuoverà la collaborazione tra le nazioni europee.

I reati contro il patrimonio culturale puniti dall’applicazione della nuova riforma, riguardano beni culturali tangibili, mobili e immobili. Alcune novità sono inoltre introdotte dalla Convenzione, come il riconoscimento di nuovi reati. Uno di questi è lo scavo non autorizzato di terreni o superfici subacquee con il fine di prelevare proprietà culturali. Altri reati adesso riconosciuti sono la detenzione, l’importazione, l’esportazione e l’acquisto illegali di beni storico-artistici. Infine, per risolvere il deficit tra reato e pena, gli Stati firmatari possono ora attribuire sanzioni più proporzionate. Sanzioni più appropriate anche se non di natura penale.

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