‘FOR working’ come evoluzione dello smart working: in cosa consiste il progetto che potrebbe gettare le basi per un modello replicabile di lavoro.

Il FOR working (dove FOR è acronimo di Flessibilità, Obiettivo, Risultati) è una nuova modalità di lavoro; la Treccani lo definisce così: “Tipo di lavoro subordinato che prevede un’organizzazione del lavoro basata sulla gestione flessibile dei tempi e dei luoghi concordata con l’azienda e sulla definizione di obiettivi condivisi che il dipendente deve conseguire operando in piena autonomia“. Un modello di lavoro che, di fatto, si pone gli obiettivi dello smart working (ottimizzare il benessere delle risorse umane per renderle più produttive) e che si basa sui concetti di flessibilità e autonomia. Questo, senza tuttavia trascurare il senso di appartenenza e la dimensione di fiducia necessari per il benessere dei lavoratori.

FOR working: chi, quando, come

Il 9 luglio 2020 Federchimica, Farmindustria e le organizzazioni sindacali dei settori chimico e farmaceutico firmano l’accordo programmatico. Nell’accordo si legge che è da ritenersi opportuno: “Valutare e rendere disponibile per i lavoratori una modalità aggiuntiva ed evoluta di Smart Working: il FOR working, un moderno rapporto di lavoro subordinato, per il quale dovranno essere “adattate” le regole previste per il rapporto e l’organizzazione del lavoro tradizionali“.

L’accordo sul FOR working parla anche di aspetti innovativi, quali: “La flessibilità, la gestione dei tempi e dei luoghi, la definizione e il raggiungimento di obiettivi condivisi e i risultati realizzati garantendo e migliorando l’efficienza organizzativa, i livelli di produttività, la salute e la sicurezza“. Infatti, si legge che il percorso potrà agevolare – nel 2022valutazioni condivise in merito alle opportune scelte contrattuali.

Smart, remote, home, FOR: quanti “working” ci sono?

Anche se spesso vengono utilizzati come sinonimi, ci sono delle differenze sostanziali tra questi concetti. Lo smart working è un mindset che si pone l’obiettivo di ricercare il benessere dei propri lavoratori ed è nato quando si è capito che maggior benessere era sinonimo di maggiore produttività. Il remote working e l’home working sono invece, tra gli altri, degli strumenti di cui il lavoro intelligente si serve per raggiungere quest’obiettivo.

E ancora, il remote working differisce dall’home working: il primo significa “lavoro da remoto” (quindi anche dal bar, dal parco, da spazi comuni adibiti a ecc.) mentre il secondo significa “lavoro da casa“. E il nomadismo digitale entra in questa complicata diatriba? Sì, dal momento che è una modalità di lavoro sempre più diffusa e popolare, ma concettualmente diversa dal “puro e semplice” lavoro da remoto.

Il FOR working si colloca tra lo smart working (in quanto a obiettivi) e il remote/home working (in quanto a fruibilità). Ha come punto di riferimento la flessibilità tipica del remote/home working (dove ci si possono organizzare tempi e, soprattutto, spazi di lavoro) ma non trascura la componente “condivisione”. E, soprattutto: si categorizza come una tipologia di lavoro subordinato. Aspetto distintivo che lo differenzia rispetto ad altri tipi di lavoro (smart, remote ecc.), che possono essere tanto subordinati quanto autonomi. Come spiega la dottoressa Monica Pirali, Senior Manager HR Italy di Sasol (prima azienda a sperimentare il FOR working): “Bisogna rinforzare i legami affettivi attraverso i quali dare certezza di continuare a far parte di una comunità esistente e non essere una sorta di eremita informatico“.

Nasce, così come gli altri modelli, dal periodo storico che stiamo vivendo, dalle nuove esigenze delle aziende e dei lavoratori, dal (lento ma costante) processo di consapevolezza delle opportunità del digitale e dal coraggio di sperimentare che, forse, oggi più che mai si rende necessario.

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