Il nomadismo digitale è in costante crescita e sempre più Paesi propongono agevolazioni ai remote workers. Anche l’Italia.

Il nomadismo digitale è una realtà affermata; la pandemia l’ha istituzionalizzata e lo sbarco nell’era digitale l’ha resa inevitabile. I nomadi digitali sono sempre di più e molti Paesi si stanno adeguando a questo fenomeno, proponendo iniziative, visti speciali e agevolazioni fiscali al fine di riconoscerli e accoglierli, dando loro la possibilità di un soggiorno di lavoro legalmente riconosciuto e quanto più semplice possibile.

Nomadismo digitale in Europa e nel Mondo

L’Europa prende coscienza del fatto che i migliori professionisti di molti settori saranno ben presto nomadi digitali; questo, per i cittadini dell’UE, ha una grande valenza: sarà possibile soggiornare in un Paese europeo fino a tre mesi senza registrarsi. Ma Croazia, Estonia e Grecia fanno un passo in più. Il parlamento croato ha adottato una legge che consente ai nomadi digitali la residenza nel Paese per un massimo di un anno. Da giugno 2020, l’Estonia rilascia un visto che consente ai nomadi digitali di vivere e lavorare regolarmente nel Paese fino a 12 mesi. La Grecia ha introdotto una legge grazie alla quale i professionisti che trasferiscono la propria residenza fiscale nel Paese pagheranno le tasse sul 50% dei profitti per i 7 anni successivi.

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Ma questi Paesi non sono gli unici. Malta fonda la “Malta Digital Nomad Association” al fine di renderla una destinazione ideale per i nomadi digitali. L’arcipelago di Madeira lancia il primo villaggio in Europa per nomadi digitali e remote workers. Anche le Isole Canarie si adoperano in questo senso, organizzando conferenze ed eventi per far conoscere l’impatto socioeconomico che il lavoro a distanza porta a individui, aziende e regioni.

Nel mondo, a muoversi sono gli Stati Uniti, offrendo agevolazioni e incentivi economici ai remote workers; le città di Buenos Aires, proponendo un visto speciale della validità di un anno, e Dubai, lanciando il “programma di lavoro virtuale”; Capo Verde (mettendo a disposizione un visto della durata di 6 mesi, e ancora Bahamas, Mauritius, Barbados e tanti altri.

Anche l’Italia propone iniziative per abbracciare il fenomeno

Buonenotizie.it ha intervistato Berardino D’Errico, co-founder di “Smartway“, che racconta così il fenomeno: “Questo progetto nasce in pieno lockdown guardando alle nuove esigenze del mondo del lavoro e del turismo, che hanno iniziato a soffrire di discontinuità. Durante la pandemia, per la prima volta, le aziende si sono trovate costrette a organizzarsi per il remote working e i turisti hanno dovuto cambiare le loro abitudini. Ci siamo chiesti quale fosse la direzione da intraprendere e abbiamo creato una piattaforma in cui segnaliamo borghi italiani meravigliosi, vi selezioniamo le migliori location per nomadi digitali (spazi aperti, buona connessione, ottima luminosità) e mettiamo anche a disposizione un “Town Angel”, una persona il cui compito è quello di coinvolgere il nomade digitale nella vita della città.

Il nomadismo digitale può influenzare il turismo e viceversa? Berardino D’Errico risponde così: “Più che influenzarsi vicendevolmente, credo che il nomadismo digitale possa dar vita a un nuovo filone del turismo. I remote wokers hanno esigenze diverse dal turista e il loro impatto economico è diverso: il nomade digitale sceglie zone meno commerciali e questo inevitabilmente significa che può agevolare l’economia locale in modo più uniforme e, di conseguenza, più forte.

Il nomadismo digitale può quindi apportare beneficio non solo alle aziende – che avranno meno costi da sostenere sulle locazioni – e agli stessi lavoratori – che godranno di più flessibilità -, ma anche all’economia.

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