Spesso ci si aspetta obbedienza dai bambini solo perché sono piccoli e di conseguenza ritenuti (erroneamente) ‘inferiori’ e come adulto si tende a imporre la propria volontà.

E’ di questo che parliamo oggi nella rubrica del giovedì in cui affrontiamo temi utili a te come genitore dando, dove possibile, strumenti diversi da sperimentare nella quotidianità.

Vuoi un bambino obbediente o rispettoso?

Questa modalità educativa ha delle conseguenze pericolose sul comportamento dei bambini perché può condurre su due strade:

  1. Bambino remissivo che vive guidato dalla paura e di conseguenza poco propenso all’azione e all’esplorazione e chiuso verso gli altri
  2. Bambino che manifesta il disagio derivante dalle costanti imposizioni quando si trova in ambienti diversi da quello casalingo per sfogare la rabbia e la frustrazione accumulate, che viene di conseguenza etichettato come ‘bambino difficile’

Ecco perché quando si tratta del comportamento dei bambini ti chiedo se sei davvero sicuro di volere un figlio obbediente.

Le continue imposizioni di volontà dell’adulto soffocano il manifestarsi dell’essenza del bambino.

Ciò a cui dovresti ambire come genitore è ricevere collaborazione da tuo figlio perché si sente rispettato e di conseguenza ha imparato a rispettare anche te.

Per far sì che ciò avvenga una delle cose fondamentali, ancora una volta, è comunicare con il tuo bambino il più spesso possibile.

Spiegare il perché di una richiesta o di un’azione dà la possibilità al bambino di imparare attraverso la maggiore esperienza dell’adulto.

Infatti ciò che differenzia un adulto da un bambino è la diversa quantità di esperienze e conoscenze, non la mancanza di volontà e desideri personali che sono al contrario già vivi nel bambino fin dalla prima infanzia.

Per esempio al posto di dire: “Non arrampicarti sul mobile” prova a dire: “Se ti arrampichi il mobile può caderti addosso e farti molto male, te lo sto chiedendo per la tua sicurezza. Se senti il bisogno di arrampicarti fallo sul letto o sul divano per favore.

Il ‘maestro interiore’ definito da Maria Montessori

La volontà, che Maria Montessori ha definito maestro interiore’, è già presente nel bambino dalla nascita ed è la voce interna a cui il bambino istintivamente dà ascolto.

Questa voce ha il compito di accompagnarlo nel suo sviluppo, nella crescita verso la soddisfazione e il benessere ed è la prima voce a cui impara a dare ascolto e che guida il comportamento dei bambini.

Pertanto nei primi due anni di vita assecondare la volontà del bambino, nel rispetto delle regole della famiglia (poche ma buone), è il compito maggiore per un genitore o un educatore.

Come si fa?

Mettendo a disposizione del bambino un ambiente ideale e una libertà di manovra che allena, oltre alla capacità di rispondere al proprio volere, anche la capacità di fare da soli e aumenta l’autonomia del bambino che a sua volta rafforza la stima di sé e la sicurezza interiore.

Un esempio: spesso si impedisce a un bimbo di un anno di maneggiare bicchieri di vetro perché poi cadono e si rompono.

Ma se mentre il bambino lo afferra io lo informo che il vetro se cade si rompe e quindi è necessario che ponga attenzione alla presa tenendo il bicchiere ben stretto, il bambino lo farà.

E probabilmente ogni tanto qualche incidente capiterà e sarà parte integrante del processo educativo perché l’esperienza è il miglior modo per imparare (a qualsiasi età).

Ecco perché come genitore è importante che tu metta il tuo bambino nelle condizioni di poter fare esperienza: a partire dal gattonare, al muovere i primi passi, salire e scendere le scale.

Sono le prime azioni che spesso vengono represse in nome della sicurezza per il bambino o a causa delle paure di noi adulti.

Cosa rende un bambino sicuro di sé?

La verità è che se vuoi che tuo figlio sviluppi sicurezza e fiducia in sé stesso, devi lasciarlo cadere. 

Compito di un genitore è aiutare il proprio figlio a rialzarsi, non evitargli le cadute. Solo attraverso le cadute, materiali o metaforiche, tuo figlio imparerà e migliorerà nella vita.

Mettere a disposizione qualcosa che attutisca la caduta, metaforicamente o meno, è utile sia per te che per lui.

La parte difficile in questo caso è tenera a bada le tue emozioni, evitare che la tua paura limiti il bambino.

Evitare che la fretta o la tua scarsa disponibilità ad affiancarlo nell’esperienza, gli impedisca di andarle incontro.

Più il bambino sarà nelle condizioni di assecondare la sua volontà più sarà predisposto ad accogliere le nostre richieste. 

Richieste fatte con i giusti toni e modalità chiedendo ‘per favore’ e ‘grazie” e con l’accortezza di chiedere collaborazione principalmente nei momenti in cui il bambino è riposato, a pancia piena e non concentrato su un’altra attività.

Ricordandoti di usare un linguaggio specifico e a lui comprensibile. Chiedere per esempio di vestirsi è diverso da chiedere: “Puoi per favore toglierti il pigiama e indossare i pantaloni e la maglietta?“.

Così facendo si instaura sempre più una relazione di rispetto e collaborazione reciproca che rende il bambino, così come mamma e papà, un essere umano felice. Come cita la maglietta del bimbo in foto.

 

Sara Propoggia

Sara Propoggia

Sara Propoggia, sono una Parent Coach: facilito la vita ai genitori che scelgono la consapevolezza e agiscono per creare un mondo pacifico e armonico, un giorno alla volta.

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