L’adolescenza è quella fase di vita che va dai 14 ai 20 anni di età e rappresenta un periodo molto complesso del percorso di crescita di una persona. Durante questa lunga fase della propria esistenza, il ragazzo cerca di capire se stesso, plasma la propria identità e impara tutto ciò che serve per diventare indipendente.

Spesso, quando un genitore parla di adolescenza, associa questo termine alla parola “problemi”, preoccupandosi eccessivamente per i propri figli e affrontando con ansia i loro cambiamenti.  Sarebbe più opportuno e meno giudicante, invece, parlare di “comportamenti tipici dell’adolescenza”, da considerarsi assolutamente normali in questa fase di vita. Anziché definire gli adolescenti “problematici”, quindi, sarebbe meglio parlare di situazioni in cui la crescita dei ragazzi va incontro a diversi ostacoli, talvolta anche abbastanza gravi e in cui l’adulto di riferimento gioca un ruolo di fondamentale importanza.

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Rapportarsi con i giovani, però, può risultare davvero difficoltoso. In particolare, la comunicazione fra un adulto e un adolescente rappresenta, da sempre, un complesso confronto o scontro fra generazioni aventi visioni, esigenze e aspettative differenti. Questo limite può essere superato mediante l’adozione di una comunicazione efficace e funzionale che permetta, all’adulto, di entrare in connessione con l’adolescente e sviluppare un dialogo autentico tra le parti.

Comunicazione efficace e adolescenza: un dialogo bloccato in partenza

L’adolescenza è una fase di vita volubile e contraddittoria dell’essere umano, rappresenta, infatti, una tappa intermedia del proprio percorso di crescita, in cui riemergono le emozioni provate durante la prima infanzia, chiedendo di essere ascoltate. Per un adolescente risulta davvero difficile incontrare un adulto capace di ascoltarlo con interesse e senza giudizio. Questa condizione induce il ragazzo a chiudersi in se stesso, a non avere fiducia verso il suo interlocutore e rinunciare, in partenza, a un confronto autentico con quest’ultimo.

D’altra parte, l’adulto prova delusione nel percepire le continue ostilità dell’adolescente e non sempre ha il tempo, la pazienza e le risorse necessarie per avviare una comunicazione efficace, funzionale e autentica con lui. In condizioni simili risulta abbastanza comune l’uso di frasi disfunzionali, come “Non ti impegni come dovresti“, “Sei un menefreghista“, “Non hai interessi“, “Non hai futuro“, “Pensi sempre a stare con il cellulare in mano“, le quali non sono altro che la manifestazione di tutti quei giudizi automatici che bloccano, sul nascere, l’instaurarsi di una corretta comunicazione.

Il malessere dell’adolescente non è un atto di ribellione fine a se stesso, ma rappresenta il modo con il quale, il ragazzo reagisce all’ambiente circostante. Motivo per cui, prima di avviare un dialogo, l’adulto dovrebbe rompere i propri automatismi, cioè quegli schemi di pensiero che gli fanno vedere la realtà sempre nello stesso modo e sviluppare tutte quelle risorse interiori necessarie per intraprendere una comunicazione efficace con l’adolescente.

Comunicazione efficace e adolescenza: come parlare con i ragazzi

Foto di Monstera da Pexels

Come sviluppare una comunicazione funzionale

Una comunicazione efficace e funzionale si basa sull’ascolto attivo, sulla motivazione e sulla fiducia. L’ascolto attivo consiste in una forma di ascolto comprensivo e non giudicante, finalizzato allo sviluppo delle competenze relazionali e dell’intelligenza emotiva. Per migliorare la motivazione e la fiducia bisogna essere mentalmente e fisicamente presenti, senza telefono o altre distrazioni e assumere un atteggiamento predisposto all’ascolto, affinché l’adolescente si senta libero di esprimersi.

Porre domande di approfondimento permette di comprendere meglio il pensiero del ragazzo: se quando gli si chiede “Come è andata oggi a scuola?” l’adolescente risponde “Tutto ok“, potrebbe essere utile approfondire l’argomento chiedendo ulteriori chiarimenti, come: “Cosa ha reso la tua giornata ok? In che modo sarebbe potuta andare meglio?“.

La conversazione non deve mirare a giudicare, ammutolire o criticare il ragazzo, ma a incoraggiarlo e fargli complimenti. In tal senso, potrebbe risultare utile parafrasare ciò che dice, riformulando i suoi pensieri e cercando di riflettere i suoi sentimenti, dimostrando di avere comprensione e interesse nei suoi confronti. È importante, inoltre, astenersi dal dare consigli immediati per evitare di distogliere subito l’attenzione da ciò che l’adolescente sta raccontando e spostarla su se stessi.

Se i ragazzi scelgono di restare in silenzio, non bisogna insistere ma rispettare questo loro diritto. Piuttosto, si può prendere tempo dimostrando loro che si è disposti a essere coerenti e costanti durante la comunicazione pur di capire realmente come si sentono.

Quando il silenzio genera frustrazione può risultare utile essere onesti, esprimendo con calma e tono di voce fermo, i propri sentimenti: utilizzare un’affermazione fatta in prima persona piuttosto che porre ulteriori domande risulta meno impegnativo per l’adolescente e lo rende consapevole di cosa comporta la sua chiusura nei propri confronti, esprimendo esattamente la modalità di comportamento che l’adulto vorrebbe da lui in ultima analisi.

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Brunella Mascolo

Logopedista e aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al progetto formativo realizzato dall'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo. Come professionista sanitario, nonché persona molto empatica e introspettiva, scrivo principalmente di tematiche inerenti alla crescita personale e alla prevenzione e alla tutela della salute e del benessere mentale.

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